“Mi chiedo ancora come sono potuto scampare” alla strage. Si sente ancora lo choc nella voce di Laurent Leger, giornalista di Charlie Hebdo sopravvissuto all’attacco di Parigi, intervistato da France Info. “Ho visto l’orrore, nessuno del piccolo gruppo di sopravvissuti ha ancora capito che è tutto vero, per noi Charb, Cabu, Wolinski, sono ancora con noi”, racconta, trovando a fatica le parole.
“Era la fine della riunione di redazione – prosegue – a un certo punto abbiamo sentito degli scoppi, non sapevamo bene cosa fosse, poi la porta si è aperta e un uomo è sbucato urlando Allah Akhbar, aveva un passamontagna, era tutto vestito di nero, aveva un fucile che teneva con le due mani”.
Poi, gli spari. “L’odore di polvere da sparo. Qualche secondo, ed eravamo tutti per terra. Hanno sparato nel mucchio”, dice ancora Leger, spiegando che è solo “per fortuna” che è sfuggito alla loro attenzione, buttandosi “sotto un tavolo. All’inizio non si capiva, l’ho visto per un secondo. E poi ho capito che non era uno scherzo. Credevo che avrebbero fatto il giro della redazione per trovare i sopravvissuti – conclude – Ma poi ci siamo alzati, c’erano dei sopravvissuti. E lì è l’aberrazione, è irreale. Lo sconvolgimento. Siamo corsi verso i feriti. Non capiamo cosa sia successo. Tutto questo in piena Parigi, in un giornale”.

