Garlasco, i carabinieri ammettono le colpe: “Girare il corpo di Chiara, che sbaglio”
Nuovi misteri sul delitto di Garlasco e rivelazioni choc. A parlare è il colonnello dei carabinieri che condusse la prima indagine dopo il delitto e le sue sono parole chiare, che però evidenziano tutti gli errori investigativi che hanno portato a questa situazione di totale incertezza sui responsabili di questo delitto avvenuto ormai più di 18 anni fa. Gennaro Cassese ripercorre quei momenti drammatici vissuti nella villetta di via Pascoli, dove fu uccisa Chiara Poggi. “C’era sangue ovunque in quella casa. Si percepiva subito – dice a Quarto Grado su Rete4 – che era stata commessa una violenza sul corpo di quella ragazza. Tutto il personale entrò con calzari e guanti, ad accezione dei primi due carabinieri”.
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“Non notai subito – prosegue Cassese – le impronte di polpastrelli sul pigiama della vittima. È un errore fatto dall’Arma dei carabinieri, perché quella parte di tessuto doveva essere ritagliata e repertata. Quando poi arrivò il professor Ballardini, che eseguì un primo esame necroscopico, rigirando il corpo a terra, il pigiama si intrise di sangue e le impronte si cancellarono“. Ed è qui che fu commesso l’errore più grande, probabilmente decisivo.
Il giallo degli orari
Stasi racconta ai carabinieri di essere arrivato in Via Pascoli verso le 13.40. Nel corso della mattina l’aveva chiamata più volte, ma senza avere risposta, per questo decide di andare a casa dopo pranzo. Inizialmente prova a citofonare e a chiamare, ma senza avere risposta, sono le 13.44, per questo decide di scavalcare ed entrare. Dopo avere trovato il corpo alle 13.50 ha chiamato il 118 per poi raggiungere la caserma.
Sempio racconta di essersi svegliato intorno alle 9, chiama un amico alle 9.58 per un secondo, alle 10 dice di essere andato a Vigevano per comprare un libro. Il ragazzo ha un ticket del parcheggio della città con orario 10.18 per dimostrare la sua presenza sul posto, ma ammesso che lo scontrino sia suo. Le celle telefoniche non agganciano però mai il suo cellulare a Vigevano, ma a Garlasco.

