Il Giudice civile del Tribunale di Taranto ha disposto il risarcimento nei confronti di un gruppo di cittadini residenti in uno stabile del quartiere Tamburi per i danni subiti a causa dell’inquinamento proveniente dall’Ilva. Una prima richiesta stragiudiziale fu avviata sin dal 2006 dagli avvocati Eligio Curci e Massimo Moretti per conto di un condominio del rione, che si trova a poche centinaia di metri dallo stabilimento siderurgico, sulla scorta della sentenza di condanna in sede penale di amministratori e dirigenti Ilva per il reato di ‘getto pericoloso di cosè relativa allo sversamento di polveri dei parchi minerali.
L’Ilva, spiega il Corriere del Mezzogiorno, si oppose ai risarcimento in via bonaria e nel 2008 iniziò la causa civile. Dopo sei anni la sentenza con il riconoscimento del diritto al risarcimento subito a causa dell’inquinamento. I condomini hanno quindi ricevuto gli assegni relativi ai risarcimenti riconosciuti in sentenza e liquidati da Ilva spa. Somme comprese tra gli undicimila e i quindicimila euro a famiglia, che vanno a risarcire una voce di danno, per la prima volta viene riconosciuto in sede giudiziale, conseguente alla ridotta possibilità di godimento dell’immobile di proprietà a causa dell’inquinamento industriale proveniente dallo stabilimento Ilva. “Una sentenza innovativa – commentano in una nota gli avvocati Curci e Moretti – che costituisce un precedente particolarmente importante in materia, anche perchè il diritto risarcitorio riconosciuto, e mai reclamato da nessun altro, appare difficilmente revocabile in sede di impugnativa, non dipendendo da valutazioni tecniche o da dati che possono essere suscettibili di varia interpretazione”.
BONELLI (VERDI), TARANTO ESPUGNATA DALLA DIOSSINA – “I dati resi pubblici oggi dal fondo Antidiossina sulla presenza della diossina nel latte materno sono drammatici. Si parla di +1500% di diossine nel latte delle mamme che devono allattare i propri figli: e’ la conferma che Taranto e’ una citta’ condannata ai veleni nella voluta indifferenza di chi dovrebbe tutelare la salute e invece di costruire un’alternativa a questa economia della morte, come accaduto a Bilbao o bel bacino della Ruhr, continua a negare le ragioni di un diritto alla vita e al futuro della popolazione tarantina”. Lo dichiara Angelo Bonelli coportavoce nazionale dei Verdi che aggiunge: “‘Dum Romae consulitur, Tarentum expugnatur’, mentre a Roma si discute Taranto viene espugnata, ma viene espugnata dalle diossine”. “È doloroso vedere che ieri alla riunione per salvare l’Ilva che si è svolta a Roma partecipasse Pietro Nardi condannato a 8 anni e 6 mesi di reclusione per morti di amianto provocate nel polo siderurgico di Taranto. Quello che si sta delineando dal punto di vista societario per salvare Ilva e’ un qualcosa di vergognoso” continua Bonelli che conclude: “La realizzazione di una new company dove fare arrivare le risorse dei nuovi investitori e una bad company legata alla vecchia Ilva dove lasciare debiti: un modo per garantire gli investitori dalle conseguenze processuali e dalle richieste di risarcimento danni che non finiranno sulle loro spalle e, quindi, nessuno pagherà i danni causato ai tarantini. Oggi più che mai è necessaria una ‘Norimberga’ per i crimini ambientali in Italia”.
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