Morte da ricina a Pietracatella, il padre in questura per tre ore: dai test di Berlino nessuna traccia di veleno
Svolta nell’inchiesta sulla tragica scomparsa di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, morte lo scorso dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, a causa di un’intossicazione da ricina. Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, è stato trattenuto per oltre tre ore in questura, dove è stato messo a confronto con un’amica sotto la supervisione della procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, e del capo della Squadra Mobile, Marco Graziano.
Nel frattempo arrivano importanti novità anche sul fronte scientifico. I primi esiti degli esami del sangue svolti a Berlino dal Robert Koch Institute sui campioni prelevati a Di Vita e alla figlia superstite, Alice, hanno escluso segni di esposizione al veleno o la presenza di anticorpi specifici. I risultati dell’istituto tedesco, punto di riferimento per la tossicologia avanzata, mettono un punto fermo sulle analisi già effettuate dal Centro antiveleni di Pavia, allontanando l’ipotesi che anche l’ex sindaco fosse rimasto avvelenato nei giorni di Natale, quando venne ricoverato allo Spallanzani di Roma in seguito a un malore.

