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Cronache
Gli avvocati spiegano la protesta: "Sulla giustizia una tassa subdola"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Filippo Marciante, vicepresidente dell'Oua (Organismo Unitario dell'Avvocatura), spiega in un'intervista ad Affaritaliani.it le ragioni della protesta degli avvocati e lancia una proposta al nuovo governo...

Come sta andando la protesta?

Benissimo, si parla di 15-20 mila persone. E' un bellissimo colpo d'occhio. Erano molti anni che l'avvocatura non scendeva in piazza così compatta. D'altronde è a rischio non solo il futuro dell'avvocatura, ma il futuro della giustizia in Italia e dunque è naturale che ci si senta tutti un po' più responsabili verso quello che sta accadendo.

Quali sono i motivi della vostra protesta?

Dobbiamo far funzionare la giustizia civile e penale. Noi chiediamo con forza al nuovo governo che sta per arrivare di ascoltarci per concordare insieme quali sono le iniziative che possono migliorare le condizioni della giustizia. E' importante che qualcosa si faccia, soprattutto per i cittadini. I punti principali sono la giustizia civile, il processo telematico, eliminare l'arretrato riposizionando forze interne al fianco di magistrati e personale di cancelleria, incentivare i sistemi alternativi per far arrivare meno cause in tribunale e ovviamente accorciare i tempi della giustizia. C'è poi il problema delle carceri.

Come si risolve?

Serve una riforma che preveda, tra le altre cose, che preveda l'istituto della messa alla prova. Le nostre carceri sono ingolfate da cittadini condannati per reati di natura lieve. Vorremmo che ci ascoltassero perché gli avvocati sono gli intermediari dei cittadini. Noi stiamo manifestando il nostro disagio, ora aspettiamo un segnale dalla politica perché servono davvero delle riforme che riguardano non gli avvocati, ma i cittadini.

Vi sembra che la politica sia sensibile al riguardo?

Abbiamo avuto la massima attenzione. Sono venuti al nostro gazebo alcuni deputati del Pd, di Sel e del M5S. Sono venuti anche Brunetta e Toti. Speriamo che ora si faccia una riforma tutti insieme perché migliorando la giustizia si migliora la società. Purtroppo siamo in una situazione di disagio dovuta all'incapacità di formare nuove leve professionali. Bisogna migliorare l'esame di accesso alla professione rendendolo ancora più serio e più selettivo. Servono pochi interventi ma mirati e decisi. Noi stiamo offrendo la massima disponibilità a collaborare.

State protestando anche per i costi della giustizia. Perché?

Nella legge di Stabilità è stato inserito l'aumento delle marche da bollo da 8 a 27 euro. Non si possono aumentare le spese in questo modo, in maniera subdola. Queste spese più che triplicate gravano sui cittadini. Ci vogliono norme chiare ed eque. Non tutti i 250 mila avvocati italiani lavorano alle stesse condizioni, bisognerebbe seguire il principio del "quanto guadagno, pago".

Come prossimo ministro della Giustizia si fanno i nomi di Vietti, Pomodoro e altri. Per gli avvocati quale sarebbe il nome più adatto?

Il prossimo ministro lo valuteremo nel momento in cui lo vedremo all'opera. Vietti, Barbuto, Pomodoro, Gratteri... il problema non è la persona ma la funzione di quel ministero che deve assumersi il compito di avere il coraggio di fare quelle riforme che venno fatte anche se dispiacciono a poteri forti o meno forti. Un'impresa che vuole investire in Italia e capisce che un'eventuale causa la farà stare ferma per 10 anni è ovvio che non lo farà mai. Bisogna investire e farlo nella maniera giusta. Noi siamo pronti ad aiutare il governo. Speriamo che loro accettino il nostro aiuto.

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