Il giallo di Garlasco continua, nonostante la chiusura delle indagini che mettono chiaramente nel mirino Andrea Sempio. I pm non hanno dubbi sulla sua colpevolezza. L’elemento chiave sarebbe legato a quello sfogo in auto, in cui di fatto lo stesso indagato avrebbe svelato tutto, il tentativo di approcciare Chiara e il rifiuto della ragazza. Ma per i legali di Sempio questo sarebbe stato un commento ad alta voce in merito a un podcast ascoltato in macchina, mentre era intercettato. Per l’avvocata Angela Taccia: “Sarebbe un “babbione” se si fosse auto-accusato pur sapendo di essere intercettato”. A complicare le cose per Sempio ci sono anche le tre telefonate fatte a Chiara nei giorni precedenti all’omicidio, pur sapendo che il suo amico Marco era in montagna. Le prove a suo carico però restano quelle indiziali, vale a dire il Dna sotto le unghie della vittima (ma non era l’unico) e l’impronta 33 sul muro delle scale che conducono al seminterrato, dove è stato trovato il corpo di Chiara.
Emergono nuovi dettagli anche su Marco Poggi, il fratello di Chiara sentito come testimone in Procura. Secondo i pubblici ministeri, – riferisce Ignoto X – Marco Poggi avrebbe mostrato un atteggiamento ostile durante gli interrogatori e avrebbe modificato alcuni aspetti delle testimonianze rese nel tempo. Un dettaglio inedito lo svela il colonnello Gennaro Cassese, uno dei primi ad entrare nella villetta dei Poggi dopo il delitto di Chiara. Le sue paroli, riascoltate a distanza di anni, fanno capire quante sottovalutazioni e interpretazioni forse sbagliate potrebbero esserci state su questo caso irrisolto da ormai quasi 19 anni.
Cassese svela un dettaglio dell’interrogatorio a Marco Poggi, il fratello della vittima, risalente a poco dopo il delitto. “Il fratello di Chiara – dice Cassese a Storie Italiane – ci disse che al cimitero aveva incontrato Alberto Stasi e fece riferimento al video intimo di Alberto e Chiara. Marco chiese ad Alberto di avere quel video, ripulito dalle parti più sensibili, perché voleva conservare un ricordo di Chiara. Ma Alberto gli rispose che non era possibile”. Alla luce di quanto emerso dalle nuove indagini, visto che per i pm il movente potrebbe essere legato proprio a quei video intimi, forse gli elementi erano già sul tavolo, ma si sbagliò la direzione delle indagini.
Sta per concludersi anche l’altra indagine parallela di Brescia, quella nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, accusato per la presunta corruzione della famiglia di Andrea Sempio. Tutto ruota attorno al bigliettino trovato in casa del papà di Sempio: “Venditti gip archivia per 20-30 euro”. Per i pm che indagano sarebbero “mila” euro. In caso Venditti venisse ritenuto colpevole e formalmente indagato, la posizione di Sempio si aggraverebbe. Tutte solo ipotesi al momento, ma c’è di certo che, con Alberto Stasi, che va verso una possibile revisione del processo in quanto “non presente sulla scena”, il quadro si sta (per l’ennesima volta) totalmente ribaltando.

