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Francia, attacco Isere: Salhi ha confessato

Francia, attacco Isere: Salhi ha confessato
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L’uomo sospettato dell’attentato alla fabbrica vicino Lione ha ammesso di aver ucciso e decapitato il suo datore di lavoro, ma parla di “difficoltà personali”

Alla fine, dopo ore di interrogatorio, Yassin Salhi ha confessato. L’uomo, fermato dopo l’attacco all’azienda di gas di Saint-Quentin-Fallaviern, nell’Isere, ha ammesso di aver ucciso e decapitato il suo datore di lavoro. Il 35enne di origini marocchine “ha anche fornito dettagli” sull’omicidio.
 
La dinamica. Secondo Le Parisiene, l’uomo ha raccontato che l’uccisione è avvenuta in un parcheggio lungo il tragitto fra l’impresa della vittima e la fabbrica Air product dove Salhi ha poi cercato di provocare un’esplosione in un attacco che ha scioccato la Francia. Le Figaro offre invece una ricostruzione della drammatica giornata di venerdì: secondo i primi elementi dell’inchiesta, Salhi è stato visto alle 7.30 assieme al suo datore di lavoro Hervé C. Alle 9.28, Salhi, impiegato come autista per le consegne, si è presentato all’ingresso della fabbrica Air Product di Saint-Quentin-Fallavier. In sette minuti, e fuori dal campo delle telecamere di sorveglianza, ha preparato la macabra messa in scena ponendo la testa del datore di lavoro sulla cancellata e coprendola con due bandiere, una nera e l’altra bianca, che riportano la sua professione di fede scritta in arabo. Poi, alle 9.35, l’uomo ha puntato con il suo camioncino pieno di bombole di gas contro un hangar riempito di contenitori di gas e acetone. E’ stato poi bloccato da un pompiere mentre gridava “Allah Akbar”.
 
Sono stati poi rinvenuti il corpo senza testa della vittima, un coltello e un’arma giocattolo. Gli inquirenti, scrive le Figaro, ritengono che Salhi abbia minacciato Hervè C. con l’arma finta. Il corpo della vittima presenta segni di strangolamento, ma non è ancora chiaro se Hervè C. fosse ancora vivo quando è stato decapitato.
 
Le motivazioni. Quanto alle motivazioni del suo gesto, Salhi si è mostrato “confuso”, evocando “difficoltà personali legate al lavoro e la famiglia”. Fonti citate da Le Figaro aggiungono che Salhi non si definisce “terrorista”.
 
“Ha parlato in particolare di difficoltà personali, sia riguardo il lavoro sia riguardo la sua vita familiare, difficoltà che potrebbero averlo spinto al gesto”, ha riferito una fonte vicina all’inchiesta, che però ha aggiunto che “tutto resta ancora da chiarire”. Secondo l’emittente BFMTV, Salhi ha confessato anche di aver avuto una violenta lite con la moglie alla vigilia dell’attentato. Intanto la donna insieme alla sorella del terrorista rimangano in stato di fermo nei locali della polizia di Lione. Nelle prossime ore è previsto che Salhi – che dopo l’arresto è stato prima portato in ospedale per curare le ferite riportate nell’attentato e poi trasferito nei locali della polizia di Lione – sia condotto a Parigi, dove proseguirà il suo interrogatorio nei locali della brigata antiterrorismo, situata alle porte della capitale.
 
Il cellulare.  Il Canada sta intanto collaborando con gli investigatori francesi, per cercare di rintracciare il destinatario del numero di cellulare a cui Salhi ha inviato via WhatsApp il selfie che si è scattato con la testa mozzata della sua vittima. Il contatto di Salhi, però, non è stato ancora localizzato, e gli inquirenti stanno verificando la possibilità di un collegamento con la Siria. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’intelligence transalpina, sarebbero almeno 473 i cittadini francesi che combattono a fianco dell’Is in Siria ed Iraq.
 
La scuola coranica. Il quotidiano Le Parisien ha intervistato Sebastien, l’ex insegnante di educazione fisica del sospettato. Sebastien ha raccontato che Salhi gli ha confidato un giorno di essere stato in Siria per sei mesi tra il 2010 e il 2011, durante i quali avrebbe studiato in una scuola coranica.
 
Salhi – che non aveva precedenti penali – era stato schedato nel 2006 dai servizi di sicurezza francese in quanto ritenuto vicino al movimento salafita, ma successivamente la sua sorveglianza era stata interrotta. Le autorità francesi hanno comunque reso noto di aver  proclamato il massimo livello di allerta in tutto il dipartimento delle Rhone-Alpes.
 
Emergenza terrorismo. Il premier francese Manuel Valls questa mattina su Europe 1 si è espresso sull’episodio di venerdì e più in generale sulla minaccia terroristica in Francia, e ha detto che nel paese esiste una “minaccia terroristica molto importante” e che è prevedibile che essa “continuerà nel tempo”.  “Non ci si può abituare alla violenza, alla barbarie, alla morte”, ha aggiunto Valls, ribadendo però che la Francia “non può perdere questa guerra, che è una guerra di civilizzazioni”.