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Lavoratori pagati meno di tre euro l’ora, fermato a Bergamo per caporalato il manager di Caddell Construction

L’uomo è stato bloccato all’aeroporto di Orio al Serio mentre tentava di lasciare l’Italia. Nell’inchiesta della Procura di Milano ipotesi di sfruttamento di lavoratori stranieri pagati anche meno di tre euro l’ora.

Lavoratori pagati meno di tre euro l’ora,  fermato a Bergamo per caporalato il manager di Caddell Construction

Milano, caporalato nel cantiere del consolato Usa: fermato il manager della Caddell Construction

È stato fermato all’aeroporto di Orio al Serio mentre stava per imbarcarsi per Istanbul il manager della Caddell Construction coinvolto nell’inchiesta della Procura di Milano su un presunto sistema di caporalato legato al cantiere del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano. L’uomo, Ulas Demir, 47 anni, è stato bloccato con l’accusa di pericolo di fuga e portato in carcere a Bergamo. Il provvedimento è stato disposto dal pubblico ministero Paolo Storari e dovrà essere convalidato dal giudice per le indagini preliminari.

Demir risulta tra gli indagati nell’inchiesta insieme alla società Caddell Construction per la responsabilità amministrativa degli enti. Al centro del fascicolo vi sarebbero le condizioni di lavoro di alcuni operai impiegati nel cantiere del futuro consolato Usa nell’area dell’ex Tiro a segno di piazzale Accursio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i lavoratori sarebbero stati reclutati attraverso intermediari e impiegati in condizioni di sfruttamento, con paghe ritenute “palesemente difformi dalla contrattazione collettiva” e inferiori alla soglia di povertà.

Gli operai, in gran parte provenienti dall’India, sarebbero stati organizzati in squadre con capisquadra di origine turca e retribuiti con compensi che in alcuni casi non avrebbero superato i tre euro l’ora, a fronte di turni di lavoro anche di 10-12 ore al giorno per sei giorni a settimana. Dalle indagini emergerebbe inoltre che una parte dei salari sarebbe stata decurtata per vitto e alloggio, mentre alcuni lavoratori avrebbero dovuto versare somme agli intermediari nel Paese d’origine prima dell’arrivo in Italia. Secondo gli atti, gli operai sarebbero stati sottoposti a condizioni di forte vulnerabilità, con minacce di licenziamento o rimpatrio in caso di rifiuto delle condizioni lavorative. L’inchiesta è ancora in corso e punta a chiarire l’intera filiera di reclutamento e gestione della manodopera all’interno del cantiere.

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