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Cronache
Forza Italia, Marina, il Milan e... "Vi svelo i miei 16 anni con Silvio"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Vittorio Dotti è stato per 16 anni l'avvocato di Berlusconi ed ex capogruppo di Forza Italia. Ora svela tutti i segreti dell'ex Cav nel libro "L'avvocato del diavolo" che presenta in anteprima in una lunga intervista ad Affaritaliani.it.

Senza titolo 1

Vittorio Dotti, milanese, studi classici al Liceo Berchet, laurea all’Università Statale, avvocato libero professionista, è stato il legale di Silvio Berlusconi e della Fininvest dal 1980 al 1996, e si è occupato, fra l’altro, della costituzione o acquisizione delle reti televisive italiane ed estere del gruppo, dell’acquisto della Standa, del Milan, della Mediolanum, e dei casi Sme e Mondadori. Eletto al parlamento nel 1994, ha ricoperto le cariche di vicepresidente della Camera dei deputati e di capogruppo di Forza Italia. La rottura con Berlusconi avvenne in seguito al caso Previti, scoppiato dopo la testimonianza dell'ex fidanzata di Dotti, Stefania Ariosto.

Avvocato Dotti, perché ha deciso di scrivere questo libro e perché ha deciso di farlo adesso a 18 anni di distanza dalla sua rottura con Berlusconi?

Non è una decisione di adesso, la volontà di scrivere un libro ce l’ho avuta praticamente subito dopo la rottura dei miei rapporti con Berlusconi. Ma ho sempre preferito aspettare e credo di aver fatto bene perché facendo passare del tempo si sono sedimentate tante cose e certe visioni sono diventate meno aspre. Adesso sono in grado di giudicare correttamente le cose. E poi avvicinandosi il ventennio della discesa in campo ho pensato: “Se non lo faccio adesso non lo faccio più”.

Berlusconi è più vicino al "divino" della poesia che gli ha dedicato Massimo Boldi o al "diavolo" del titolo del suo libro?

Guardi, la volontà di spiegare questa cosa è uno dei motivi che mi ha spinto a scrivere il libro. Lui non è né l’uno né l’altro. L’Italia degli ultimi 20 anni si è divisa in chi demonizza Berlusconi e in chi lo idolatra. Ma in pochi conoscono davvero l’essenza di Berlusconi, il suo lato privato. Io conosco la persona, i suoi modi di fare, le sue reazioni umane… Berlusconi non è né un angelo né un diavolo. Io ho tentato di descriverlo in quanto persona, senza dimenticare le sue qualità e i suoi difetti che, in entrambi i casi, non sono comuni.

Quali sono i suoi maggiori pregi e quali i suoi maggiori difetti?

Tra i pregi la grande intraprendenza, la convinzione delle proprie capacità, la determinazione. Berlusconi è un lottatore e un grande organizzatore di uomini e cose. Insomma, ha tutte le qualità necessarie a un imprenditore. Tra i difetti invece c’è il suo eccessivo compiacersi e la sua esagerata autostima, cose che possono essere un tranello quando si è circondati da tanti adulatori e opportunisti.

Nel suo libro dipinge Berlusconi come un uomo solo. Possibile che un uomo col suo potere non abbia amici?

Sì, è un uomo solo. Non può mai essere sicuro della sincerità di un’amicizia. Berlusconi metterebbe la mano sul fuoco solo su due persone: Confalonieri e Dell’Utri. Sono suoi amici da prima che diventasse importante e potente.

Lei si è mai considerato amico di Berlusconi?

Io mi sono sempre considerato un amico di Berlusconi, fin quando è durato il nostro rapporto. Non è che dopo sia diventato un nemico però di certo ho pagato uno scotto alto, soprattutto per colpa del suo entourage. L’ultima volta che ci siamo visti ci siamo abbracciati e quindi lui sapeva benissimo della mia buonafede però in quella situazione ha dovuto cedere a chi voleva farmi fuori perché all’interno di Forza Italia ero una presenza scomoda.

Si è sentito vittima di attacchi simili a quelli che sarebbero poi stati conosciuti come "metodo Boffo"?

Sì, sì, certamente. Quando è successo il caso Ariosto con l’arresto di Previti e tutto il resto gli organi di stampa berlusconiani hanno individuato in me il colpevole. Per loro era naturale che dietro la Ariosto, la mia ex fidanzata, dovessi esserci io con l’intenzione di attaccare Berlusconi. Un ragionamento assurdo visto che lui era mio cliente, il più importante cliente che si potesse trovare in Italia. Ero anche il capogruppo del suo partito, ero un amico… perché avrei dovuto volere la rovina di Berlusconi?

Tra le frequentazioni di Berlusconi in molti sono finiti agli oneri della cronaca. Ma è lui che se le sceglie male le persone con cui passare il tempo oppure è la magistratura che usa la lente di ingrandimento su tutto ciò che lo riguarda?

Credo nel lavoro della magistratura e sono convinto che quando si arriva ai processi la materia c’è. Il berlusconismo, più che Forza Italia, è un’idea di una politica asservita a degli interessi di parte. Dapprima interessi aziendali e poi interessi giudiziari. Se si considera la politica come uno strumento per se stessi, per i propri gruppi o per i propri adepti è facile arrivare a certi eccessi. Quando si raggiunge il potere e non si ha il senso di servizio della collettività non si ha nemmeno la forza di resistere alle tentazioni che inevitabilmente si presentano. E allora si pensa: “Già che sono qua ne approfitto”. Forza Italia è stata al governo per tanti anni e dunque di storie come queste ne sono venute fuori molte. Non dico che la stessa cosa non succeda anche dall’altra parte ma nel complesso direi che il personale politico espresso dalla sinistra è qualitativamente superiore, nel senso di rispetto dei valori repubblicani e costituzionali, in confronto a quello del centrodestra.

Berlusconi entrò in politica per convenienza?

Sì, può essere ma questo non è necessariamente sinonimo di quei comportamenti che ho appena spiegato. Uno può anche decidere di entrare in politica perché gli conviene. Berlusconi può anche essere entrato in politica per il timore che le banche, che erano in sofferenza, avrebbero potuto attaccarlo e farlo saltare. Io pensai subito che la sua discesa in campo era collegata ai suoi debiti con le banche. Non è che se entri in politica i debiti si cancellano però certamente poteva pensare che lo avrebbero trattato con un occhio di riguardo.

Non è che entrò in politica perché aveva paura della galera?

Allora non se ne parlava. Nel 1993-1994 non era un soggetto sotto processo e io ero lontanissimo dal pensare che potesse essere coinvolto in inchieste per corruzione o altro. Se c’erano questi episodi di certo non li venivano a raccontare a me. Tutti erano a conoscenza del mio rispetto per la magistratura, sapevano che ero un legalista. Come avvocato gli andavo bene così.

Ma lei come prese la sua discesa in campo?

Non la vedevo male, sia pure fosse costretto dalla necessità di affrontare delle situazioni che potevano essere preoccupanti. Una cosa è la convenienza, tutt’altro invece è il corrompere, l’evadere eccetera.

Berlusconi ha un'ideologia politica?

Non ho mai individuato una matrice ideologica in Berlusconi. Una volta gli chiesi: “Ma perché non ti prendi la Lega?”. E lui mi rispose che al massimo avrebbe preso la Democrazia Cristiana. I suoi unici paletti sono la libertà d’azione per gli imprenditori senza troppi legami e uno Stato nel quale non si rischia granché facendo i propri interessi. Ma adesso, messo alle strette, se in cambio dell’azzeramento dei suoi processi e delle sue condanne, gli offrissero di arruolarsi nel Partito comunista scommetto che lui accetterebbe di corsa.

Proprio quei comunisti che lui tanto odia?

Non è che lui trovi dentro se stesso dei grandi ostacoli ideologici. A parole li apostrofa sempre “comunisti, comunisti, comunisti” ma poi vediamo che nei fatti va a stringere patti di governo con la sinistra. In fondo Berlusconi è una colomba perché anche contro i suoi decide di concordare insieme le riforme. Berlusconi ha due facce: una più guerrafondaia, che gli serve per ottenere consenso e mantenere il potere, e l’altra più smussata, che lo porta a contrattare con tutti.

Al di là della facciata qual è il rapporto tra Berlusconi e Napolitano?

Berlusconi è sempre stato un estimatore di Napolitano. Mi ricordo una delle prime sedute della Camera quando Berlusconi scese dalla sua parte, risalì dall’altra e andò platealmente a stringere la mano a Napolitano. Ha spesso elogiato l’operato di Napolitano ed è stato lui a insistere per farlo restare al Quirinale. Quando si parla di una contrapposizione credo si faccia riferimento a bisogni elettorali. Quando si trova di fronte a una platea che non ragiona Berlusconi deve far vedere che sta subendo un torto, anche da Napolitano.

Insomma, Berlusconi interpreta un personaggio...

Adesso forse è ancora più personaggio di prima, inteso come scissione tra come è davvero e come si presenta all’esterno. Visto che lui intende a continuare nella parte è chiaro che questa parte diventa sempre più finta. Correre di qua e di là o tenersi in forma fisicamente è sempre più difficile.

Qualche giorno fa ha dichiarato di essere malato di Alzheimer. Possibile che questa uscita celi il timore di non farcela questa volta?

Se anche fosse vero non lo direbbe mai. Fa tutto parte del suo show.

Se Berlusconi non fosse mai sceso in politica oggi dove sarebbe?

Sarebbe diventato un imprenditore ancora più importante di quello che è adesso. Si sarebbe concentrato di più sulle sue aziende dalle quali invece si è staccato. Le sue aziende non sono state in grado di reinventarsi e di utilizzare i nuovi strumenti tecnologici. Berlusconi è stato un innovatore, se avesse mantenuto questa capacità oggi ci troveremmo di fronte a un colosso mondiale della comunicazione.

Nel suo libro scrive che Berlusconi è "terrorizzato dalle minacce". Di che minacce parla?

Lui ha tanta paura di perdere qualcosa, a livello economico e d’immagine. È più un’osservazione sul carattere che non la conoscenza diretta di fatti specifici ma credo che la minaccia di fargli del male o di rendere pubbliche cose private fa breccia in Berlusconi. D’altro canto, le cronache degli ultimi anni dal post Veronica in poi fanno capire che ci sono tanti avventurieri che su questo aspetto ci hanno marciato eccome, vedi Lavitola e compagnia.

Ritiene credibile la ricostruzione dei magistrati secondo i quali Dell'Utri fu il mediatore tra Cosa Nostra e Berlusconi?

Non saprei, bisognerebbe conoscere gli elementi probatori.

Restiamo allora su un livello teorico. Conoscendo il suo carattere e la sua paura per le minacce, crede che Berlusconi di fronte a pressioni della mafia sarebbe andato a denunciare tutto agli organi competenti o avrebbe piuttosto cercato un accordo?

Poteva anche essere che cercasse una via di una non belligeranza. D’altra parte c’è una frase che mi disse Dell’Utri: “Se sei di Palermo ovunque ti trattano sempre e comunque come un mafioso".

C'è chi ha detto che lei si occupava degli affari leciti di Berlusconi e altri, magari Previti, di quelli illeciti. Lei ha mai avvertito questo "doppio livello"?

No, io avvertivo la presenza di Previti come quella di un avvocato molto potente sulla piazza romana e che aveva il vantaggio di avere ottime relazioni in tribunali. In tutte le città c’è qualche avvocato che ha rapporti preferenziali con dei magistrati. Ma che ci potesse essere dietro un giro di soldi non avrei potuto immaginarlo. Una cosa è la captatio benevolentiae, un’altra la corruzione o il comprare una sentenza.

I giudici della sentenza Mediaset hanno definito Berlusconi un "delinquente abituale". E' una definizione corretta o esagerata?

Delinquente abituale è un’espressione tecnica che c’è nel codice. Quando ha uno in corso diversi procedimenti può essere considerato così. È un’espressione che può essere sgradevole ma tecnicamente corretta.

Lei racconta Berlusconi come di un uomo ossessionato dai titoli. C'è anche un episodio divertente nel libro, quando Paolo Villaggio si inchina alla Fantozzi davanti a Berlusconi e lo chiama "sire". Ecco, lei crede che gli faccia molto male aver perso il titolo di Cavaliere?

Sicuramente lo fa soffrire, ma lui ha sempre preferito il titolo di “dottore” nell’azienda e di “presidente” in politica.

Qual è la più grande paura di Berlusconi?

Certamente il carcere, anche se ormai è ben difficile, vista la sua età, che possa finirci davvero. Tiene molto anche alla sua fama e alla sua immagine politica. Lui vorrebbe passare alla storia come un padre della patria ma credo che questo resterà per lui solo un sogno.

Se tra di voi non ci fosse stata la rottura sul caso Previti lei avrebbe continuato a seguirlo?

Bisogna dividere le due posizioni. Come avvocato avrei potuto continuare a difenderlo ma come politico non avrei mai potuto condividere alcune iniziative legislative come i vari lodi, leggi ad personam, processi brevi e accorciamenti della prescrizione. Sono tutte cose che mi hanno fatto inorridire. Nel periodo in cui Berlusconi è stato al potere si è tentato di intralciare la giustizia. Io non voglio dire che lui è per forza colpevole però bisogna farsi giudicare altrimenti viene demolita la funzione stessa della giustizia. Se si crea nella gente un sentimento di sfiducia nella magistratura, cosa che in buona parte è stata fatta, il futuro del Paese diventa oscuro. Io non avrei mai potuto seguirlo su una linea come questa.

Una linea portata avanti anche dai suoi difensori...

Sì hanno avuto una strategia molto aggressiva. Ma il problema maggiore è quando l’avvocato diventa anche legislatore. In quel caso la situazione diventa un po’ strana. Coppi è stato arruolato nella fase finale per il suo prestigio. È il numero uno tra i penalisti italiani. Arruolarlo significava dare una doratura tecnica a una strategia difensiva nella quale Coppi credo si sia trovato anche un po’ stretto.

Berlusconi quando lascerà la politica?

Credo mai. Anche di fronte a rovesci elettorali penso che lui sia uno che piuttosto si chiude nella sua ridotta da cui spara bordate. Probabilmente finché non gli converrà non si ritirerà. Vorrà sempre avere un ruolo nel condizionamento della politica e delle decisioni legislative. Secondo me non la smetterà più. Non può più tornare a fare solo l’imprenditore.

Marina può davvero essere l'erede politico del padre?

Berlusconi un giorno dice bianco e un altro giorno dice nero. Il pregio di Marina è chiamarsi Berlusconi perché lui ci tiene a che un Berlusconi sia sempre presente. Se si chiamasse in un altro modo di certo non punterebbe su di lei. Pur con tutta la sincera stima che nutro verso di lei, non mi sembra che Marina sia la persona adatta a fare il capo partito o il capo di governo. Se fossi in lei continuerei a fare l’imprenditrice ma se il padre dovesse imporglielo non potrà tirarsi indietro.

Berlusconi a chi darebbe in mano Forza Italia?

L’unica persona a cui lui darebbe volentieri questo ruolo credo sia Confalonieri. Ma non succederà perché è indispensabile per l’azienda.

Com'è cambiata Forza Italia in questi 20 anni?

Credo abbia vinto la deriva destrorsa che temevo io 20 anni fa. Basti vedere nel corso degli anni ci è sempre andato in televisione a rappresentare il centrodestra, tutte persone aggressive, sprezzanti e prepotenti. Io e altri avevamo in mente un modo diverso di fare politica ma Berlusconi si è lasciato andare a eccessi di legislazione, difendendoli su tutte le piazze facendo la vittima della magistratura. Intorno a lui si è creato un coro di voci che faceva a gara a chi la sparava più grossa. Santanchè, Brunetta, Bondi e Gasparri hanno fatto da megafono al suo vittimismo.

Quando Berlusconi dice "toghe rosse" e tutto il resto ci crede davvero?

Credo che alla fine a furia di dirlo anche a se stesso ci abbia creduto. Poi sicuramente c’è stato un occhio particolare della magistratura verso di lui. Ma per considerarsi perseguitato uno deve anche essere innocente. E questa innocenza chi la può verificare? In una democrazia non ci si può accontentare della parola dell’imputato. Se alla fine di vari gradi di giudizio vieni condannato devi arrenderti all’evidenza delle prove.

Allo stesso tempo però degli amici in qualche palazzo di giustizia ce lo avrà anche lui, o no? Lei nel libro racconta che venne a sapere della testimonianza della Ariosto mentre era ancora tutto segretato...

Qualcuno gli ha spifferato qualcosa che non si poteva fare. Con tutte le regole e tutto il silenzio richiesto e necessario c’è stato un insospettabile che gli disse dell’inchiesta in corso.

Tra Renzi e Grillo chi teme di più Berlusconi?

Grillo, sicuramente. Berlusconi ha molte cose in comune con Renzi. L’unica differenza tra i due è che Renzi non ha il conflitto di interessi. Non ha interessi propri ai quali asservire il potere. Invece di Grillo ha molta paura, perché va a pescare nel suo stagno, nell’universo dello scontento e del qualunquismo. Berlusconi conosce bene l’aspetto viscerale di questo elettorato che lui ha coltivato e che ora Grillo gli sta portando via. Con Renzi penso abbia già accordi in atto.

Ma è vero che Berlusconi era interista?

La voce che lui fosse interista è arrivata anche a me, ma forse più attribuita al fratello Paolo che a lui. Ma è sicuro che io sono andato con lui dal presidente Fraizzoli per comprare l’Inter ma Fraizzoli disse di no.

Come si immagina Berlusconi tra 10 anni?

Penso che non ci sarà tanta differenza da adesso. Magari ci sarà un tocco di plastica in più ma lui cercherà sempre di essere, o fingere di essere, un qualcosa che non potrà essere più.

Un elettore di centrodestra chi può votare in questo momento in Italia?

Potrebbe votare Alfano a meno che non sia tutta una commedia anche questa. All’inizio ho pensato subito che fosse un gioco delle parti visto che Berlusconi è sempre stato in mezzo a falchi e colombe e non ha mai saputo decidersi quale parte lasciar prevalere. Ma poi può essere che Alfano ci abbia preso gusto e abbia capito qual è la strada giusta.

Se Berlusconi la chiamasse e le chiedesse di tornare a fare il suo avvocato lei che farebbe?

Non credo a questo scenario. Se lui mi volesse anche semplicemente chiamare mi farebbe piacere. Non sarò di certo io a mettergli giù la cornetta.

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