Nove ragazzi stipati all’interno di un’Audi A2, una strada buia e stretta e una curva affrontata dopo un’improvvisa accelerazione. Le testimonianze raccolte dopo l’incidente di Senago ricostruiscono gli ultimi istanti prima che l’auto si ribaltasse nel canale Villoresi, provocando la morte dei diciassettenni Riccardo Provasi, Lorenzo Benin e Camilla Copparoni. Il conducente Gabriele Popovici, 18 anni, è in carcere con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato.
I ragazzi: “Gli abbiamo detto più volte di rallentare”
All’inizio del viaggio l’andatura era regolare. Gabriele Popovici, secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, guidava tenendo conto del fatto che sull’Audi A2 si trovavano nove persone. La situazione sarebbe cambiata quando l’auto ha raggiunto via per Cesate, il tratto stretto e poco illuminato che attraversa le Groane. “Durante il tragitto per tornare a casa abbiamo detto più volte a Gabriele di rallentare, sino a quando, arrivati a una curva stretta, andava dritto e finivamo con l’auto ribaltata nel canale pieno d’acqua“, hanno riferito i ragazzi, ascoltati poche ore dopo l’incidente.
Le loro versioni, riportate dal Corriere della Sera, convergono sull’improvvisa accelerazione del diciottenne. Uno dei sopravvissuti ha spiegato che Popovici “accelerava senza motivo”. “Tutti subito ci siamo lamentati dicendogli di rallentare”, ha raccontato il diciassettenne che viaggiava sul sedile anteriore, “ma non abbiamo neanche finito di dirglielo che la macchina ha perso stabilità: ho sentito un senso di vuoto, e ci siamo ritrovati ribaltati nel canale pieno d’acqua”.
In nove nell’Audi, alcuni seduti sulle ginocchia degli amici
Nell’abitacolo non c’era spazio sufficiente per tutti. Sul sedile anteriore sedeva un ragazzo con Riccardo Provasi sulle ginocchia. “Io ero seduto davanti con in braccio Riccardo che aveva in mano il telefonino con il navigatore”, ha spiegato ai carabinieri. Il gruppo non conosceva la strada che avrebbe dovuto riportarlo a Paderno Dugnano dopo la serata trascorsa alla discoteca Line di Lainate. Era Riccardo a seguire le indicazioni sul telefono. Anche sui sedili posteriori alcuni ragazzi viaggiavano sulle ginocchia degli altri, in un’auto omologata per un numero molto inferiore di passeggeri. Tre dei giovani erano arrivati nel locale intorno all’una, accompagnati dal padre di uno di loro. Per il ritorno avrebbero dovuto utilizzare una seconda macchina, ma l’amico che avrebbe dovuto guidarla si era nel frattempo allontanato.
“Una volta fuori dal locale dovevano esserci due macchine per tornare, ma c’era una sola auto, quella condotta da Popovici”, hanno spiegato i ragazzi. La decisione era stata quindi presa per mancanza di alternative: “Non essendoci altro modo per ritornare a casa decidevamo di farlo tutti insieme”.
L’auto nel Villoresi e la lotta per uscire dall’acqua
Dopo aver perso stabilità, l’Audi è finita capovolta nel canale pieno d’acqua. In pochi secondi l’abitacolo ha iniziato a riempirsi, mentre i passeggeri cercavano di orientarsi al buio e di liberarsi. I superstiti hanno descritto modalità diverse con cui sono riusciti a uscire. Alcuni sarebbero stati sbalzati attraverso i finestrini, che erano tutti abbassati. Altri hanno dovuto nuotare sott’acqua, “cercando di trattenere il respiro”. Un ragazzo ha raccontato di essersi affidato all’istinto: “Quando ho capito che qualcosa non andava ho chiuso gli occhi”. Una diciottenne, che viaggiava sulle ginocchia di un altro passeggero al centro del sedile posteriore, è riuscita a uscire dall’auto senza comprendere esattamente come. Una volta fuori, ha “nuotato cercando di raggiungere la sponda dove mi aggrappavo ai rami per salire”. Chi è riuscito a raggiungere la riva ha poi cercato aiuto sulla strada, “attirando l’attenzione di alcuni passanti che ci prestavano subito aiuto soccorrendoci”. Sono stati gli automobilisti di passaggio a chiamare il 118.
Il tentativo di salvare Camilla
Anche Popovici è riuscito a uscire dall’auto e a raggiungere la sponda. Subito dopo, però, sarebbe tornato nel canale per cercare chi era rimasto nell’abitacolo. “Ad un certo punto Gabriele, che stava sulla riva, tornava a nuoto verso l’auto per verificare se ci fosse ancora qualcuno. Cercava di tirare su Camilla tentando anche di rianimarla perché era priva di sensi”, ha riferito uno dei sopravvissuti. Il tentativo di salvare Camilla Copparoni non è bastato. Lorenzo Benin e Riccardo Provasi sono invece rimasti intrappolati tra le lamiere dell’Audi capovolta e sono stati recuperati soltanto con l’intervento dei sommozzatori dei vigili del fuoco.
Il tasso alcolemico e l’interrogatorio
Gli accertamenti hanno rilevato nel sangue di Gabriele Popovici un tasso alcolemico pari a 1,61 grammi per litro. Per un neopatentato il limite previsto è zero. Il diciottenne si trova nel carcere milanese di San Vittore con l’accusa di omicidio stradale plurimo aggravato. Il pubblico ministero Rosario Ferracane depositerà la richiesta di convalida dell’arresto, dopo la quale Popovici sarà interrogato dal giudice per le indagini preliminari. Le testimonianze dei ragazzi dovranno essere confrontate con i rilievi effettuati sull’auto e lungo via per Cesate. Al centro dell’inchiesta restano l’accelerazione descritta dai sopravvissuti, le condizioni psicofisiche del conducente e la scelta di affrontare il viaggio con nove persone a bordo.

