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Cronache
Lottare contro la violenza nei confronti delle donne è un obbligo

Troppa violenza, troppo accanimento sulle donne. Una questione solo di genere? Non credo, direi piuttosto una " questione" sociale. Il cosiddetto " femminicidio", termine anche troppo abusato ma che ha una radice propria, di riferimento preciso inerente l'omicidio di femmine, e' un fenomeno che è aumentato a dismisura in questi ultimi anni. Molti convegni sul tema, molti eventi politici atti a sensibilizzare le coscienze e poter produrre leggi consone a tutela della donna. Ricordiamo come il Governo italiano abbia messo a punto normative legate al "genere" e come correttamente ricorda Michael, la senatrice Valeria Fedeli, sia da anni impegnata sul fronte pari opportunità, e abbia lavorato sodo in questi ultimi tempi per mettere in luce ancor di più tale fenomeno, ahimè, in aumento.

Ciò che a me interessa, in proiezione di un futuro che spero diverso, almeno su questo fronte, e' però l'opinione di un giovane, un ragazzo appena in seconda liceale, sempre molto attento ai problemi sociali ed impegnato attivamente anche in politica. Un segnale di speranza poter ascoltare di queste parole e leggere i suoi scritti. Michael Paperetti fa parte dei Giovani Democratici e di recente ha partecipato ad un Convegno, a Pistoia, sul tema del " testamento biologico" con la presenza di Beppino Englaro, organizzato da LITALIAINTESTA, Associazione nazionale di cultura e politica molto vicina al Premier Renzi. Un ragazzo che per la sua età presenta già tutte le caratteristiche del futuro politico, idee chiare e deciso negli intenti, qui di molto volentieri accolgo il suo pensiero, la sua riflessione circa un fatto recente accaduto in Toscana, perché possa servire da speranza per tutti.

Michael cosa pensi a proposito del Femminicidio e della violenza così feroce sulle donne , ne vuoi parlare alla luce dell'ultimo fatto accaduto qui vicino a casa nostra? : "Una lite finita tragicamente, questa. Un uomo di cinquantacinque anni ha ucciso la moglie cinquatrenne a coltellate, nove all'addome e le altre due alla schiena, durante un litigio. È questo quanto accaduto il mese scorso, Maggio, a Castelnuovo Valdicecina, in provincia di Pisa. L'ennesimo caso di violenza contro le donne, o come direbbe qualcuno, contro "la seconda metà del cielo". Per entrare appieno nell'argomento è fondamentale conoscere questa tenebrosa problematica, incominciando dal significato e dalla distinzione dei termini sessismo e femminicidio, che in questo periodo, si sentono tristemente nominare sempre di più dai mass media. Due fenomeni che dovremmo cercare di elidere, di rimuovere dai vocabolari e dal nostro modo di vivere ordinario - senza i quali, esso, sarebbe più animato, strutturato ed ordinato.

Iniziando dall'etimologia delle parole, possiamo dire che il sessismo afferma una sorta di orientamento ideologico o di una semplice tendenza culturale che porta a discriminare un sesso rispetto all'altro, in genere ratificando la superiorità di quello maschile e a valutare le capacità peculiari delle persone sulla base dei loro ruoli sessuali, per cui le donne sarebbero maggiormente predisposte a certe attività (per esempio quelle domestiche o educative), ma poco portate per quelle in cui sono richiesti il coraggio, la forza fisica o spiccate doti intellettuali. Per quanto concerne invece il termine femminicidio - composto da "femmina" e "cidio" (uccisione), introdotto dalla criminologa Diana Russel nel 1992, all'interno del suo libro scritto insieme a Jill Radford "Femicide: The Politics of woman killing"- si intende l'omicidio della donna "in quanto donna", cioè la violenza intesa come l'esito di pratiche misogine, ovvero una serie di delitti basati sul genere. Alla luce di ciò, queste categorie di omicidi, si manifestano in forme alquanto distinte, ma quello che accomuna più di tutti le donne del mondo è proprio l’uccisione a seguito di una violenza antecedente subita nell’ambito di una relazione d’intimità. Queste morti, in un certo senso “proclamate”, spesso definite come i soliti diverbi familiari, delitti passionali, misfatti di cronaca nera, sono generati principalmente per mano dei loro mariti, padri, fidanzati o innamorati respinti. Insomma per mano di soggetti che per definizione dovrebbero costituire una sicurezza che li distinguesse dal resto della mondanità.

Come ricorda l’esperta e avvocata Barbara Spinelli, eletta alle ultime europee, questa parola non se la sono inventata i giornali: nel Novecento l'antropologa messicana, Marcela Lagarde, ha analizzato le violenze perpetuate sulle donne del suo Paese individuandone le cause del loro isolamento in una cultura maschilista e in una società che non pone tutele dal punto di vista giuridico, con indagini lasciate pendere e con lo stupro coniugale non considerato come reato. In particolare, Marcela Lagarde scrive nel 1997 che: "Il Femminicidio coinvolge regole restrittive, politiche predatorie e modi alienanti di vivere che, insieme, costituiscono l'oppressione di genere, e la loro realizzazione radicale porta all'eliminazione simbolico e concreta delle donne ed al controllo del resto. Il femminicidio [...] richiede complicità e consenso accettando molteplici principi concatenati: interpretando il danno per le donne come se non fosse tale, tergiversando su cause e motivazioni e negando le sue conseguenze. Tutto questo viene fatto per sottrarre la dannosa violenza contro le donne alle sanzioni etiche, giuridiche e giudiziarie che incorniciano altre forme di violenza [...] e lasciare le donne senza ragione, senza parola e senza essere in grado di rimuovere tale violenza."

In Italia ogni tre giorni una donna viene ferocemente uccisa dalle categorie precedentemente elencate. Nel nostro Stato, ogni anno, si contano quattordici milioni di episodi di violenza contro le donne, un dato perfino sottostimato e soltanto sette su cento denunciano gli autori di queste brutalità. Isaac Asimov, nel suo volume "Fondazione" (1951) afferma che "La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci", e sapete quanto costa alla collettività l'omertà di questo silenzio? Più o meno quanto "tre manovre finanziare", un dato che ammonta a grandi linee a diciassette miliardi di euro, derivanti da costi sanitari, dalla consulenza psicologica, dai servizi sociali dei Comuni, dai farmaci e dai costi dei centri antiviolenza, senza contare quelli relativi all'ordine giudiziario. Ma la cifra vera di questa guerra non dichiarata e occulta, ma allo stesso tempo quotidiana, non è calcolata dalle tabelle dei valori ufficiali. Il vero prezzo di questa violenza non è tanto il costo sociale monetario, quanto quello emotivo, umano, esistenziale. Una cifra che distrugge non solo la vita ad una donna, ma anche quella di bambini e di interi nuclei familiari.

Pensiamo ad Antonella Russo, quarantotto anni, che ha avuto appena il tempo di lasciare il figlio piccolo che teneva in braccio, il quale, a soli quattro anni si è nascosto tra i cespugli, mentre il padre sparava alla madre e si uccideva a sua volta. Oppure a Olayemi Favour, ventiquattro anni, bruciata viva dall’ex fidanzato di una amica mentre cercava di difenderla; a Michela Fioretti, quarantuno anni, uccisa dall’ex-marito (guardia giurata), che le ha sparato per strada in un inseguimento con l’auto; ad Ilaria Leone, diciannove anni, il cui corpo giaceva seminudo sotto un albero; a Maria Chimenti, cinquantacinque anni e Letizia Piccolo, diciannove - Maria, imprenditrice, vicesindaco e assessore uccisa, come la figlia Letizia (e il figlio) con un colpo di pistola alla testa dal marito per prima e dal padre per la seconda. Pensiamo a Lucia Annibali, che la sera del 16 aprile di due anni fa, è stata inumanamente sfregiata con l'acido da tre malviventi, mentre stava ritornando a casa dopo aver trascorso la serata in palestra. Lei, che a parere di molti, rappresenta il simbolo del rinascimento di tutte queste donne che hanno subito e che continuiamo a subire maltrattamenti, visto che questa macabra esperienza l'ha portata a lasciarci un messaggio d'immensa rilevanza: "Eccomi. Sono sopravvissuta. Sono qui, più viva e forte di sempre." Una donna che ha compreso appieno il segreto della vita, ossia quello di ricominciare sempre, qualunque cosa accada. Anche Il grande Filippo Turati - politico e giornalista italiano, tra i primi e importanti leader del socialismo - nel suo discorso parlamentare del lontano 1921, ha enunciato che: "La violenza è un metodo di lotta inferiore, brutale, illusorio soprattutto, figlio di debolezza, fonte di debolezza, malgrado, anzi in ragione dei suoi effimeri trionfi." Se ci mettessimo, per un attimo, a riflettere potremmo renderci conto di quanto questa affermazione sia veritiera, in considerazione del fatto che un uomo veramente forte, non ha certo bisogno di compiere soprusi, o peggio ancora delitti, per ottenere ciò che desidera, per risolvere i propri problemi, per controllare la propria gelosia. Dunque, sostanzialmente, la violenza corrisponde alla debolezza e producendo l'effetto di moltiplicarsi, se continueremo così, l'umanità diventerà una massa di fragili prepotenti. Ed è proprio per questo che dobbiamo iniziare a cambiare la nostra mentalità, ad essere più aperti al dialogo, a saper controllare i nostri sentimenti, la nostra rabbia e soprattutto ad anteporre alla gelosia, l'affidabilità e l'amore fondato.

Non scordiamo la celeberrima citazione: "La mia libertà finisce dove inizia quella degli altri, senza alcuna discriminazione di sessi"."Il contrasto alla violenza sulle donne non è una battaglia di genere. E' piuttosto una battaglia di civiltà che il Paese deve affrontare unito ed il primo cambiamento deve partire dagli uomini" - così dichiara Valeria Fedeli (Pd), vicepresidente del Senato che da anni, come scrive Antonella Gramigna, mette faccia e determinazione al fine di sconfiggere questo male oscuro del secolo. In merito a ciò, verrebbe allora da aggiungere che la vera "rottamazione" dovrebbe ripartire proprio da una cultura che ancora oggi in Italia segue un'ottica troppo maschilista e meschina, con una vera e propria legge contro la violenza sessuale, che preveda pene più severe e rigorose, arresto obbligatorio in flagranza, allontanamento del coniuge violento da casa e querela irrevocabile. Malgrado questo però, gli strumenti normativi sono necessari, ma non sono sufficienti se non vi è una rivoluzione culturale comune, che interessi l'intere società dell'universo. Ricordiamo, infine, un mirabile passo tratto da "Lettera a un bambino mai nato" (1975) di Oriana Fallaci: "Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata." A fronte di tutto ciò una riflessione: sarebbe il caso di arrivar nuove strategie sociali e cambiare approccio mettendo in campo nuove metodologie atte a fronteggiare questo fenomeno spesso legato a situazioni drammatiche di Stress? Gli strumenti esistono, basterebbe solo volerli applicare, non domani ma adesso! Grazie Michael!

D.ssa Antonella Gramigna

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femminicidio
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