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L'ottava edizione della Rassegna culturale "Il Gioco serio dell’Arte" - promossa da Il Gioco del Lotto-Lottomatica e ideata e condotta da Massimiliano Finazzer Flory, si apre con un ospite d’eccezione: Paolo Sorrentino, il regista italiano più poliedrico degli ultimi anni. Una scelta in linea con la carriera e lo spirito del regista e attore Finazzer Flory a cui Affaritaliani.it ha chiesto come mai è stato scelto l'autore de "La grande bellezza" per rappresentare il binomio tra gioco e arte.

Lei è attualmente impegnato con Gran Serata Futurista. Quale è l'assonanza che ritrova con la decadenza rappresentata sul grande schermo da Sorrentino?
Sono da sette anni il curatore artistico de "Il Gioco serio dell’Arte". Abbiamo ospitato importanti filosofi, architetti, scrittori. Questa volta abbiamo scelto un regista.

Come mai ?
Il "Gioco serio dell'arte" è una sfida assai seria, quella di pensare che l'arte è ancora oggi il luogo dove educhiamo la nostra identità, oggi questo sembra essere non più vero, almeno in Italia. Ma la nostra manifestazione è un presidio contro la decadenza, non contro la crisi. La crisi non è un problema, ma la decadenza sì.

Quale è la differenza?
La decadenza è perdita, smarrimento, invecchiamento. L'Italia è perduta, smarrita, invecchiata. L'unica prescrizione all'invecchiamento è una nuova nascita. E' uno schema che viene da duemila anni di tradizione giudaico-cristiana. Cosa fanno i mercati emergenti appena hanno realizzato i successi economici? Aprono musei, investono nelle nuove opere architettoniche e nella musica classica. Per lavoro ho girato il mondo. E ormai gli italiani vanno in giro nei paesi dell'ex Unione Sovietica, in quelli emergenti, perchè è lì che trovano contratti.

In Italia non si riesce. In molti dicono che con la cultura e l'arte non si mangia...
Serve rimettere al centro la cultura come economia. La cultura è una forma di economia. E se ciò è vero allora serve un piano industriale per l'economia. Ma un piano industriale serio richiede cicli di 8-12-15 anni, non di 8 giorni. Non per far diventare il nostro paese solo il paese del turismo, ma per trasformare anche i turisti in cittadini italiani, questa la manovra politica che manca. Diventiamo tutti responsabili di questa nostra bellezza. La classe politica, da molto tempo, è irresponsabile dal punto di vista dell'approccio culturale.

Quale potrebbe essere la soluzione?
Il grande genocidio di questa epoca è il tempo. Ecco perché io vado in scena da attore con Gran Serata Futurista. Perchè i miei futuristi erano innamorati del domani. Un giovane è meglio di dieci vecchi. Sempre

Che cosa avevano i futuristi che a noi manca? Energia. Noi non abbiamo energia. Prendiamo i supplementi, gli integratori. Loro facevano della dimensione interiore energia. Il coraggio e l'abitudine all'energia. Entusiasmo e arditezza quel piacere di vivere che noi abbiamo perso. La persona pessimista ci contagia. Ma anche l'ottimista. Io preferisco l'ottimista

Il suo sembra quasi un programma politico più che culturale?
L'arte - e quindi anche il teatro - è sempre politica quando inventa un mondo possibile. E' la politica che non è più politica. Io sono politico, Sorrrentino è politico. La classe dirigente non è più politica, il Parlamento non è più politica, il governo non è più politica. Anche l'Europa non si può fondare solo sulla condivisione dell'euro.

C'è mancanza di condivisione culturale?
E' evidente che - come avviene ne "La grande bellezza" e anche come avviene nei miei futuristi - avere diffidenza verso il futuro ci porta a diventare nostalgici. Ma è evidente che non bisogna essere nostalgici, in questo sono futurista. Il nostalgico, soprattutto in politica, porta solo guai. Io nel mio spettacolo cito Marinetti che diceva: "Futurista in politica è colui che crede al progresso dell'Italia più del proprio". Quanti sono capaci di dichiarare oggi questa affermazione a viso aperto?

Se lei dovesse fare un appello, anche per coinvolgere i giovani, cosa direbbe?
Sui giovani c'è una frase di Papini che faccio mia: "Tra una mediocrità di una maggioranza camorristica e codarda e una minoranza di giovani sbeffeggiati, disperati, futuristi, so da che parte stare". Anche io so da che parte stare, tranquillamente questa minoranza.

 

Andrea Bufo

 

Tags:
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