Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Abbiamo imparato tutti i nomi dei due Marò detenuti in India e al centro di uno scontro istituzionale apparentemente senza fine. Ma ci sono altri due nomi che quadi nessuno conosce, quelli di Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno. Sono in un carcere indiano da più di 4 anni, accusati dell’omicidio del loro compagno di viaggio. La sentenza è slittata dopo che l’avvocato d’ufficio indiano non si è presentato. Loro si professano innocenti ma nessuno dall’Italia ha mai mosso un dito…
Elisabetta Boncompagni (38 anni) e Tomaso Bruno (30 anni) si trovano da quattro anni rinchiusi in un carcere indiano, a Varanasi. Nonostante le prove siano poche e loro si siano sempre professati innocenti, sono stati condannati in primo grado all’ergastolo. Ma ora sono ancora in attesa della sentenza della Corte Suprema Indiana.
La sentenza, attesa per lo scorso 16 settembre è stata ancora una volta rinviata perché l’avvocato assegnato d’ufficio alla coppia italiana, Haren Rawal, non si è presentato perché era impegnato in un altro caso. Insomma, non è che la difesa sia stata tutelata proprio al 100 %.
I due, lei di Torino e lui di Albenga (Savona) sono stati condannati per l’omicidio di Francesco Montis, loro compagno di viaggio in India nel 2010. I tre condividevano la stessa camera d’albergo. Una mattina Francesco non si svegliò. Tomaso ed Elisabetta lo portarono in ospedale ma per lui non ci fu nulla da fare: morì per problemi respiratori.
Il caso è andato avanti per 4 anni supportato da prove discutibili e nell’indifferenza generale. Nessun politico italiano ha mai alzato un dito per provare a capirci di più. Nessuna manifestazione o striscione per loro. E nei prossimi mesi, tra l’altro, ci saranno importanti festività in India che potrebbero ancora ritardare il caso.

