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Cronache

 

florido ilva 500

Ha spedito un telegramma dal carcere, Giovsanni Florido, per comunicare le sue dimissioni. La bufera che ha travolto la Provincia di Taranto e gli esponenti del Pd, a soli pochi giorni dalle elezioni amministrative, lo imponeva. Anche perchè largo è stato il coro delle "prese di distanza", anche se ricco di distinguo e di speranza che il Presidente coinvolto negli arresti potesse dimostrare la sua estraneità ai fatti.

Di fatto si apre il percorso diretto allo scioglimento del Consiglio Provinciale e al Commissariamento della Provincia di Taranto.

Il presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido, era stato arrestato dai militari della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta su presunti favori all'Ilva denominata "Ambiente svenduto". L'accusa: quella di concussione. Insieme a Florido altri tre arresti eseguiti. Si tratta dell'ex consulente dell'Ilva, Girolamo Archinà, e l'ex assessore provinciale all'Ambiente, Michele Conserva.

Ai domiciliari, invece, il funzionario pubblico Specchia. Il reato contestato dal gip Patrizia Todisco è quello di concussione e si riferisce alla discarica Mater Gratiae all'interno dell'Ilva destinata ai rifiuti speciali.

 Delle tre persone finite in carcere per concussione per i nuovi sviluppi dell'inchiesta su Ilva e ambiente, Girolamo Archina', e' gia' detenuto. L'ex consulente Ilva, addetto ai rapporti istituzionali, e' stato infatti arrestato lo scorso 26 novembre insieme ad altri nell'ambito della seconda fase dell'inchiesta "Ambiente svenduto", quella che ha portato anche al sequestro delle merci, liberate poi ieri con un provvedimento del gip Patrizia Todisco, lo stesso giudice che ha firmato le ordinanze di custodia cautelare di oggi.

Proprio ieri gli avvocati di Archina' avevano presentato al Tribunale dell'appello una documentazione medica sostenendo che il regime carcerario non compatibile con le condizioni del proprio assistito, documentazione che il collegio dei giudici si era riservato di esaminare. L'ex assessore provinciale all'Ambiente, Michele Conserva, giæ del Pd, si era invece dimesso dalla carica diversi mesi addietro ed era gia' stato arrestato, ai domiciliari, lo scorso 26 novembre nell'ambito di un pezzo dell'inchiesta "Ambiente svenduto" e poi rimesso in liberta' negli ultimi mesi.

Florido e' invece il presidente della Provincia di Taranto al suo secondo mandato. E' stato eletto nel 2004 per la prima volta e rieletto per la seconda nel 2009. Nel 2007, all'indomani del dissesto finanziario del Comune di Taranto, Florido si era anche candidato sindaco di Taranto con una coalizione di centrosinistra ma al ballottaggio era stato sconfitto dall'attuale sindaco Ezio Stefano. Florido, nato nel 1952, sposato e con due figlie femmine, viene dal sindacato. Per diversi anni e' stato nella segreteria e segretario della Fim Cisl di Taranto, poi segretario provinciale della stessa Cisl, carica dalla quale si dimise in vista della candidatura alla Provincia. Negli ultimi mesi si era anche parlato di una possibile candidatura di Florido al Parlamento, tant'e' che si ipotizzavano sue dimissioni anticipate dalla carica di presidente della Provincia anche in relazione al ventilato scioglimento delle stesse Province, cosa che poi non si e' piu' verificata. E comunque la maggioranza di centrosinistra voto' in aula, in Consiglio,un documento chiedendogli di restare alla guida dell'ente. da vedere adesso che accade in Provincia perche' all'ndomani delle dimissioni del vice presidente Costanzo Carrieri, del Pd, eletto presidente del consorzio Asi, non sarebbe stata formalizzata la nomina di un nuovo vice presidente, mentre la delega all'Ambiente lasciata da Conserva e' stata subito trasferita a Giampiero Mancarelli, del Pd, che e' anche titolare del Bilancio.

"L'arresto del presidente della provincia di Taranto dimostra, drammaticamente per i tarantini, che un sistema politico ha lavorato per anni per nascondere la verità perché era colluso con chi inquinava e con chi, come dice la procura, ha provocato 'inquinamento, malattie e morte'". Lo dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: "Per anni le istituzioni hanno detto ai tarantini che tutto andava bene, che la situazione era migliorata, addirittura che la mortalità era diminuita. Ma le indagini della procura hanno smascherato le bugie e chi le ha dette". "Le istituzioni non hanno voluto fare le indagini epidemiologiche che avrebbe dimostrato scientificamente la relazione tra morte e inquinamento: quello che doveva fare la politica lo ha fatto la magistratura. C'è un'intera classe politica che, indipendentemente dal coinvolgimento nelle inchieste dovrebbe dimettersi immediatamente perché o era collusa o è stata in silenzio - continua il leader ecologista -. In questa drammatica vicenda, però, esiste un paradosso: chi non è stato in silenzio e ha denunciato con forza, come me, prima è stato denunciato dal ministro dell'Ambiente Clini per aver reso pubblici i dati sulla mortalità e poi, addirittura, citato per danni da Riva che chiede un risarcimento di 500 mila euro".

"A Taranto si muore di inquinamento ma nessuno in questi anni si è preoccupato di costruire un'alternativa all'economia alla diossina. Di certo non se n'è preoccupato il governo Monti, che disinteressandosi dell'emergenza sanitaria e ambientale, si è occupato solo di costruire deroghe e scappatoie per l'azienda. Ora dopo un dettagliato esposto di Taranto si sta occupando il Tribunale dei diritti dell'uomo ma è necessario che l'Aia venga rimessa immediatamente in discussione - conclude Bonelli -. Ma Taranto non è un caso isolato. Dalla Sicilia alla Lombardia quante sono le industrie che continuano ad inquinare grazie alla copertura e alla corruzione? Ecco perché chiedo immediatamente una commissione d'inchiesta: in Italia ci sono 6 milioni di cittadini che vivono in siti fortemente inquinati e da bonificare. Quali sono le loro condizioni di salute? Ci sono state o ci sono omissioni nei controlli?".

 

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