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Cronache

di Antonino D'Anna

 

papa lampedusa 500 (5)

C'è una Fiat Campagnola grigia, un po' caduta in bassa fortuna, che un milanese ha deciso di usare come mulo meccanico a Lampedusa. I sedili sono foderati di quella vecchia similpelle che si usava allora nel mondo dell'automobile (infelice chi ci si siede sotto il sole cocente di questi giorni), e un bel giorno si ritrova a trasportare Jorge Mario Bergoglio. Che arriva sull'isola, parla alla gente ripetendo la loro espressione “O' scià” (fiato mio, l'espressione con cui i lampedusani si salutano quando c'è amicizia, intimità), celebra su una “lancitédda”, una piccolo gozzo adattato ad altare (e chissà quanti disperati ha trasportato quella lancitedda), ringrazia i lampedusani per la solidarietà verso i tanti che negli anni sono sbarcati sull'isola. Sembra di sognare. Il Papa si è presentato in questo lembo estremo d'Italia come uno qualunque: la sicurezza è ridotta davvero al minimo, nessun onore, nessun fracasso più o meno istituzionale che accompagna la visita dei cosiddetti “VIP”, very important people. Dice Messa come un qualsiasi parroco, viene trasportato con una vecchia jeep (e peraltro nei giorni scorsi ha detto ai suoi preti di non andare in giro con auto di grossa cilindrata e appariscenti). Se andasse alle Eolie, a Stromboli, Francesco non si farebbe problema a salire sul pianale delle Ape Piaggio che girano su quelle isole, dove non c'è spazio per girare in automobile.

A dirla tutta, in Vaticano c'è chi si è chiesto perché il Papa sia stato sottoposto ad un vero tour de force: appena 4 ore tra andata e ritorno da Ciampino. Ma questo dimostra – se ce ne fosse ancora bisogno – il modus operandi di Francesco. Che a Buenos Aires girava in metro (altro che Papamobile) e si presentava – non annunciato – nelle parrocchie a vedere come andavano le cose, spesso trattenendosi un paio di giorni. Portava una bottiglia di vino e un pacco di mate poi, com'era venuto se ne andava. Questo è l'uomo che oggi fa il Vicario di Cristo. Francesco si sente vescovo di Roma. Probabilmente si sente anche vescovo d'Italia e del mondo: va dove il suo cuore sente sia giusto presentarsi, e lo fa cercando di contenere il fracasso: più che l'apparato gli interessa l'ansia missionaria, l'essere Pietro ma anche Paolo. E in questo è gesuita: Giuseppe De Carli diceva che i Gesuiti sono una sorta di “marines della fede”, pronti a sbarcare ovunque vi sia bisogno di evangelizzare. E Bergoglio è sbarcato a Lampedusa a svolgere la sua missione, è nelle sue corde, nel suo DNA ecclesiale. Sempre con semplicità: lo abbiamo visto sul pulmino coi cardinali appena eletto; andare a deporre i fiori alla Madonna in Santa Maria Maggiore a Roma, il mattino dopo l'elezione; non farà le vacanze a Castel Gandolfo e al lusso dei Sacri Palazzi ha preferito una camera d'albergo perché tale è Santa Marta.

Da Lampedusa il Papa ha posto un dilemma pesante. Ha chiesto a tutti se e quanta indifferenza abbiamo provato davanti al dramma dell'immigrazione. In un'Italia in cui su Facebook è possibile leggere post dal contenuto più o meno razzista nei confronti di Cecile Kienge, ministro dell'Integrazione, in cui c'è stata gente con ruoli più o meno istituzionali pronta a suggerire cannoneggiamenti contro le barche degli immigrati, Francesco mostra un mondo nuovo. Il Papa che viene dalla fine del mondo conosce la miseria dei quartieri poveri e difficili di Buenos Aires e ha lavorato a lungo tra quella gente. Non è molto diversa da chi dall'Africa oggi sale in barca per tentare 40 miglia marine di traversata verso Lampedusa. Al di là della visione ecclesiologica che Bergoglio ha, non diversa da quella del suo predecessore Joseph Ratzinger, è il suo modo di porgersi che mostra qualcosa di diverso: Papa genuinamente globale proprio perché venuto da un altro mondo, Francesco sprovincializza la nostra Chiesa nazionale, un po' troppo incline a guardarsi l'ombelico perché Roma è sede del Papa. E indica a tutti la possibilità di ragionare ai fatti del mondo in chiave cristiana, ma davvero cattolica. E cioè globale. La cifra, lo stile che il Papa propone è in quella Campagnola in bassa fortuna, in quella lancitedda usata come altare insieme alla croce e il calice fatti con i rottami dei barconi donati al Pontefice: conta il messaggio, non l'apparenza. Qualche presule oltre i 2000 cc di cilindrata potrebbe rifletterci sopra.

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