Luce, gas e carburanti: perché la Cgia chiede a Bruxelles di muoversi subito
Dopo lo shock energetico seguito allo scoppio della guerra nel Golfo Persico, l’Ufficio studi della Cgia stima in quasi 29 miliardi di euro il conto che famiglie e imprese italiane dovranno sostenere quest’anno per far fronte ai rincari di luce, gas e carburanti. La “fetta” piu’ pesante riguarda benzina e diesel, con 13,6 miliardi di extra costi (+20,4% rispetto al 2015), seguiti da 10,2 miliardi per l’energia elettrica (+12,9%) e 5 miliardi per il gas (+14,6%).
Un impatto economico che rischia di mettere in forte difficolta’ sia le famiglie piu’ vulnerabili economicamente sia le imprese con poca liquidità.
A livello territoriale, le famiglie e le imprese piuù colpite saranno quelle della Lombardia, dove i rincari energetici peseranno per 5,4 miliardi di euro, pari a un aumento del 15,1 per cento rispetto al 2025. Seguono l’Emilia-Romagna con +3 miliardi (+16,1 per cento) e il Veneto con +2,9 miliardi (+15,8 cento). A pagare il conto piu’ salato saranno dunque le regioni piu’ popolose e con la maggiore concentrazione di attivita’ manifatturiere e commerciali, ovvero i principali motori produttivi del Paese.
Con i prezzi alla pompa di benzina e diesel che nell’ultima settimana si sono attestati entrambi attorno ai 2 euro al litro, l’Ufficio studi della Cgia stima per il 2026 un aggravio complessivo a livello nazionale pari a circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4 per cento. A livello territoriale, i rincari piu’ marcati in termini percentuali si registrerebbero in Basilicata, dove l’aumento raggiungerebbe il 21,6% (+118 milioni di euro). Seguono la Campania e la Puglia, entrambe con un incremento del 21,3%: nel primo caso l’impatto economico e’ stimato in circa 1 miliardo di euro, nel secondo in 837 milioni. Un quadro che evidenzia come l’andamento dei prezzi dei carburanti continui a produrre effetti significativi e disomogenei sul territorio nazionale, con ricadute particolarmente rilevanti per famiglie e imprese delle regioni del Mezzogiorno.
Per l’anno in corso gli aumenti delle bollette dell’energia elettrica dovrebbero toccare i 10,2 miliardi di euro (+12,9%). In termini assoluti, l’aggravio più importante dovrebbe colpire la Lombardia con 2,2 miliardi. Seguono il Veneto con poco piu’ di un miliardo e l’Emilia Romagna con 967 milioni di euro.
Dalle bollette del gas e’ previsto un prelievo aggiuntivo a livello nazionale di 5 miliardi (+14,6% rispetto al 2025). Sempre in valore assoluto, la Lombardia dovrebbe subire un costo addizionale di 1,2 miliardi. Seguono sempre l’Emilia Romagna con +710 milioni e il Veneto con +611 milioni.
Pur riconoscendo la tempestività con cui è intervenuto il Governo Meloni per mitigare i rincari di luce, gas, benzina e diesel, le misure introdotte fino adesso appaiono insufficienti per sterilizzare gli effetti dello choc energetico in corso. Il cosiddetto “Decreto Bollette”, approvato definitivamente nelle settimane scorse dal Parlamento, contiene una serie di provvedimenti pensate per ridurre l’impatto del caro energia su famiglie e imprese. Tale misura vale circa 5 miliardi di euro: cifra sicuramente importante, ma inadeguata a frenare l’onda lunga dei rincari delle bollette che arriveranno nei prossimi mesi agli italiani. Tra le principali novità segnaliamo:un contributo straordinario fino a 115 euro in bolletta elettrica per le famiglie economicamente più fragili, che si aggiunge al bonus sociale già esistente; ampliamento della platea dei beneficiari grazie a soglie Isee più elevate; riduzione degli oneri generali di sistema che pesano sulle bollette delle imprese; proroga delle tutele per utenti vulnerabili nel passaggio al mercato libero dell’energia; nuove norme contro il telemarketing aggressivo nel settore energetico; misure per favorire contratti energetici a lungo termine e stabilizzare il prezzo dell’energia;interventi per sostenere rinnovabili, teleriscaldamento e sistemi energetici più efficienti. Per le imprese, inoltre, il decreto punta soprattutto a ridurre il peso degli oneri energetici e a contenere la volatilitaà dei prezzi, con particolare attenzione alle aziende energivore e alle PMI.
Sul fronte dei carburanti, dal 19 marzo scorso il Governo ha introdotto il taglio delle accise sia sulla benzina sia sul diesel di 20 centesimi al litro. Dal 2 maggio la contrazione e’ scesa a 5 centesimi al litro per la benzina, mentre e’ rimasta la stessa per il gasolio. Il costo per le casse dello Stato e’ di circa un miliardo di euro al mese e, salvo nuove proroghe, il provvedimento e’ destinato a scadere il prossimo 22 maggio.
La Cgia non ha dubbi: Bruxelles deve consentire – e coordinare – gli interventi degli Stati membri per mitigare i rincari di carburanti ed energia per tre ragioni fondamentali: stabilità macroeconomica, coesione sociale e funzionamento del mercato interno. In primo luogo, gli shock energetici rappresentano tipici traumi riconducibili all’offerta, con effetti molto regressivi.
L’aumento dei prezzi di carburanti, luce e gas si trasmette rapidamente ai costi di produzione e ai prezzi finali, alimentando inflazione da costi e comprimendo i redditi reali. In assenza di intervento, la politica monetaria restrittiva diventa l’unico strumento di risposta, con effetti recessivi sproporzionati. Consentire agli Stati di sterilizzare questi rincari (tramite riduzioni fiscali, sussidi mirati o meccanismi di compensazione) aiuta a spezzare la trasmissione inflazionistica senza deprimere la domanda aggregata. In secondo luogo, vi e’ una questione di equità e stabilità sociale.
L’energia è un bene essenziale e la sua incidenza sul reddito è maggiore per le famiglie a basso e medio reddito. Senza correttivi, si ampliano disuguaglianze e rischio di povertà energetica, con conseguenze anche politiche. Un intervento coordinato a livello UE evita risposte frammentate e disomogenee che potrebbero accentuare divergenze tra Paesi. Infine, il mercato interno richiede condizioni di concorrenza eque. Differenze marcate nei prezzi energetici, dovute a capacita’ fiscali nazionali divergenti, distorcono la competitività tra imprese europee. Una cornice europea che autorizzi e armonizzi interventi nazionali (anche tramite flessibilita’ sugli aiuti di Stato e regole fiscali) riduce tali distorsioni e preserva le condizioni di parità.
Oltre a un provvedimento strutturale che, nell’arco di 5-7 anni, acceleri la transizione energetica riducendo la dipendenza dalle fonti fossili, serve sospendere temporaneamente il Patto di Stabilità, permettendo ai Paesi membri di contenere il caro energia senza impatti sul rapporto deficit/Pil. Allo stesso tempo, come gia’ avvenuto nel 2022-2023, Bruxelles dovrebbe autorizzare il taglio dell’Iva sulle bollette, introdurre un tetto al prezzo del gas per arginarne la volatilita’ e prevedere un contributo di solidarieta’ sugli extraprofitti delle grandi multinazionali dell’energia che in questo momento stanno realizzando utili spaventosi.
Resta infine sul tavolo una misura molto discussa, ma mai realmente attuata: il disaccoppiamento tra prezzo del gas ed energia elettrica, ritenuto sempre piu’ necessario per ridurre l’esposizione del mercato a choc cosi’ violenti. Senza una “copertura” dell’UE, le misure di sterilizzazione degli aumenti dei prodotti energetici prese dai singoli Stati risultano essere poco incisive e del tutto insufficienti.
Le stime sugli aumenti di benzina e diesel sono state calcolate a partire dai dati sui consumi 2025 del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) e sui prezzi medi dei 2 carburanti nel 2025 (benzina 1,733 euro al litro e gasolio 1,653 euro al litro); sono stati ipotizzati per il 2026 gli stessi livelli di consumo del 2025 e prezzi medi pari a 1,950 euro per la benzina e di 2,050 euro per il gasolio. Quelle su energia elettrica e gas, invece, sono state realizzate a partire dai dati sui consumi del 2024 da parte delle imprese (ipotizzati costanti per gli anni 2025-2026) e sui relativi prezzi medi di fonte Eurostat; per quanto riguarda le utenze non domestiche, in riferimento ai consumi di energia elettrica, sono state considerate le utenze non domestiche al netto dei settori permeati dalla PA (Amministrazione pubblica/difesa, sanita’/assistenza sociale, istruzione, illuminazione pubblica); per i consumi di gas sono state considerate le utenze industriali (generazione elettrica esclusa), del commercio e dei servizi (escluso servizio pubblico), tutte al netto degli autoconsumi.
I costi per l’anno 2025 sono il frutto di una stima che tiene conto dell’andamento dei prezzi medi annui di mercato dell’energia elettrica e del gas – borsa energetica di fonte Gestore Mercati Energetici (Gme) – pari a 116 euro per MWh per l’elettricita’ e di 39 euro per MWh per il gas; le previsioni dei costi per l’anno 2026 sono state calcolate considerando un prezzo medio (per l’intero anno) dell’energia elettrica di 150 euro per MWh e di 50 per il gas, rispettando la proporzione di 3 a 1 tra i due prezzi così come verificatosi mediamente nel triennio 2023-2025. Si fa presente che l’aumento dei costi energetici per le imprese risulterà meno che proporzionale rispetto alla variazione dei prezzi della borsa energetica in quanto l’aumento del prezzo della materia prima non impatta su tutto il costo complessivo della bolletta (che comprende anche costi di commercializzazione, trasmissione, oneri, tasse, margini ecc.).
E dunque rispetto ad un’ipotesi di aumento del prezzo della materia prima del 29% (stimato per il 2026 rispetto al 2025), le rispettive crescite dei costi per imprese e famiglie risulteranno inferiori. I dati sulla spesa delle famiglie per energia elettrica sono stati calcolati con le stesse metodologie ma per il 2024 (anno base per la stima del biennio 2025-2026) si eè tenuto conto della spesa mensile dell’Istat che su base annua e moltiplicata per il numero di famiglie Italia restituisce importi simili al calcolo tramite i dati dei prezzi Eurostat.

