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Cronache
Ilva, l'Ue: "Aiuti illeciti dallo Stato". I Verdi: "Renzi, sull'ambiente cambia registro"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Soldi pubblici regalati all'Ilva, prestiti-ponte, bonifiche. L'Ue indaga per aiuti di Stato illeciti. Risposte dal governo entro il 20 novembre o scatta la procedura d'infrazione. "Il governo Renzi non si occupa dei temi ambientali", accusa Bonelli (Verdi), in un'intervista ad Affaritaliani.it: "In silenzio ha aumentato di 500 volte i limiti degli scarichi industriali".

LEGGI TUTTO IL DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE UE CHE ACCUSA IL GOVERNO ITALIANO

IL DOCUMENTO UE - Violazione delle norme sulla concorrenza e aiuti di Stato alle imprese private. Sono queste le gravi ipotesi prese in considerazione dalla Commissione europea che ancora una volta chiede chiarimenti al governo italiano nella vicenda legata all'Ilva di Taranto. Il governo ha infatti ricevuto il 1° novembre questo nuovo documento della direzione generale concorrenza dell'Ue che chiarisce subito di che cosa si sta parlando nell'oggetto: "Presunti aiuti all'Ilva". Bruxelles continua così la fitta corrispondenza cominciata già ai tempi del governo Letta e chiede lumi sui provvedimenti e decreti messi in atto per salvare l'impianto siderurgico sin dai tempi del governo Monti. In particolare, sotto la lente europea ci finiscono i 119 milioni di euro stanziati con il decreto 129 del 2012 destinati alla bonifica dell'area. Soldi che secondo Bruxelles sarebbero dovuti uscire dalla tasche della proprietà e non da quelle dello Stato, che avrebbe invece utilizzato fondi pubblici. Una mossa che cozzerebbe con la direttiva europea sulla responsabilità ambientale. Non è tutto: l'Ue interroga il governo Renzi anche sul prestito-ponte di 250 milioni concesso sempre dal governo attraverso un pool di banche. Ma tra i nodi che l'Ue chiede di sciogliere ci sono anche quello legato alla richieste di risarcimento da rispettare anche in caso di divisione in new company e bad company e il piano industriale, che ancora non è stato approvato nonostante le norme lo prevedano. Il governo è chiamato a dare una risposta entro il 20 novembre altrimenti Bruxelles potrebbe anche aprire una procedura d'investigazione formale. Con conseguenze anche economiche.

L'INTERVISTA

Angelo Bonelli, che cosa rischia l'Italia dopo questo documento della Commissione europea?

Rischia perché l'Europa stavolta è molto dura e parte dalla mancata applicazione del principio economico del "chi inquina paga". L'Europa vuole sapere se quelle aree sono state inquinate dall'Ilva e, in caso affermativo, lo Stato non può intervenire economicamente perché ciò rappresenterebbe una forma indiretta di aiuto di Stato. La divisione concorrenza sostiene che le somme erogate all'Ilva sono del Fondo Unico Giustizia e quindi sono a tutti gli effetti soldi pubblici. Le possibili conseguenze sono l'apertura di una procedura vera e propria nel caso che le risposte che il governo dovrà dare entro il 20 di novembre non siano soddisfacenti. Se dovessero essere accertati gli aiuti di Stato si aprirebbe una procedura d'infrazione con possibili multe che possono arrivare anche fino all'equivalente della cifra spesa per questi aiuti.

Ci saranno conseguenze anche sul piano interno?

Potrebbero esserci, perché secondo me le cose che scrive l'Europa possono costituire una notizia di reato per la procura, in particolare quando l'Commissione Ue contesta la mancata approvazione del piano industriale. Si tratta di una violazione di legge, perché doveva essere approvato già sei mesi fa ma lo stanno tenendo in sospeso perché sono in trattativa con gli acquirenti. Noi abbiamo fatto un esposto alla Corte dei Conti sulla vicenda dei 119 milioni di euro. Ci sono state forti inadempienze da parte del governo. Per esempio il ministro dell'Ambiente avrebbe dovuto procedere alla determinazione del danno ambientale. Stiamo parlando di una città che ha vissuto e sta vivendo ancora un disastro ecologico di enorme portata. Il ministro dell'Ambiente ancora oggi non ha avviato la procedura di quantificazione di danno ambientale prevista dalla legge, come mai? Qual è il danno determinato dall'Ilva?

La vicenda Ilva è esplosa in tutta la sua forza nel 2012 con le indagini giudiziarie. Che cosa è cambiato nell'approccio del governo al tema da Monti a Letta fino a Renzi?

Non è cambiato assolutamente nulla. C'è la persistenza nel pensare che l'Ilva possa essere salvata così com'è tout court. Ma l'Ilva è stata distrutta dai Riva, nonostante ci sia chi li descrive come i migliori industriali del ventesimo secolo. Oggi rimettere a posto l'Ilva è un impegno economico devastante. E' vergognosa la situazione bad company - new company che la stessa Ue ha rilevato, temendo sia un modo per evitare il risarcimento ambientale. Nel frattempo i soldi dei Riva chissà dove sono finiti... L'Arpa Puglia che per rimettere a posto anche le aree esterne all'Ilva ci vogliono 5 miliardi di euro.

Il governo Renzi sta facendo abbastanza per l'ambiente?

Ma, guardi, sono stati fatti sotto silenzio dei provvedimenti di cui Galletti è stato portatore che sono devastanti per l'ambiente. Quello più grave è il decreto competitività approvato a luglio che con tre norme aumenta i limiti degli scarichi industriali a mare. Sono stati alzati i limiti di 500 volte, per esempio, del pentaclorobenzene. Si è decisa la libertà di inquinare da parte delle grandi industrie. Siamo in una situazione di crisi economica e invece che far mettere a norma le aziende con investimenti in materia ecologica si preferisce modificare le leggi per permettere alle aziende di continuare a inquinare. La differenza è che adesso inquinano a norma di legge.

Il documento Ue può aprire a un nuovo futuro per Taranto?

Taranto potrebbe diventare un fiore all'occhiello di un processo di conversione sulle orme di quanto è successo a Bilbao, una città con la stessa popolazione, gli identici insediamenti industriali e lo stesso conflitto sociale. Ma da noi si preferisce salvare a tutti i costi l'Ilva lasciando al loro destino i lavoratori dell'Ilva. A me interessa salvare i lavoratori dell'Ilva. Si potrebbe fare un'area no tax, introdurre processi di semplificazione urbanistica nell'area dove sorge l'Ilva, una superficie tale e quale a dove sorge Taranto. Si potrebbe approntare un progetto di rigenerazione urbana, costruendo un polo tecnologico scientifico come a Pittsburgh. Una visione di questo tipo sarebbe stata auspicabile da parte di Renzi ma non la vedo. Quello che mi preoccupa è che da parte del governo non c'è una visione strategica e non c'è un piano alternativo.

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LE INTERVISTE

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