Ha destato scandalo la dichiarazione del Premier Boris Johnson in Gran Bretagna, che in un momento di emergenza sanitaria mostra sovranità e linea d’azione contrrocorrente: “Molte famiglie perderanno i loro cari”. Si parla di 10mila contagi nel Regno Unito, però nessuno gira con la mascherina e non v’è tensione tra le strade.
Ha sottolineato Johnson – da Downing Street – accompagnato dai massimi esperti britannici in materia sanitaria e scientifica, che prendere misure “draconiane” in questo momento non serva a nulla. Perché: “Bloccare il virus è impossibile, l’unica strategia è quella di spalmarne la diffusione nel tempo, in modo da consentire al sistema sanitario di gestire la situazione.”
Tra gli scaffali dei supermercati non ci sono tragedie, qualche Università ha predisposto autonomamente lezioni online, tuttavia la Scuola, la società in generale, opera in un clima di normalità. Gli anglosassoni, per cultura, sono un popolo più razionale e pratico, meno incline rispetto ai popoli latini alle passioni ed agli shock emotivi.
Di sicuro un atteggiamento aspro quello del Premier, ma figlio di una modalità comunicativa del tutto diversa rispetto agli altri Paesi dell’eurozona geografica, a cominciare dall’Italia. Dare per scontata “una brutalità”, un dolore, è stato un modo (triste ma) consapevole per non gettare nel panico e nell’isteria il popolo, così come avvenuto da noi. Nessun assalto ai treni, niente zone gialle-rosse e pasticci interpretativi tra province, nessuna incertezza.
Il punto, come qualcuno potrebbe credere, non è di non curarsi ed aspettare la morte in casa. Ma, nel frattempo che il Sistema Sanitario gestisce con ordine il contagio, non procurare ulteriori danni al sistema economico e soprattutto alla percezione d’immagine dell’UK. Non dimentichiamo che la nostra auto-enfasi emotiva negativa sta collassando nel globo l’attrattività del “Made in Italy”. Abbiamo avuto un assaggio nei giorni scorsi con il crollo del 30% del prezzo del parmigiano reggiano.
Inoltre, ha ribadito Johnson: “Non è desiderabile che nessuno venga contagiato, perché è preferibile che la popolazione sviluppi da sé anticorpi al virus”, chiamando in causa la cosiddetta “immunità di gregge”. Se un certo numero di persone si ammala e guarisce ci si immunizza spontaneamente, sbarrando la strada agli ulteriori contagi che potrebbero colpire immunodepressi ed anziani con patologie pregresse.
Principio che l’08 marzo è stato sollevato anche dalla rivisita scientifica italiana Focus: “Questo concetto si riferisce all’abilità di una popolazione di resistere all’infezione di un patogeno perché un numero sufficientemente alto di individui possiede un’immunità umorale, ossia è in grado di sviluppare anticorpi per far fronte a quell’agente infettivo.”
La Direzione generale della Prevenzione sanitaria italiana, in costante aggiornamento, indica così la pericolosità del nuovo coronavirus: “Alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. Generalmente i sintomi sono lievi, soprattutto nei bambini e nei giovani adulti, e a inizio lento. Circa 1 su 5 persone con COVID-19 si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie.”
Circa un 20% di chi si infetta ha sintomatologia severa, ed il tasso di mortalità si attesta attorno al 3,4%, ma è importante sottolineare: “L’età media dei pazienti deceduti e positivi a COVID-2019 è 81 anni, sono in maggioranza uomini e in più di due terzi dei casi hanno tre o più patologie preesistenti” (fonte: ISS).
Fuori dai riflettori da palcoscenico che i media hanno dedicato a questo virus, è del tutto evidente (come spesso hanno dichiarato i medici nostrani) che molti sono deceduti “con il virus in corpo, e non per il virus”.
In Italia ogni anno ci sono 83mila decessi a causa del tabagismo, scelta “volontaria” qualcuno obietterà. Nel 2014 abbiamo avuto 598.670 decessi complessivi. Le malattie ischemiche del cuore, cerebrovascolari e le altre malattie del cuore, compongono il 29,5% dei decessi. Più di 33mila decessi in un anno per tumori a trachea, polmoni, bronchi. Demenza e Alzheimer fanno 26.600 decessi l’anno. L’ISTAT ci dice che dal 2003 al 2014 i decessi si sono triplicati, a causa della presenza nella popolazione di anziani multicronici.
Cosa accadrebbe se tutto ciò venisse spiattellato in un martellamento informativo continuo da mattina a sera? Forse una riflessione sull’uso dell’informazione andrebbe fatta, sulle paure indotte o esagerate, sulla manipolazione dell’emozione. Certo il CgreOVID-19 è nuovo, l’ignoto spaventa per natura. Seguire norme precauzionali è giusto, non avere farmaci specifici o vaccini ci destabilizza, però bisogna fare attenzione, perché il panico ci rende un terreno fertilissimo alle malattie.
Di Andrea Lorusso
FB @andrealorusso1991

