Nuovo tassello nel dibattito sul delitto di Garlasco.
Ospite a Mattino 5, l’avvocato Massimo Lovati ha esposto la sua lettura del caso: non un gesto d’impulso, ma un omicidio premeditato e strumentale.
Lovati individua due elementi che definisce “sintomatici”:
- l’assenza di un movente plausibile
- la mancanza dell’arma del delitto
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“Non è l’azione espressiva di uno preso da una crisi compulsiva istantanea”, spiega. “È un’azione omicidiaria strumentale”.
Secondo il legale, la scelta del momento sarebbe indicativa: agosto, città semi-deserta, poche persone in giro, un evento nei dintorni che avrebbe ulteriormente svuotato il paese. Una finestra temporale ideale per agire con meno testimoni possibili.
E poi il punto cruciale: l’arma mai trovata.
“La mancanza dell’arma è sintomatica. Se non c’è, vuol dire che l’assassino se l’è portata via”.
Un’affermazione netta che rafforza la tesi della pianificazione e riaccende il confronto tra chi parla di gesto solitario e chi invece ipotizza uno scenario più complesso.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua a dividere esperti e opinione pubblica. E ogni dichiarazione riporta al centro una domanda che ancora non smette di pesare: cosa è successo davvero quella mattina?
