Ilva, scontro infinito tra pm e azienda. Ora nel mirino anche i lavoratori - Affaritaliani.it

Cronache

Ilva, scontro infinito tra pm e azienda. Ora nel mirino anche i lavoratori

Una mezza giornata, quella di ieri, vissuta all'Ilva tra tensioni e proteste col rischio di dover fermare l'altoforno 2 (Afo 2) e 19 lavoratori, 16 del siderurgico e 3 dell'impresa Semat, denunciati dai carabinieri - inviati dalla Procura - per violazione dei sigilli giudiziari essendo lo stesso altoforno 2 sequestrato senza facolta' d'uso dopo un infortunio mortale avvenuto a giugno. Poi, in tarda serata, un vertice in Prefettura, un confronto tra i sindacati e il comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica e una nota della stessa Procura hanno raffreddato le tensioni e chiariscono la situazione: l'altoforno 2 rimane in produzione, l'azione di carabinieri e Procura e' solo preliminare all'avvio di eventuali, successive indagini, infine i 19 lavoratori trovati in servizio sull'impianto non verranno precettati dalla Prefettura. Ma, al di la' del chiarimento intervenuto, rimane comunque evidente a Taranto lo scontro sull'Ilva tra magistratura e azienda e Governo dall'altro. Come tre anni fa, quando gli impianti dell'area a caldo furono sequestrati senza facolta' d'uso perche' inquinanti.

"Sono stati effettuati solo accertamenti di carattere assolutamente preliminare in vista di eventuali successive attivita' di indagine". Dopo l'incontro in Prefettura tra comitato provinciale dell'ordine pubblico e sindacati, nel quale il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Daniele Sirimarco, ha spiegato alle organizzazioni dei lavoratori cosa e' avvenuto alcune ore prima all'altoforno 2 dell'Ilva, e' la stessa Procura che fa diffondere, attraverso i carabinieri, una nota dal segno chiarificatore. In effetti, la giornata e' stata tesa, si sono vissute ore convulse, i sindacati hanno pressato l'Ilva dicendo che, se non avesse dato garanzie di sicurezza e di tutela giuridica dei lavoratori, sarebbero stati gli stessi sindacati a dire ai lavoratori di non andare piu' sugli impianti e, a quel punto, l'acciaieria si sarebbe fermata. E cosi', dopo il confronto in Prefettura, i sindacati prendono atto del chiarimento e diffondono anch'essi una nota distensiva. I partecipanti al vertice presieduto dal prefetto di Taranto, Umberto Guidato, dicono a tal proposito Fim, Fiom e Uilm Taranto, "hanno formulato rassicurazioni circa l'estraneita' dei lavoratori ai fatti contestati e che simili azioni non avranno a ripetersi". Il riferimento e' all'identificazione dei 19 lavoratori da parte dei carabinieri e alla denuncia per violazione dei sigilli giudiziari. "Ampie rassicurazioni - aggiungono i sindacati - sono state fornite in merito all'accesso su Afo 2 di tutti i lavoratori interessati alle pertinenti lavorazioni. Fim, Fiom e Uilm - conclude la nota sindacale - nell'apprezzare la disponibilita' manifestata dalle competenti autorita', auspicano che tutti i soggetti in campo, a partire da Ilva, mostrino maggiore chiarezza, responsabilita' e manifesta collaborazione per il superamento delle forti criticita' tutt'ora presenti". "Ha trovato accoglimento la nostra tesi - commenta Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl di Taranto - in base alla quale i lavoratori non possono essere ritenuti responsabili di mancata applicazione delle disposizioni della magistratura". E anche negli ambienti politici, industriali e aziendali, che hanno seguito l'evolversi della vicenda, si prende atto della tregua ma non si tralasciano commenti duri verso la magistratura la cui azione ulteriore all'Ilva viene definita "un eccesso".

Lo scontro e' sull'altoforno 2. Sequestrato senza facolta' d'uso dalla Procura di Taranto - sequestro convalidato dal gip - dopo la morte del 35enne Alessandro Morricella, dipendente del siderurgico, l'8 giugno rimasto gravemente ustionato mentre era all'opera sullo stesso impianto. La Procura e il gip sostengono che l'impianto e' pericoloso e non puo' essere usato anche se un decreto legge del Governo dello scorso 4 luglio, ora all'esame del Parlamento, lo ha "salvato" in extremis dallo stop - sarebbe dovuto scattare dal 6 luglio - e garantito all'Ilva di continuare la sua attivita' industriale. Procura e gip non solo ritengono che questo decreto non permette all'Ilva di usare l'altoforno, ma lo contestano per incostituzionalita' tant'e' che il gip lo ha impugnato, con una serie di eccezioni, davanti alla Consulta. L'Ilva, invece, afferma che il decreto legge vale a tutti gli effetti e permette l'uso dell'altoforno 2. "La societa' - chiarisce l'azienda - ribadisce di aver operato nel pieno rispetto della legalita' in ottemperanza alle previsioni del decreto legge 92/15". E anche un parere del giurista Sabino Cassese, presidente emerito della Consulta, chiesto dalla stessa azienda, chiarisce che il decreto legge "e' pienamente efficace ed e' dotato di efficacia autonomia esecutiva. Va quindi rispettato come legge - scrive Cassese - da tutte le autorita' della Repubblica". Ma in attesa di vedere come il decreto verra' convertito in legge, quali emendamenti apportera' il parlamento e quale, infine, sara' la valutazione della Corte Costituzionale, sull'Ilva dovrebbe esserci una tregua. A Taranto, pero', ci sono molti dubbi in proposito. E proprio in questo clima segnato dall'incertezza, lunedi' prossimo il gup di Taranto decidera' in merito alle 52 richieste di rinvio a giudizio - 49 verso persone fisiche e 3 verso societa' - formulate dalla Procura nell'ambito del processo "Ambiente svenduto", quello nato dagli arresti e dai sequestri di luglio 2013, e sempre lunedi' il Governo sara' a Taranto, in Prefettura, col sottosegretario alla presidenza, Claudio De Vincenti, per avviare un'operazione di rilancio della citta'. Operazione prevista dalla legge varata a marzo attraverso un Contratto istituzionale di programma.