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Gabriela, viva per miracolo. “Torturata dal killer di Lodi”

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Andrea Pizzocolo, il ragioniere di 41 anni già in carcere per l’omicidio della romena Lavinia Simona Ailoaiei nel lodigiano, è accusato di aver picchiato e violentato un’altra donna. Si chiama Gabriela, e solo per miracolo non è rimasta uccisa. La ragazza ha vent’anni e ha raccontato agli inquirenti quei drammatici momenti.

Gli agenti hanno identificato la ragazza, una prostituta, e raccolto la sua deposizione agghiacciante. I due si erano scambiati i numeri di telefono e lei era stata ricontattata. “Giorgio”, così di faceva chiamare, l’aveva portata in un motel. Qui, dopo averle offerto una coca cola che forse conteneva della droga, le aveva proposto di guardare insieme un film porno. Al suo rifiuto l’aveva immobilizzata, legata con le fascette e il nastro nero da bondage. Poi l’aveva picchiata. L’uomo, secondo quanto raccontato, le avrebbe detto: “ti faccio vedere come si gioca con una donna”. Poi ha preso da una sacca di colore grigio delle fascette bianche, “io ero sdraiata sul letto, lui si è messo a cavalcioni sulle mie gambe bloccandomi i movimenti, mi ha afferrato le braccia e mi ha messo le fascette ai polsi bloccandomi le mani”.

Tutto è successo esattamente un mese prima dell’omicidio di Lavinia. A quanto sembra Gabriela, invece, si salvò perchè l’uomo la lasciò, ancora viva, in un campo, con le mani e le gambe legate. “Giorgio – così si faceva chiamare Pizzocolo – mi ha chiesto se volevo vedere il film porno, io gli ho ribadito di no. Durante questi momenti lui ha continuato a fumare, ho notato che si è composto una sigaretta artigianale nella quale unitamente al tabacco ha mischiato della polvere bianca, presumo che fosse droga”.

Nessuna certezza sul fatto che l’uomo possa essere un serial killer ma ormai è chiaro che il ragioniere di Arese (Milano), sposato e padre di una figlia di 5 anni, prima di uccidere Lavinia aveva già torturato un’altra ragazza. La brutta storia è emersa solo dopo gli appelli del procuratore di Lodi, Vincenzo Russo, che aveva chiesto pubblicamente di denunciare eventuali violenze subite. L’appello è stato raccolto dal giovane che quella notte aiutò Gabriela. L’aveva trovata nuda, tra il 7 e l’8 agosto, con le mani legate da fascette di plastica e con intorno al collo del nastro di plastica nera. La giovane arrivava da un campo a San Martino in strada, nel Lodigiano, a poche centinaia di metri da quello in cui fu trovato il cadavere di Lavinia.