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Cronache
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Albert Goring, fratello del nazista che perseguitò gli ebrei, poterbbe riceve presto un premio per aver salvato, durante la sua vita molti ebrei. Israele potrebbe fare di lui il 526mo tedesco onorato col titolo di "Giusto". La storia di Albert si distingue nettamente da quella del fratello. Quando le Ss costrinsero gli ebrei viennesi a pulire le strade con le spazzole, anche Albert si mise in ginocchio per fare lo stesso.

E quando un Ss lo sollevò per il collo e gli chiese di esaminare i suoi documenti, la spedizione punitiva finì, per paura della collera dell'altro Göring. Il fratello cadetto organizzò anche la fabbricazione di falsi documenti e salvacondotti e la distribuzione di denaro per i perseguitati dal regime nazista. Albert sapeva di poter contare sull'influenza del fratello maggiore, che, nonostante tutto, gli restò fedele e che lo salvò in diverse occasioni: come quando, imitando la carta intestata di Hermann, ordinò la liberazione di detenuti nel campo di concentramento di Dachau, firmandosi semplicemente "Göring".

Nel 1945 Albert si consegnò agli americani, che lo accusavano di complicità con i nazisti. Detenuto ad Augusta, a poche celle di distanza dal fratello che attendeva il processo di Norimberga, Albert faticò a convincere gli inquirenti della propria innocenza. A nulla valsero le testimonianze di Hermann, che lo discolpò definendolo un "uomo buono". Per provare la sua avversione nei confronti della Germania di Hitler, Albert stilò un elenco delle circostanze nelle quali egli salvò 34 ebrei da morte certa. Neanche questo bastò. Benché non avessero trovato nulla contro di lui, lo trattenero un anno, finché, per una incredibile coincidenza, uno degli inquirenti trovò sulla lista il nome di un suo zio.

Non del tutto convinti, gli americani consegnarono Albert alle autorità cecoslovacche. Fu detenuto un anno a Praga, prima di essere liberato nel 1947 grazie alle testimonianze dei suoi colleghi della Skoda, dove aveva lavorato. Tornato a Monaco, Albert decise di conservare il suo cognome, che però fu sempre associato ai crimini del fratello. Non riuscì mai a trovare lavoro, malgrado le competenze riconosciute di manager. Anche la moglie finì con l'abbandonarlo. Morì, povero e alcolizzato, nel 1966.

 

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