Delitto di Garlasco, il ricordo dei carabinieri intervenuti sul posto 19 anni fa: “L’impronta 33? Faceva senso, sembrava bagnata”
Al centro delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi è tornata la cosiddetta “impronta 33”, la traccia rilevata sul muro delle scale della villetta dove venne uccisa la ragazza. Secondo gli investigatori, quell’impronta palmare sarebbe riconducibile ad Andrea Sempio e rappresenterebbe un elemento chiave nella nuova ricostruzione del delitto. A ricordare quella traccia sono stati alcuni dei primi carabinieri e specialisti intervenuti sulla scena nel 2007. L’allora comandante della sezione impronte del Ris di Parma ha descritto il segno come qualcosa di “impressionante”, spiegando che sembrava lasciato da una mano bagnata. “C’era una specie di macchia in prossimità di una delle dita, una specie di goccia con degli schizzi“, ha spiegato l’allora comandante della sezione Impronte del Ris di Parma, come riporta il Corriere della Sera. “Faceva senso, sembrava lasciata da una mano bagnata”. Secondo gli esperti, una semplice mano asciutta appoggiata al muro non avrebbe prodotto un’impronta di quel tipo.
Resta però il dubbio sulla natura della sostanza presente sulla parete. L’utilizzo della ninidrina durante le prime indagini avrebbe compromesso analisi successive più precise. Le ipotesi avanzate negli anni parlano di sudore, sangue oppure sangue diluito e successivamente lavato. Il consulente della difesa di Alberto Stasi, il chimico forense Oscar Ghizzoni, sostiene che sulla parete vi fosse materiale biologico e non semplice sudore. Per gli inquirenti, l’impronta sarebbe attribuibile ad Andrea Sempio grazie alla corrispondenza di 15 minuzie dattiloscopiche, considerate sufficienti per un’identificazione certa. La difesa del 38enne, invece, ridimensiona il dato, sostenendo che le coincidenze effettive sarebbero soltanto cinque.
Gli investigatori ritengono inoltre che la posizione dell’impronta non sia compatibile con un appoggio casuale durante la discesa delle scale. Il segno si troverebbe infatti troppo in alto rispetto al naturale punto di sostegno del corpo. Da qui l’ipotesi ricostruttiva: dopo aver colpito mortalmente Chiara Poggi nella tavernetta, l’assassino sarebbe risalito lasciando tracce sul muro e, arrivato in cima ai gradini, si sarebbe sporto verso il basso per osservare la scena. A supportare questa teoria ci sarebbero anche altre tracce repertate, tra cui un’impronta di scarpa e una strisciata di mano insanguinata. Secondo la nuova informativa investigativa, la distanza tra questi segni e l’impronta 33 sarebbe “perfettamente compatibile” con le caratteristiche fisiche di Andrea Sempio.

