Garlasco, dalla nuova chiamata all’ora del delitto: gli elementi che potrebbero stravolgere il caso dopo oltre 18 anni
Nuovi sviluppi sul caso relativo al delitto di Garlasco, un omicidio ancora rimasto irrisolto dopo oltre 18 anni. La condanna definitiva per Alberto Stasi non è bastata a svelare il vero killer, le nuove perizie stanno ribaltando tutto e lo spostamento dell’ora della morte di Chiara, se confermata, potrebbe ribaltare tutto, visto che Stasi prima delle 10 e per tutta la mattinata di quel drammatico 13 agosto 2007 era in casa sua e scriveva la tesi e la sua fidanzata sarebbe stata uccisa tra le 10 e le 11.30. L’unico altro indagato è Andrea Sempio, ma vere e schiaccianti prove a suo carico per il momento non ce ne sono, solo supposizioni.
Spunta una telefonata forse chiave, tenuta nascosta per tutti questi anni ma che potrebbe ribaltare tutto. Durante la trasmissione “Chi l’ha visto?” è stato mandato in onda l’audio di una chiamata tra Rita Preda ed Elisabetta Ligabò, le mamme di Chiara e Alberto. Sono le 8:34 del 14 agosto 2007 e la madre di Chiara Poggi chiama in casa Stasi per sapere se Alberto sta bene. “Lo so, lui non c’entra niente“, dice Rita Preda, mentre Elisabetta le spiega che il figlio ha riposato fino a poco prima dato che “lo hanno torchiato da matti”.
Rita Preda ha la voce rotta dal pianto e domanda alla signora Ligabò cosa stiano cercando i carabinieri. “Cercano quello che non c’è”, le risponde la madre di Alberto. Poi svela dettagli importanti, spiegando che il figlio non ha nemmeno una macchia di sangue né un graffio e che “è stravolto”, del resto “non ci sono impronte, non c’è niente“. Sempre la mamma di Stasi, poi, le riferisce una prima spiegazione che il figlio avrebbe dato sull’omicidio della fidanzata. A Garlasco “c’era qualcuno che girava nel cortile”. Chiara ogni mattina, riferisce la madre di Stasi, apriva la porta di casa per far uscire i gatti. In quel momento – secondo la tesi di Alberto raccontata dalla madre – potrebbe essere entrato l’assassino. “Addirittura mi ha detto che quando è entrato la porta era aperta“.

