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Cronache

La nuova plutocrazia mondiale, il segno nascosto dell’élite sul mondo, l’alienazione della vita delle masse nella loro quotidianità fotografa un mondo neofeudale, difficile da tratteggiare solo perché i confini si sono espansi, dilatati da un polo all’altro del pianeta. Potersene accorgere è virtù e difetto delle poche intelligenze contrarian ancora sveglie ancora resistenti prima che l’amigdala si svuoti o si frigga nella consapevolezza dell’inutilità della lotta o perché soppressa dalla voglia di fuga, di esilio in qualche fiordo riscaldato dal sole.

Le vie per cui il tempo e la storia degli uomini chiamano altri uomini a segnare i sentieri su cui portarsi fuori dalla sofferenza oggi avrebbero bisogno della fusione in unico sapere,in unico sguardo sull’universo.E’ questo che mantiene vivi e scalcianti gli animi delle ‘intelligenze di mezzo’, quelle che, non ancora conquistate da suite e narcisismi di ricchezze barbare, si permettono il peso di amare ogni singolo individuo e lavorano perché il tempo il mondo il pianeta diventino una unica cosa un unico posto degno di viaggiare nelle galassie con qualcosa da dire. Ma da qui da questo piccolo punto del mediterraneo, ombellico del mondo si assiste ad una diaspora delle coscienze, all’ esodo delleintelligenze che vanno nascondendosi in forme esoteriche, non diffuse, non comuni a causa di un sottile attacco alla laicità, alla modernità, un attacco alla possibilità di un’ evoluzione che gli spiriti più sensibili avvertono impellente, necessaria, non differibile nella storia.

Di fronte a noi, nell’immaginario che i media rinnovano 24h al giorno si staglia la figura ed il clamore di chi dilaga fra le masse con una religione elementare, non comprensibile, disegnando la figura di Dio nei suoi tratti più incomprensibili come quelli del perdono e della bontà. Un papa di velata opposizione alla modernità passeggia in essa per proporre retaggi di santità e di apostolato, promuove il dogma ripristinandolo sotto la veste della speranza Legittima la religione della povertà e non quella dell’evoluzione e così facendo distrugge consapevolmente le città della laicità, unico vero argine alla deriva dell’ateismo, dell’integralismo oscuro e del nichilismo ipnotico dello sguardo sul nulla stellato. Dismettere gli abiti corpulenti del potere clericale, degli ori barocchi della scenografia dei templi vaticani ha rassicurato la gente nella eterna speranza di rivedere urbi et orbi l’imitazione di Cristo in chi ne reclama e ne esercita il vicariato, senza oppositori. E così facendo distrugge la messa in scena della mistica che certificava fino ad ora il limite, la separazione, la distanza con la modernità, con la laicità.

Era proprio grazie alla mistica carismatica che in qualche maniera il mandato a cambiare il mondo rimaneva extra moenia ,mentre dall’al di qua delle mura leonine si impegnava il tutto nel conservare, nel mantener intatto non il quadro ma la cornice. E si dava respiro al Tempo che così, libero, disegnava nuovi quadri di realtà. Bergoglio è lontano dall’Europa, è un combattente predicante, vigoroso e parrocchiale. Porta con sè il linguaggio del Sudamerica per affermarsi contro evangelisti e predicatori, afrovodoo e animisti. Esprime il senso primitivo della fede addolcita, edulcorata, ammansita e resa cieca infine dalla teologia della sofferenza: dio è buono, dio è gioioso. Questo è il papa dell’apoftegma, del pensiero autoconclusivo in cui ogni pensiero diventa sentenza e solo dopo averla accettata, principio.

Nel suo parlare il riflusso di una granitica riassunzione di dio nelle categorie teologiche è una mossa esplosiva giocata titanicamente nel far mostra di sé; e così diventa coessenziale all’inconscio collettivo. In tempi di sofferenza quanto è onesto operare sull’inconscio della gente attraverso i media anzicchè sulla coscienza? Quanto è cristiana la coscrizione obbligatoria di stampo gesuitico? Non è forse Questo un dubbio sacro? Un dubbio figlio della stessa laicità che è essenza di quel racconto che precede la fede cristiana, il vangelo.Racconto di una vita anticlericale, antifideistica , perfettamente laica nella sua immensa religiosità. Capolavoro dell’umana ricerca nell’infinito dell’animo. Capolavoro laico. Difendere la laicità dello spirito e non intaccarla significherebbe così creare i presupposti per una chiara rifondazione della religiosità interiore, dei principi umani per cui alla ricerca si da la possibilità di una risposta. Ricerca religiosa in primis e non di religione; ricerca per una risposta anche scientifica così come è scientifica ogni religiosità dell’animo dove valori come tolleranza, uguaglianza democrazia, solidarietà si sono intrinsecamente sviluppatesi nell’ intera laicità, nell’intera scienza e nella migliore performance intellettuale umana che va sotto il nome di spiritualità. Dio è buono, Dio è gioia: non è l’aggettivo che preoccupa ma il verbo -ancora una volta, il verbo-. L’affermare l’asserire l’indicare sine dubio mortifica e annichilisce l’intelletto di fronte ad una realtà in cui a veder bene Dio è tutto fuorchè pensare che sia.

Salvatore Passaro

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