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Cronache
Raffaele GuarinielloIl pm di Torino Raffaele Guariniello

di Lorenzo Lamperti

 twitter@LorenzoLamperti

Eternit, Thyssen e tanto altro. Non si ferma mai, Raffaele Guariniello. Il procuratore di Torino continua a indagare sui temi di salute e ambiente. "Servirebbe una superprocura nazionale per gli ecoreati", spiega il magistrato in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Il sistema attuale non funziona. Si arriva sempre troppo tardi. Su vicende come l'llva di Taranto bisognerebbe arrivare sin dalla loro nascita, prima che si incancreniscano. Bisogna lavorare sulla prevenzione". Sul suo futuro dice che ha ricevuto "varie proposte" ma che non ha ancora deciso che cosa farà "da grande". E sulla voce che lo vorrebbe ministro della Giustizia in un ipotetico governo Bersani in modo da attirare le simpatie del Movimento 5 Stelle commenta: "Non l'avevo sentita questa voce. Però mi fa piacere". Ma alla fine promette: "Non mi sento un politico".

Dottor Guariniello, partiamo dal processo che sta seguendo in queste settimane, quello Eternit. Nella sua requisitoria, con la quale ha chiesto 20 anni di condanna per gli imputati Schmidheiny e De Cartier, ha paragonato la vicenda Eternit a quelle della Thyssen, di Sarno e San Giuliano di Puglia. Che come mai?

Mi sono posto il problema di quale pena richiedere per i nostri imputati. Ho rivisto i casi gravi affrontati dalla nostra giurisprudenza negli anni scorsi e le relative pene applicate. Facendo una proporzione tra la vicenda Eternit e le altre che ho citato sono arrivato alla richiesta di 20 anni. La tragedia Eternit ha coinvolto lavoratori e cittadini causando migliaia di morti. Non solo. Questo è un disastro che continua a colpire. Tutti noi ne pagheremo le conseguenze ancora per anni e anni.

E' fiducioso che l'impianto accusatorio venga confermato nella sentenza d'appello?

La risposta è nelle mani dei giudici.

Crede che per l'Italia sia arrivato il momento di una superprocura per gli ecoreati?

E' un'esigenza che va soddisfatta se si vogliono fare interventi realmente invisivi in questa materia. Purtroppo non si può andare avanti su questi argomenti con le oltre 120 procure della Repubblica italiane. Non funziona e non si riesce ad arrivare a risultati concreti. La maggior parte sono piccole procure che non hanno i numeri e le possibilità per specializzarsi in materie complesse come quelle della salute e dell'ambiente. Serve un pool specializzato di magistrati con esperienza in questa materia.

Quali sono le conseguenze della mancata istituzione di questa superprocura?

Processi e inchieste mai realizzati. Tante volte non si aprono nemmeno indagini che invece andrebbero fatte. Accade in tutta Italia. Altri paesi cominciano a dare una risposta a questa esigenza. In Francia, per esempio, è stata realizzata un'organizzazione giudiziaria specializzata.

Ma ci sono degli spiragli per realizzare una cosa del genere anche in Italia? Le sono arrivati riscontri positivi?

Da qualcuno sì... Lo stesso presidente della Repubblica aveva seguito molto questa cosa. Poi, ecco, non tocca al Capo dello Stato portare avanti un progetto di questo genere. Toccherebbe al governo... Il punto è che bisogna capire se ce n'è la volontà.

L'impressione però è che spesso la politica ha demandato all'azione giudiziaria la risoluzione di problemi ambientali e salutistici. Non è significativo in tal senso quello che è accaduto con l'Ilva di Taranto?

Su questi temi ci sarebbe bisogno di una duplice azione: da una parte di carattere amministrativo e dall'altra di carattere giudiziario. Oggi come oggi entrambi gli aspetti mostrano delle carenze. Il caso dell'Ilva in questo senso è molto significativo. Le carenze di cui sopra hanno impedito di affrontare il problema sin dalla sua nascita. Non lo si è potuto fare e per questo si è incancrenito. E quando succede così poi è molto difficile riuscire a uscirne.

Si può dire che con la superprocura per gli ecoreati la vicenda Ilva si sarebbe risolta molto prima?

Credo di sì. Sarebbe importante non fare solo indagini su tragedie già accadute ma anche indagini di carattere preventivo.

A proposito di indagini preventive, lei negli scorsi mesi ne ha aperte alcune molto interessanti. Mi riferisco a quelle sui telefoni cellulari, sulle sigarette elettroniche e sui medicinali anti Parkinson. Queste indagini stanno proseguendo?

Sì, stanno andando tutte avanti. Sono indagini che vengono fatte di concerto con le autorità sanitarie. Si tratta di avere la percezione più esatta possibile dei rischi che corriamo quando utilizziamo alcuni prodotti. L'obiettivo è avere risultati concreti sul piano della prevenzione.

Davvero Eternit e Thyssen saranno i suoi ultimi due processi?

Vedremo, intanto devo ancora finire Eternit e al momento sono concentrato su questo.

Ma sa già che cosa farà da grande?

Eh, ancora non lo so. Ho ricevuto delle proposte e le valuterò con calma.

Qualcuno ha anche fatto il suo nome per il ministero della Giustizia in un ipotetico governo Pd aperto al Movimento 5 Stelle. Proprio perché il suo sarebbe un nome gradito dal movimento di Beppe Grillo...

Ah, davvero? Non l'avevo sentita questa voce.

Ma le fa piacere?

Certamente, mi fa molto piacere. Significa che il mio lavoro ha un riscontro positivo. Poi queste decisioni non spetta a me prendere. Sono valutazioni che farà chi di dovere. Però mi fa piacere.

Ed essere preso come riferimento in materia giudiziaria dal Movimento 5 Stelle le fa piacere?

Mi fa piacere al di là di chi sia o non sia ad avere un giudizio positivo su di me. E' un anno che mi muovo spesso nelle regioni italiani più diverse per la formazione dei magistrati. Durante i miei viaggi ho sovente incontri con la società civile. Tutti incontri molto utili che mi hanno fatto capire che nel Paese c'è una profonda ansia di giustizia. Una richiesta che deve essere soddisfatta in maniera adeguata.

Alle ultime elezioni molti magistrati hanno deciso di candidarsi. Crede sia giusto?

E' una scelta personale, certamente molto difficile. Io comunque non lo farei. Bisogna fare tutta una serie di attività che a me spaventerebbero. Non so, forse non ne sono capace, ma preferisco affrontare i problemi da un punto di vista tecnico. Non mi sento un politico.

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