Garlasco, come si è arrivati al nome di Andrea Sempio?
La nuova attenzione investigativa su Andrea Sempio nasce da una lunga sequenza di elementi anomali, coincidenze e passaggi rimasti poco chiari nel caso Garlasco. Il punto centrale, però, va tenuto fermo: le coincidenze non sono prove, e nessuna “stranezza” può bastare da sola a sostenere un’accusa in tribunale.
Come ricostruisce il Corriere della Sera, il nome di Sempio entra nella vicenda pochi giorni dopo l’omicidio di Chiara Poggi, nell’agosto 2007. All’epoca viene sentito dai carabinieri soprattutto per alcune telefonate partite da casa sua verso l’abitazione dei Poggi nei giorni precedenti al delitto. Lui spiega di aver cercato l’amico Marco Poggi, fratello di Chiara, senza ricordare che fosse fuori casa. In quella prima audizione dice di conoscere Chiara solo di vista e di non averla mai frequentata.
Un anno dopo, nell’ottobre 2008, il racconto si fa più ampio. Sempio viene nuovamente ascoltato perché rientrava tra le persone che frequentavano via Pascoli in bicicletta, dettaglio legato alle verifiche sulla bici vista da una vicina. In quell’occasione parla meglio del rapporto con Marco, conferma la versione sulle telefonate e precisa di aver frequentato la casa dei Poggi, pur escludendo rapporti personali con Chiara. È allora che consegna anche lo scontrino del parcheggio di Vigevano, indicato come elemento utile a ricostruire i suoi movimenti la mattina del delitto.
Le nuove indagini, però, mettono in fila diversi aspetti problematici. Tra questi ci sono presunte incongruenze nei verbali del 2008: i carabinieri che ascoltarono Sempio risultano impegnati, negli stessi minuti, anche con altri amici di Marco Poggi. Inoltre non sarebbe stato riportato nel verbale che Sempio si sarebbe allontanato per recuperare il ticket del parcheggio. Ancora più singolare è il fatto che, secondo accertamenti emersi solo nel 2025, quella mattina Sempio avrebbe avuto un malore in caserma, con intervento dell’ambulanza, circostanza non registrata negli atti.
Un altro snodo riguarda l’indagine aperta nel 2016 dopo le iniziative dei legali di Alberto Stasi sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara. Quella pista portò Sempio all’attenzione pubblica, ma l’inchiesta venne chiusa rapidamente. Le verifiche più recenti, invece, hanno riportato alla luce elementi ritenuti sospetti: telefonate precedenti all’iscrizione di Sempio nel registro degli indagati, modalità considerate anomale nell’uso di una cimice sull’auto, contatti tra Sempio, i suoi legali e alcuni carabinieri prima dell’interrogatorio del 2017, intercettazioni non trascritte e movimenti di denaro della famiglia Sempio ritenuti poco chiari. In questo filone è finito indagato anche il padre Giuseppe, nell’inchiesta per corruzione della procura di Brescia.
Il tema genetico resta uno dei punti più delicati. La traccia maschile compatibile con la linea paterna di Sempio sotto le unghie di Chiara viene spiegata dalla difesa come possibile “contatto secondario”: Chiara avrebbe potuto toccare un oggetto o una superficie già contaminata. Ma secondo la nuova prospettiva investigativa resta da chiarire perché quella traccia riguardi Sempio e non altri amici che frequentavano la casa, né i familiari che vi abitavano.
Nel 2025 si è aggiunto anche il tema dell’“impronta 33”, individuata sulle scale verso la cantina, nei pressi del luogo in cui fu trovato il corpo. Nel 2007 non era stata attribuita, mentre oggi la procura di Pavia e i carabinieri la collegano a Sempio. Lui ha spiegato che avrebbe potuto lasciarla in passato scendendo in cantina per prendere dei giochi, anche se in precedenza non aveva indicato il seminterrato tra gli ambienti frequentati nella villetta.
Altro punto rilevante, riporta il Corriere, è lo scontrino di Vigevano, oggi riletto dagli inquirenti come possibile falso alibi. La procura sostiene che potrebbe non appartenere a Sempio e che lui non sarebbe mai andato a Vigevano quella mattina. A pesare ci sarebbero anche l’assenza di testimoni, l’aggancio del cellulare a celle nell’area di Garlasco e il fatto che Sempio, oggi, non ricordi quale libro avrebbe voluto acquistare.
Accanto agli elementi investigativi ci sono poi le suggestioni: fotografie che lo mostrano tra i curiosi davanti alla villetta dei Poggi dopo il delitto, post Facebook giudicati ambigui in coincidenza con la condanna definitiva di Stasi, un video scolastico con Sempio finito sull’hard disk del computer di Chiara e un articolo scritto da lui, tra il 2014 e il 2015, durante un laboratorio di giornalismo proprio sul delitto Poggi. Quel testo, cercato dagli investigatori, non sarebbe stato ritrovato.

