Camaiore, Mirko ucciso dal padre perché gay. L’attivista Imma Battaglia: “Sui diritti civili siamo in ritardo. Quella famiglia andava aiutata”
“Un dramma, un vero dramma. Una cosa che fa rabbrividire, che lascia senza parole, che fa incazzare. Mi interroga su se veramente noi abbiamo fatto di tutto, se veramente stiamo progredendo”. Così, Imma Battaglia, storica attivista per i diritti LGBTQ+, parlando ad Affaritaliani, commenta il duplice omicidio avvenuto martedì a Pieve di Camaiore, in provincia di Lucca, dove Piero Moriconi, muratore di 63 anni, ha ucciso a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko, 24 anni. Secondo quanto dichiarato dall’uomo agli inquirenti, alla base del gesto ci sarebbero tensioni familiari legate all’identità di genere del figlio: “Ero ansioso perché mio figlio era gay”, ha detto Moriconi, aggiungendo di aver litigato il giorno prima per questioni di soldi. Mirko, stando a quanto emerso dalle indagini, si era rivolto a un consultorio transgenere.
“Un padre che uccide il figlio perché gay, e la madre che lo proteggeva, è il dramma di una società. Sono saltati tutti gli schemi di quello che può essere un percorso di accompagnamento alle famiglie per provare a entrare meglio in sintonia con i propri figli. Ma questo padre sarà stato ossessionato da questo figlio dalla nascita, una ventina d’anni, e perché la famiglia non ha provato a chiedere aiuto?”, si chiede Battaglia. Per l’attivista, il caso di Mirko mette in luce una doppia mancanza: quella di sostegno concreto alle famiglie e quella di un quadro legislativo adeguato. “Mai come in questo caso si rende nota la necessità di una la legge contro l’omolesbobitransfobia. L’odio continua e aumenta perché i politici sono irresponsabili: più che verso i giovani, verso gli adulti. Sono loro che hanno bisogno di essere aiutati ed educati, che hanno bisogno di capire che siamo uguali, che siamo tutti persone. Questa è la responsabilità della politica italiana, che purtroppo utilizza un linguaggio anacronistico. Penso all’innominabile ‘Generale’, che per fortuna le nuove generazioni non seguono né classificano. Eppure, gli adulti, purtroppo, si lasciano ancora ingannare”, dice l’attivista.
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Battaglia ricorda che in Germania la leader dell’SPD è lesbica, sposata con una migrante, e con due figlie: “Quando aprono la bocca, i politici devono utilizzare i termini giusti, smettere di creare odio. Molti di loro sono fuori dalla storia e qualcuno può perdere la testa”, dice. Un segnale di speranza arriva dalle nuove generazioni, che sarebbero più predisposte ad accettare “l’altro”: “Loro hanno superato questo problema. Hanno capito che possono avere un’identità libera, a prescindere dall’orientamento sessuale, esprimersi liberamente, hanno conquistato spazi sociali e culturali. Sono gli adulti che sono in ritardo”.
Senza sconti per l’imputato – “Quest’uomo sarà punito severamente, non ci saranno attenuanti” – Battaglia allarga però lo sguardo: “Ma una famiglia deve essere distrutta così? Si può fare qualcosa prima, aiutare prima che accadano le tragedie”. L’attivista ricorda che il territorio non mancava di risorse: “Erano in Versilia, c’erano i centri. Mirko, invece di sfogarsi sui social, un posto dove il dramma esce ma non si riceve supporto vero, avrebbe potuto chiedere aiuto. Cosa che ha fatto, ma purtroppo non è bastato. Non solo lui, ma anche la madre e soprattutto quel padre: ciascuno di loro andava aiutato”. Imma Battaglia chiude con un appello alla comunità e alle istituzioni: “Omosessuali, lesbiche, trans: tutta la comunità esiste. Non dobbiamo aggredirli, ma aiutarli ad avanzare insieme”.

