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Hantavirus vs Covid: la pandemia ha cambiato la nostra percezione del rischio sanitario

La memoria del Covid è diventata parte del modo in cui leggiamo il presente. Non solo nei media, ma anche nei social, nelle parole che scegliamo, nei confronti che facciamo e nelle paure che riattiviamo

Hantavirus vs Covid: la pandemia ha cambiato la nostra percezione del rischio sanitario

Hantavirus vs Covid: la pandemia ha cambiato la nostra percezione del rischio sanitario

Negli ultimi giorni il caso Hantavirus, legato alla nave da crociera MV Hondius, ha attirato l’attenzione dei media internazionali e italiani. Il 2 maggio 2026 un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo della nave è stato segnalato all’Organizzazione Mondiale della Sanità che, a seguito di analisi, ne ha attribuito la causa a una forma di hantavirus. Nonostante la gravità di alcuni casi, le autorità sanitarie hanno indicato un rischio basso per la popolazione.

Il caso ha però riattivato immediatamente un immaginario già noto: quello della pandemia. Termini come Covid, quarantena, vaccino, lockdown e nuova pandemia sono entrati rapidamente nella conversazione, soprattutto sui social. Per capire quanto l’esperienza del Covid abbia modificato il modo in cui media e utenti interpretano un nuovo rischio sanitario, Volocom ha realizzato un’analisi comparativa sulla copertura mediatica in Italia relativa ai primi giorni successivi alla segnalazione dei due virus.

L’analisi ha preso in considerazione tutti gli articoli pubblicati su stampa nazionale e web italiano e tutti i post social in lingua italiana contenenti riferimenti al Covid e all’Hantavirus.

  • Per il Covid è stato analizzato il periodo dal 21 al 30 gennaio 2020, a partire dal primo Situation Report dell’OMS sul nuovo coronavirus, che riportava già 282 casi confermati, 51 casi gravi, 12 critici e 6 decessi[1].
  • Per l’Hantavirus è stato considerato il periodo dal 3 al 12 maggio 2026, cioè i primi dieci giorni successivi alla segnalazione all’OMS e all’identificazione del virus sulla nave.

La memoria del Covid entra subito nel racconto dell’Hantavirus

Il primo dato rilevante riguarda il volume complessivo della copertura. Nei primi dieci giorni osservati, il Covid ha generato in Italia 15.153 articoli su stampa e web e 48.517 menzioni social. Nello stesso intervallo temporale, l’Hantavirus ha prodotto 22.483 articoli su stampa e web e 38.574 menzioni social.

Il dato è significativo perché i due fenomeni presentavano, già in partenza, livelli di gravità sanitaria molto diversi. A gennaio 2020, il Covid era già un’emergenza in rapida evoluzione, con casi confermati in più Paesi e un quadro sanitario preoccupante. Il caso Hantavirus, invece, pur avendo richiesto attenzione e misure di contenimento, è stato classificato dalle autorità sanitarie come a basso rischio per la popolazione generale. Eppure, la distanza tra i volumi mediatici non è così ampia. Questo suggerisce che oggi il sistema informativo e la conversazione pubblica reagiscono con maggiore prontezza ai segnali legati a possibili rischi sanitari.

Un ulteriore elemento particolarmente rilevante riguarda il modo in cui l’Hantavirus viene raccontato. Su stampa e web, circa un quarto degli articoli sull’Hantavirus cita anche il Covid e sui social il riferimento al Covid compare in 5.407 menzioni su 38.574 (circa un post su sette).

Questo significa che l’Hantavirus non viene raccontato soltanto come un fatto sanitario autonomo, ma viene immediatamente letto attraverso la memoria della pandemia. Il Covid diventa un riferimento implicito o esplicito attraverso cui media e utenti provano a dare senso a un nuovo episodio sanitario.

Stampa e web: l’Hantavirus cresce subito, il Covid fu più lento

Il confronto dell’andamento temporale delle menzioni dei due virus nei primi dieci giorni dalla loro segnalazione testimonia che qualcosa è cambiato.

Nei primi giorni successivi alla segnalazione, l’Hantavirus mostra una curva di attenzione più immediata rispetto a quella osservata per il Covid nella fase iniziale del 2020. È un dato che non misura la gravità sanitaria, ma la rapidità con cui un tema viene riconosciuto come potenzialmente rilevante dal sistema mediatico. A maggio 2026 l’Hantavirus entra in un ecosistema informativo già allenato a riconoscere parole, segnali e dinamiche tipiche di una crisi sanitaria.

Sui social, una crescita simile nonostante una diversa gravità iniziale

Anche sui social la conversazione cresce rapidamente per entrambi i virus. Nel caso Covid, le menzioni passano da 813 nel giorno 1 a 15.581 nel giorno 10. Per l’Hantavirus, il percorso è più graduale nei primi quattro giorni, ma accelera rapidamente dal giorno 5, raggiungendo 5.146 menzioni e mantenendosi poi su livelli elevati fino al giorno 10.

Il dato più interessante non è solo quantitativo. È il fatto che, pur partendo da condizioni sanitarie molto diverse, i due fenomeni generano dinamiche social comparabili nella fase iniziale. Questo conferma una trasformazione nella sensibilità collettiva: dopo il Covid e la pandemia, la nostra sensibilità al rischio sanitario è cambiata.

Quando la crisi Covid si aggravò, la copertura esplose

Nell’analisi abbiamo poi esteso l’osservazione della curva delle menzioni Covid oltre i primi dieci giorni, mantenendo il confronto con l’Hantavirus solo nella fase iniziale. In questo caso emerge un secondo elemento: l’attenzione sul Covid esplose davvero quando ormai era già diventato un’emergenza globale.

Su stampa e web, dopo una prima crescita nei dieci giorni iniziali, si osservano nuovi picchi in corrispondenza di passaggi chiave: il 30 gennaio 2020, quando l’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte riferì l’accertamento dei primi due casi positivi in Italia, e poi dalla seconda metà di febbraio, con le prime misure restrittive (le prime zone rosse, la chiusura delle scuole, la sospensione di alcune attività…).

Lo stesso accade sui social, dove la curva cresce in modo ancora più marcato. Dopo i primi picchi di fine gennaio, la conversazione esplode con l’ingresso del Covid nella vita quotidiana degli italiani: non più solo una notizia sanitaria internazionale, ma una crisi nazionale con effetti diretti su mobilità, scuola, lavoro, relazioni sociali e percezione del futuro.

Il confronto con l’Hantavirus non serve a suggerire che le due traiettorie siano destinate a sovrapporsi. Al contrario, mostra come il Covid sia diventato un fenomeno mediatico totale solo quando la crisi sanitaria si è aggravata e ha iniziato a produrre conseguenze concrete nella società italiana.

La wordcloud conferma: il Covid è già dentro il racconto social dell’Hantavirus

L’ultima evidenza arriva dall’analisi lessicale dei post social sull’Hantavirus. Dall’analisi dei termini più frequenti presenti nei post sull’Hantavirus, “Covid” risulta la tredicesima parola più frequente all’interno della conversazione. Accanto al riferimento diretto al Covid compaiono anche diversi termini legati alla memoria pandemica: “vaccino” (2.244 menzioni), “pandemia” (2.037), “quarantena” (1.137), “nuova pandemia”, “vaccino covid” e “#lockdown”.

Questi termini mostrano che la conversazione social sull’Hantavirus non si limita alla descrizione del caso specifico. Al contrario, richiama categorie già sedimentate nell’esperienza collettiva: vaccini, quarantena, lockdown, rischio pandemico, nuova emergenza. È proprio qui che emerge il punto centrale dell’analisi: la pandemia ha modificato il nostro vocabolario del rischio sanitario.

Una nuova sensibilità al rischio sanitario

Il confronto tra Covid e Hantavirus non va letto come un paragone tra la gravità sanitaria dei due fenomeni. I dati non dicono che l’Hantavirus sia “un nuovo Covid”, né suggeriscono che seguirà la stessa traiettoria. Dicono però qualcosa di importante sul modo in cui è cambiata la percezione pubblica del rischio sanitario.

Nel gennaio 2020, il Covid entrò progressivamente nel racconto mediatico italiano, crescendo insieme all’evoluzione della crisi. Nel maggio 2026, l’Hantavirus viene invece intercettato fin da subito da un sistema informativo e sociale molto più sensibile, reattivo e predisposto ad associare un nuovo focolaio all’esperienza pandemica.

La memoria del Covid è diventata parte del modo in cui leggiamo il presente. Non solo nei media, ma anche nei social, nelle parole che scegliamo, nei confronti che facciamo e nelle paure che riattiviamo. In questo senso, l’Hantavirus non racconta soltanto un nuovo episodio sanitario. Racconta anche quanto il Covid abbia cambiato, forse in modo permanente, la nostra attenzione verso ogni nuovo segnale di rischio.

[1] https://www.who.int/docs/default-source/coronaviruse/situation-reports/20200121-sitrep-1-2019-ncov.pdf?sfvrsn=20a99c10_4