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Cronache
Reggio Emilia, polemica su killer libero: "Giudice non è chiaroveggente"

Uccisa a Reggio Emilia dall'ex, il tribunale: "Un giudice non ha poteri dichiaroveggenza, non può sapere ciò che accadrà dopo, reazioni umane imprevedibili"

La presidente del tribunale di Reggio Emilia Cristina Beretti, sul caso di Juana Cecilia Loayza, uccisa dall'ex, libero con la condizionale dopo il patteggiamento dello stalking, ha spiegato che quanto accaduto "non è altro che ciò che accade in decine e decine di processi per reati analoghi". Pm e giudici "applicano la legge, applicano misure cautelari richieste dal Pm calibrando le scelte a seconda del caso concreto, condannano alla pena che appare equa in relazione al caso sottoposto al loro vaglio".

Le valutazioni che un giudice è chiamato a compiere "devono essere le stesse per tutti: comprensione del contesto, accertamento del fatto, applicazione della norma. Diversamente - continua Beretti - si dovrebbero prevedere categorie di autori per i quali i principi costituzionali non sono applicabili e, questo, è contrario ad un sistema penale di una società liberal democratica".

L'indagato, Mirko Genco "era persona priva di precedenti penali", ricorda Beretti. "È stato sottoposto a misura cautelare, gli è stata applicata la pena di due anni di reclusione, aveva iniziato la frequentazione di un centro direcupero, condizione necessaria per poter avere la sospensione condizionale della pena", conclude.

"Gravissimo, ma no capri espiatori"

Genco era stato arrestato i primi di settembre per il reato di atti persecutori nei confronti della vittima. In esito alla convalida dell'arresto il giudice, accogliendo la richiesta del Pm, ha applicato - conferma Berretti - il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, "misura introdotta dalla Legge 39/09 inoccasione dello stesso intervento legislativo che ha configurato il delitto di atti persecutori". Ma "la misura è stata violata, Genco è stato nuovamente arrestato e il giudice ha applicato lamisura cautelare della custodia in carcere".

Quindi, "a seguito di manifestazione di disponibilità dei nonni dell'imputato ad accoglierlo in regime di arresti domiciliari, la custodia in carcere è stata sostituita con quella degli arresti domiciliari". "Ricordo a me stessa -aggiunge la presidente - che il legislatore prevede che la misura carceraria possa essere applicata solo quando ogni altra misura cautelare risulti inidonea. La misura degli arresti domiciliari non risulta essere stata violata".

Genco ha, dunque, chiesto l'applicazione della pena di due anni di reclusione, pena sospesa: "Ricordo che il rito premiale del cosiddetto patteggiamento comporta la riduzione di un terzo della pena che si sarebbe applicata". A quel punto il pm, togato, "ha prestato il suo consenso". E il giudice, anch'esso togato, "ha ratificato l'accordo e ha subordinato la sospensione della pena alla partecipazione dell'imputato a specifici percorsi di recupero, così come prevede l'articolo 165 del codice penale. Tale previsione è stata introdotta dal legislatore specificamente per tali tipologie di reato con scopo rieducativo specifico. Genco, a quanto consta, aveva iniziato un percorso in un centro specializzato in prevenzione, recupero e assistenza psicologica di soggetti condannati, tra gli altri, per il reato di atti persecutori".

"Ciò che è accaduto è gravissimo, la soppressione di una vita da parte di un altroessere umano è quanto di più grave possa esservi. Ma da qui a cercare responsabilità o capri espiatori su chi non ha fatto altro che applicare la legge, come accade ogni giorno nei tribunali per fatti del tutto analoghi e che nella stragrande maggioranza dei casi hanno epiloghi del tutto differenti, credo che ce ne corra".

"Il discorso sarebbe molto lungo - aggiunge Berretti - perché far comprendere cosa significhi davvero il mestiere di giudice, cosa ci sia dietro ogni decisione, quale sia il travaglio che accompagna ogni provvedimento, mi rendo conto che sia impresa sempre più ardua".

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Uccisa al parco, il pm contesta anche la violenza sessuale

Intanto si apprende che "è stata contestata anche la violenza sessuale" tra le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Reggio Emilia. Al termine dell'udienza di convalida è quanto emerge dalle parole di Alessandra Bonini, avvocato difensore del 24enne Mirko Genco, reo confesso dell'omicidio della 34enne Cecilia Juana Hazana Loayza, ammazzata a coltellate in un parco di Reggio Emilia nella notte fra venerdì e sabato scorso. "Aspetterei l'autopsia, prima di commentare questa ipotesi di reato. Anche a detta anche della pm, non c'è certezza che vi sia stata violenza", ha detto l'avvocato: l'indagato avrebbe parlato di rapporto consenziente.

 

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