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Cronache

Il gip di Milano Fabrizio D'Arcangelo su richiesta della Procura di Milano ha disposto il sequestro di un miliardo e 200 milioni di euro riconducibili a Emilio e Adriano Riva, proprietari dell'Ilva di Taranto. Il 'tesoretto' si trova nel paradiso fiscale di Jersey. I fratelli Riva sono indagati per truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni.

Emilio Riva
Emilio Riva

Emilio e Adriano Riva, i proprietari dell'Ilva che ha sede legale a Milano, avrebbero sottratto alla societa' 1,2 miliardi mettendoli in otto trust delle isole Jersey tra il 1996 e il 2006. Soldi che poi, secondo la ricostruzione della procura, sarebbero rientrati in Italia nel 2009 con lo scudo fiscale. E' questa l'ipotesi attorno a cui ruota l'inchiesta della procura di Milano nella quale sono indagati i fratelli Riva e due professionisti accusati, a vario titolo, di riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e trasferimento fittizio di beni.

ilva fumi

Il provvedimento di sequestro preventivo firmato dal gip, Fabrizio D'Arcangelo, lungo circa 50 pagine, e' stato eseguito dagli uomini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano e di Varese. I fratelli Riva, mediante l'interposizione fittizia di alcuni trust, attraverso una fiduciaria svizzera, avrebbero nascosto la reale titolarita' delle disponibilita' finanziarie create con i soldi dell'Ilva, facendo figurare all'estero beni che, invece, sono nella loro disponibilita' in Italia. Oltre ai sequestri che riguardano immobili, titoli e denaro, sono in corso una serie di perquisizioni a carico della famiglia Riva e dei professionisti indagati.

I fratelli Riva "attraverso complesse operazioni societarie su partecipazioni detenute da societa' di diritto olandese e lussemburghese, avrebbero fatto confluire in alcuni trusts accesi nelle Isole del Canale il proprio patrimonio, provento di molteplici delitti di appropriazione indebita aggravata in danno delle varie societa' del Gruppo industriale di riferimento, frode fiscale, infedelta' patrimoniale e false comunicazioni sociali". Lo scrivono i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Milano in una nota con la quale illustrano l'operazione 'Ritorno a casa' relativa al sequestro di un miliardo e ducentomilioni riconducibili ai proprietari dell'Ilva.

"Le indagini - proseguono i finanzieri - che hanno tratto spunto da un input del II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza, sono state svolte su delega del Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Milano, Stefano Civardi e coordinate dal Procuratore Aggiunto Francesco Greco, ed hanno permesso di accertare un articolato sistema fraudolento attraverso cui sarebbero stati trasferiti all'estero capitali illecitamente costituiti nel tempo da parte di alcuni componenti di una nota famiglia italiana operante nel settore siderurgico. "In particolare, gli indagati - continua la nota - attraverso complesse operazioni societarie su partecipazioni detenute da societa' di diritto olandese e lussemburghese, avrebbero fatto confluire in alcuni trusts accesi nelle Isole del Canale il proprio patrimonio, provento di molteplici delitti di appropriazione indebita aggravata in danno delle varie societa' del Gruppo industriale di riferimento, frode fiscale, infedelta' patrimoniale e false comunicazioni sociali".

GIP, SCUDO IRREGOLARE PERCHE' A.RIVA ERA CITTADINO CANADESE - Lo scudo fiscale col quale i fratelli Riva hanno riportato in Italia 1,2 miliardi di euro distribuiti in 8 trust all'estero era irregolare perche' Adriano Riva, il settlor del trust, cioe' colui il quale lo istituisce e conferisce in esso i beni, e' cittadino canadese. Lo spiega il gip nel provvedimento di sequestro del 'tesoretto' riconducibili ai proprietari dell'Ilva: "la permanenze della qualita' di settlor in capo ad Adriano Riva, cittadino canadese, avrebbe infatti precluso l'adesione allo scudo fiscale, riservato dal legislatore ai soli soggetti d'imposta residenti in Italia".

Il gip di Milano spiega che ai fratelli Riva viene contestato il reato di truffa "perche' Adriano Riva risulta essere il settlor di tutti gli otto trust pur essendo cittadino canadese, residente all'estero, che mai avrebbe potuto usufruire dello scudo, mai comparendo per contro come disponente dei trust Emilio Riva, benche' all'origine della formazione dei fondi, tramite i reati sopra evidenziati, vi fossero disponibilita' economiche riconducibili tanto a Emilio quanto a Adriano Riva".

Secondo il gip, i fratelli Riva prestavano consulenza di modo da far apparire come 'settlor' reale dei trust e quindi persona fisica che avesse la disponibilita' degli averi confluiti nei trust il solo Emilio Riva, cosi' ideando e realizzando la truffa".

INDAGATI DUE COMMERCIALISTI E MEMBRI GRUPPO RIVA - Nell'inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato al sequestro di 1,2 miliardi ai fratelli Riva sono indagati anche due commercialisti e membri degli organi di vigilanza di societa' del gruppo Riva. Sono Franco Pozzi ed Emilio Gnech, i quali avrebbero "falsamente rappresentato" che il disponente dei trust era unicamente Emilio Riva, mentre in realta' era Adriano Riva, circostanza che non avrebbe reso possibile il rientro in Italia della somma bloccata.

GIP, TRUST ALIMENTATI DA TRE OPERAZIONI SOSPETTE - Gli otto trust da 1,2 miliardi di euro riconducibili ai fratelli Riva "sono stati alimentati dalle plusvalenze lucrate da Emilio e Adriano Riva in occasione delle cessioni di Oak International Finance Amsterdam BV, Stahlbeteiligungen Holding e Ilva spa". In tutte e tre le operazioni "il corrispettivo della cessione di partecipazioni societarie poste in essere dalla Fire Finanziaria spa veniva fatto lucrare da societa' situate in paesi a fiscalita' privilegiata e fatto confluire nei trus costituiti in Jersey". "Gli schermi utilizzati - sottolinea il gip - sono preordinati a finalizzare il depauperamento della Fire Finanziaria spa di seguito trasformatasi in Riva acciaio spa e infine in Riva Fire spa in favore di Adriano ed Emilio Riva".

GIP, 1,2 MILIARDI SONO FRUTTO DI REATI - I fondi e i beni costituiti nei trust dai fratelli Riva, per un valore di 1,2 miliardi di euro, "costituiscono il provento dei delitti di appropriazione indebita continuata e aggravata" da parte degli indagati "ai danni della Fire Finanziara spa, di truffa aggravata, di infedelta' patrimoniale e di false comunicazioni sociali, oltre che di dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici e di trasferimento fraudolento di valori". Lo scrive il gip nel provvedimento con cui ha disposto il sequestro della maxi - somma. In una di queste operazioni, la cessione di una quota dell'1,885 per cento dell'Ilva alla Stahl Bv, quota poi riacquistata dalla capogruppo Riva Fire, "Emilio Riva quale presidente del cda di Riva Fire" ha agito "in totale conflitto di interessi con la societa', avendo compiuto atti in pregiudizio del patrimonio della stessa". Secondo il gip, i Riva hanno in questa occasione causato un danno alla societa' "incrementandone l'esposizione bancaria (580 mln)" allo scopo di "drenare disponibilita' finanziarie dalla Riva Fires spa a proprio vantaggio personale".

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