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Cronache
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A due anni dall'avvio del processo davanti alla terza corte d'Assise di Roma per la morte di Stefano Cucchi c' stata la requisitoria dei pubblici ministeri. Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy hanno chiesto condanne che vanno dai 2 ai 6 anni e 8 mesi di reclusione per i dodici imputati sotto processo per la morte del giovane.

Gli imputati sono sei medici del Pertini, tre infermieri della stessa struttura e tre agenti della polizia penitenziaria. I tre agenti della penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici devono risponde di lesioni personali aggravate. Aldo Fierro responsabile del reparto protetto del Pertini, e i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi Preite de Marchis e Silvia Di Carlo, insieme agli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli e Domenico Pepe sono accusati di abbandono di persona incapace.

Tutto il personale medico e infermieristico deve rispondere anche di favoreggiamento e omissione di referto. Rosita Caponetti, un dirigente dell'ospedale Pertini, e' accusata di falso e abuso d'ufficio. In aula sono presenti i genitori di Stefano Cucchi, il padre Giovanni e la madre Rita Calore, costituiti parte civile nel procedimento insieme alla sorella Ilaria.

"Tutti volevano farsi grandi con la morte di Cucchi". E' l'accusa lanciata dal pubblico ministero Vincenzo Barba nel corso della requisitoria davanti alla terza corte d'assise di Roma dove si svolge il processo per la morte di Stefano Cucchi, morto il 21 ottobre del 2009 nel reparto protetto del Pertini ad una settimana dal suo arresto. Il pm ha ricordato le difficolta' affrontate nel corso delle indagini a causa "del clamore mediatico" e in particolare per proteggere quello che ritiene essere il testimone "credibile", l'immigrato del Gambia, Samura Yaya, che la mattina del 16 ottobre del 2009 si trovava in stato di fermo nelle celle sotterranee del tribunale di Roma insieme a Cucchi.

"Abbiamo avuto l'esigenza di tutelare Samura come fonte di prova - ha detto Barba - il clamore mediatico era diventato insopportabile. Ad un giorno dall'incidente probatorio tutti hanno tentato di raggiungerlo, anche il senatore Stenfano Pedica. Noi abbiamo dovuto fare una lotta impari per difendere la nostra fonte di prova da un attacco politico e giornalistico, tutti volevano farsi grandi con la morte di Cucchi". "Il processo e' stato difficile - ha detto il pm Barba - anche a causa di varie rappresentazioni dei fatti che sono state portate fuori dal processo. I mass media hanno influito sull'opinione pubblica. C'e' chi ha voluto dare una rappresentazione della realta' diversa da quella emersa dal processo".

"Sin dall'inizio - ha sottolineato ancora Vincenzo Barba - i pm hanno operato nell'ombra senza clamori mediatici emersi in seguito non certo per nostra volonta'. Abbiamo voluto dare massimo spazio a tutte le parti in causa, a tutte le loro richieste. Ma l'impatto mediatico e' divenuto sempre piu' invasivo, ci sono state ben due commissioni che hanno indagato contemporaneamente a noi e con evidenti interferenze. Ci sono state svariate interrogazioni parlamentari fino a numerosi tentativi di depistaggio da parte di personaggi che noi abbiamo inserito nella lista testimoniale". "Stefano Cucchi e' stato picchiato in stato d'arresto dalla penitenziaria che doveva garantirne la custodia e questo perche' chiedeva, anzi pretendeva con l'arroganza che gli era propria qualcosa per alleviare l'astinenza dagli stupefacenti".

"Cucchi e' stato picchiato - ha precisato Barba - nelle celle di piazzale Clodio da parte degli imputati della polizia penitenziaria mentre era in attesa dell'udienza di convalida. E' stato ricoverato nella struttura protetta del Pertini pur non essendoci le condizioni e questo per nascondere quello che era avvenuto presso le celle del tribunale, per isolarlo dal resto del mondo".

Parlando delle reali cause della morte di Cucchi il pm ha precisato che "e' morto a causa del gravissimo stato fisiologico e del suo rifiuto ad alimentarsi". "A questo si aggiunga - ha ribadito Barba - l'incuria del personale dei medici e degli infermieri con gravissime lacune, omissioni che rivelano un vero e proprio stato di abbandono del paziente che essendo detenuto non poteva scegliere da chi farsi curare".

"Stefano Cucchi aveva una magrezza patologica simile ai prigionieri di Auschwitz". Lo ha affermato il pubblico ministero Maria Francesca Loy. "Cucchi non era un giovane sano e sportivo - ha detto il pm Loy - era un tossicodipendente da vent'anni, con gravi conseguenze sugli organi". E ha continuato: "Tutti noi possiamo immaginare le conseguenze di uso di droghe su un corpo umano per vent'anni. Assumeva ogni tipo di sostanza stupefacente, soffriva inoltre di crisi epilettiche dall'eta' di 18 anni. Dal 2001 al 2009 ha compiuto ben 17 accessi al pronto soccorso dell'ospedale Vannini, una media di due all'anno".

"Le lesioni che aveva Stefano Cucchi non sono neanche una concausa della sua morte ma hanno valenza occasionale".  "Cucchi - ha sottolineato il pm - e' morto perche' non e' stato alimentato, non e' stato curato, rifiutava di cibarsi e nessuno dei medici si e' preoccupato di farlo nutrire". Per il pubblico ministero Cucchi "e' morto di fame e di sete" e quello dei medici "non e' stato un comportamento colposo ma chiari indici di indifferenza nei confronti del paziente". "Davanti al rifiuto di nutrirsi del paziente maleducato, scorbutico e cafone i medici lo hanno lasciato perdere accettando il rischio che potesse morire"."Il reparto della struttura protetta del Pertini - ha detto il magistrato - e' piu' esposto al rischio che il detenuto si rifiuti di nutrirsi. E' quindi una sindrome che doveva essere ben conosciuta dai medici che avrebbero dovuto saperlo trattare ed e' evidente che non lo hanno fatto".

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