Dopo oltre un anno di consulenze, accertamenti tecnici e un incidente probatorio, la Procura di Pavia ha notificato ad Andrea Sempio l’avviso di conclusione delle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Una ricostruzione che cambia radicalmente lo scenario giudiziario emerso nei processi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Sempio – amico storico del fratello della vittima – avrebbe agito da solo. Nel capo di imputazione contestato dal procuratore aggiunto Stefano Civardi e dalle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza vengono contestate anche le aggravanti dell’odio e della crudeltà. Una tesi investigativa che, come riportato dall’ANSA, descrive un’aggressione maturata dopo un presunto rifiuto di natura sessuale da parte della 26enne.
L’ingresso nella villetta e la dinamica dell’aggressione
Per la Procura, Sempio sarebbe entrato nella villetta approfittando della porta socchiusa o comunque non chiusa a chiave, dopo che Chiara aveva disattivato l’allarme per fare uscire i gatti in giardino. Da lì sarebbe iniziata un’escalation di violenza culminata con almeno dodici colpi tra volto e testa. Gli investigatori ipotizzano che la ragazza abbia tentato di difendersi: una prima aggressione sarebbe avvenuta a mani nude, poi con un martello a coda di rondine, forse prelevato dalla cassetta degli attrezzi del padre della vittima e mai più ritrovato. La scena del delitto sarebbe partita dal soggiorno, proseguendo verso la zona del telefono e terminando vicino alle scale che conducono al seminterrato. Secondo la nuova ricostruzione, Chiara sarebbe stata trascinata e fatta scivolare lungo le scale. Qui, nonostante fosse già priva di coscienza, sarebbe stata colpita ancora più volte al capo.
La “palmare 33” e le celle telefoniche
Tra gli elementi valorizzati dalla Procura c’è anche la cosiddetta “palmare 33”, la traccia repertata sul muro delle scale. Per gli investigatori, nel risalire dal seminterrato l’assassino avrebbe appoggiato la mano proprio in quel punto prima di lavarsi nel lavabo della cucina. Gli inquirenti ritengono inoltre falso l’alibi fornito da Sempio sul presunto viaggio a Vigevano per acquistare un libro. A mettere in discussione la versione difensiva sarebbero le analisi delle celle telefoniche, che collocherebbero il cellulare dell’indagato nell’area di Garlasco la mattina del delitto.
Gli audio nell’auto e il possibile movente
Un altro elemento centrale dell’indagine riguarda alcune intercettazioni ambientali effettuate nell’aprile dello scorso anno tramite una cimice installata sull’auto di Sempio. Nei monologhi captati, secondo la Procura, l’uomo farebbe riferimento a un video intimo tra Chiara Poggi e Alberto Stasi, parlando anche di un interesse non corrisposto. In uno dei passaggi riportati negli atti, Sempio imiterebbe una voce femminile dicendo: “Lei mi ha messo giù… E ha messo giù il telefono… Ah, ecco che fai la dura, ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco”. Per gli inquirenti questi elementi rappresenterebbero un possibile riscontro al movente ipotizzato.
La difesa: “Non sono confessioni”
La difesa di Andrea Sempio sta però preparando una linea opposta, puntando a smontare il significato investigativo di quei dialoghi registrati. Gli avvocati sostengono che l’indagato stesse lavorando a un podcast e che i riferimenti contenuti negli audio non abbiano alcun valore confessorio. Secondo i legali, inoltre, il dettaglio relativo alla pendrive e ai video citati nei monologhi sarebbe noto fin dal 2009. Viene anche esclusa qualsiasi frequentazione reale tra Sempio e Chiara Poggi, che – anche per la differenza d’età – si sarebbero incrociati solo sporadicamente. “In tempo reale stiamo chiedendo accesso al fascicolo”, ha spiegato l’avvocato Liborio Cataliotti, riferendosi agli elementi che hanno portato alla formulazione di “questa pesante imputazione, la più pesante prevista dal nostro sistema penale”.
I Poggi e la possibile revisione del processo Stasi
Per la famiglia Poggi continua intanto quello che i loro legali definiscono un “calvario” lungo ormai diciannove anni. I familiari della vittima non considerano le intercettazioni una confessione, ma piuttosto “una suggestione mediatica”. Sul fronte parallelo della posizione di Alberto Stasi, prende sempre più corpo l’ipotesi di una richiesta di revisione del processo. Un’iniziativa che potrebbe essere avanzata dalla difesa dell’ex fidanzato di Chiara e che, secondo indiscrezioni, potrebbe essere valutata anche dalla Procura generale di Milano dopo l’acquisizione degli atti dell’inchiesta pavese.

