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Garlasco, il giallo dei 45mila euro: quei pagamenti ai legali prima che Sempio finisse sotto inchiesta

La Procura indaga sui 45mila euro versati ai legali in nero prima ancora che Sempio risultasse ufficialmente iscritto nel registro degli indagati

Garlasco, il giallo dei 45mila euro: quei pagamenti ai legali prima che Sempio finisse sotto inchiesta

Caso Garlasco, conti in nero e accuse incrociate: l’enigma dei 45mila euro incassati dai difensori di Sempio

È scontro aperto tra gli ex legali di Andrea Sempio, ascoltati dai magistrati di Brescia nell’inchiesta per corruzione che vede indagati l’ex pubblico ministero Mario Venditti e Giuseppe Sempio. Gli avvocati che hanno curato gli interessi del giovane, protagonista di questo nuovo capitolo legato al delitto di Garlasco, sono stati sentiti in un faccia a faccia collettivo. La Procura cerca di far luce su un punto oscuro: chi ha ricevuto i 45mila euro in contanti? 

Il mistero del denaro incassato prima dell’avviso di garanzia

Il quesito degli inquirenti ai tre avvocati è diretto: chi ha ricevuto i circa 45mila euro in contanti consegnati dalla famiglia Sempio? Si tratterebbe di fondi versati “in nero” per oneri legali mai realmente documentati. Una transazione avvenuta in un momento sospetto: tra il 2016 e l’inizio del 2017, ovvero nel brevissimo lasso di tempo che ha preceduto l’iscrizione del giovane nel registro degli indagati, subito dopo il primo esposto presentato dai legali di Alberto Stasi.

Sotto inchiesta i compensi per prestazioni mai eseguite

Il 12 novembre 2025, il procuratore Francesco Prete chiama a rapporto i legali Federico Soldani, Massimo Lovati e Simone Grassi. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, proprio Grassi avrebbe confessato a verbale di aver ricevuto “15 mila euro a testa” senza aver svolto alcuna attività professionale. L’avvocato rammenta soltanto di “aver fatto la foto delle scarpe di Andrea che ho fatto recapitare a Quarto grado”.

Il gioco delle accuse incrociate

Stando alla sua deposizione, sarebbe stato Lovati a negoziare “la cifra di 45mila euro”. Quel denaro veniva consegnato dai Sempio in mazzette, poi puntualmente ripartite. Davanti ai magistrati, Lovati ha però ribattuto sostenendo che fossero i soci a riscuotere le somme: «Dopodiché mi chiamavano, mi recavo al loro studio e prendevo il denaro”. Una ricostruzione respinta con forza da Soldani: “Fu Lovati a insistere che venissero erogati in contanti”.

Il mistero dell’esposto secretato

Il cuore della contestazione riguarda il possesso dell’esposto presentato dalla difesa di Stasi: com’è possibile che Sempio ne avesse una copia quando l’atto era ancora secretato e lui non figurava nemmeno tra gli indagati? Lovati si è difeso sostenendo di aver ottenuto il documento da un cronista (nel frattempo deceduto). Una giustificazione che non convince i magistrati: su quelle carte campeggia chiaramente il timbro della Procura Generale di Milano.

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