Delitto di Garlasco, Sempio il 6 maggio in Procura. Ma potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, ecco perché
Andrea Sempio si avvicina alla data del 6 maggio, quando dovrà presentarsi davanti ai magistrati della Procura di Pavia che lo ritengono responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi. Alla vigilia, però, resta ancora irrisolta la questione centrale: collaborare rispondendo alle domande oppure avvalersi del diritto al silenzio. Il dubbio nasce soprattutto dalla situazione in cui si trova la difesa. Senza un accesso completo agli atti raccolti durante l’indagine, l’interrogatorio rischierebbe di trasformarsi in un confronto squilibrato. Per questo motivo, la scelta non è stata ancora formalizzata e verrà presa soltanto il giorno precedente alla convocazione, in un momento delicato che anticipa la chiusura dell’inchiesta.
Negli ultimi giorni, Sempio ha espresso più volte la propria incertezza ai legali, interrogandosi sull’opportunità di esporsi. Gli avvocati, tuttavia, lo invitano a non lasciarsi condizionare dall’ansia della decisione, rimandando ogni valutazione a un momento più vicino all’appuntamento. Il difensore Liborio Cataliotti, che lo assiste insieme ad Angela Taccia, ha chiarito che la linea verrà definita il 5 maggio. Al momento, il quadro a disposizione della difesa è parziale: sono stati acquisiti gli esiti delle analisi genetiche e dattiloscopiche, oltre a una perizia antropometrica. Proprio quest’ultima rappresenta uno dei punti su cui si fonda la strategia difensiva. Secondo i legali, le tracce individuate sulla scena del delitto – impronte di scarpe con suola a “pallini” riconducibili a un numero 42 – non sarebbero compatibili con Sempio, che calza un numero diverso. Non manca, inoltre, una posizione più netta espressa in passato dall’ex avvocato Massimo Lovati, che ha suggerito di evitare la presentazione spontanea e di attendere eventualmente un provvedimento coercitivo.
Sul fronte dell’accusa, la decisione di convocare Sempio prima della chiusura delle indagini solleva alcune riflessioni. In teoria, dopo la notifica dell’avviso di conclusione e la possibilità di consultare gli atti, sarebbe l’indagato a poter chiedere di essere ascoltato. La scelta della Procura potrebbe quindi rispondere a una logica diversa, meno formale e più strategica. Una delle ipotesi è che si tratti di un tentativo di mettere l’indagato davanti a un quadro accusatorio strutturato, comprese eventuali evidenze finora non emerse pubblicamente, per osservarne le reazioni e testarne la tenuta difensiva. In alternativa, l’iniziativa potrebbe servire a rafforzare la correttezza procedurale dell’indagine, evitando contestazioni su possibili omissioni nella fase preliminare.
L’opzione più realistica appare quella di una presenza formale accompagnata dalla scelta di non rispondere. Subito dopo, l’inchiesta dovrebbe arrivare alla sua conclusione, con il deposito degli atti a disposizione delle parti.

