di Andrea Deugeni
@andreadeugeni
Sapore di soldi. Anche il cantante Gino Paoli ha ceduto, secondo le tesi degli inquirenti genovesi, alla tentazione dell’evasione fiscale, portando un bel gruzzoletto (circa due milioni di euro incassati nel 2008 e non dichiarati al Fisco nel 2009) in Svizzera, nei segretissimi caveau sotterranei delle banche scudocrociate.
Questione di sopravvivenza? Certamente no, a giudicare dal tenore di vita del cantante, giuliano di nascita ma genovese d’adozione, divenuto famoso molto presto nel panorama della musica leggera italiana con brani del calibro di Sapore di mare, Il cielo in una stanza, Senza fine e La gatta. Una blasonata storia musicale lunghissima che gli è valsa negli ultimi anni la nomina a presidente della Siae.
A giudicare dai commenti che sono fioccati su Internet alla notizia dell’apertura delle indagini per evasione fiscale (costola della maxi-inchiesta su Banca Carige) ai danni del cantante e delle perquisizioni (nella sua abitazione e nei suoi uffici) ad opera della Gdf, il web si è scatenato con commenti sarcastici. Come? Rinominando i suoi cavalli di battaglia. Così, ecco che i suoi successi sono diventati “il cielo in una banca“, “gatta ci cova” e “sapore di soldi“. Che la lunga storia d’amore con i suoi fans sia terminata? A giudicare dai commenti ironici degli internauti, sembrerebbe proprio di sì. Non gli rimarrà che consolarsi con i suoi quattro amici al bar.

