Rendere pubblicabili soltanto le ordinanze con le quali si concludono le indagini e non pubblicabili gli allegati, cioe’ tutti quegli atti relativi alle indagini svolte e depositati per essere a disposizione della difesa. E’ la proposta che hanno avanzato alla commissione Giustizia della Camera i procuratori di Roma e Milano, Giuseppe Pignatone e Edmondo Bruti Liberati, nel corso di un’audizione sul ddl riguardante la modifica al codice penale e al codice di procedura penale.
“Assicuriamo il diritto di cronaca con la possibilita’ di pubblicare l’atto che conclude la fase dell’indagine, l’ordinanza, ma poi stabiliamo che tutto il resto, ovvero tutto il materiale sottostante, non sia pubblicabile”, ha suggerito Pignatone, facendo l’esempio di quanto e’ accaduto con l’inchiesta ‘Mafia Capitale’: “L’ordinanza era di un migliaio di pagine. I documenti allegati oltre 70mila. Dentro pero’ c’erano molte verifiche finite in un vicolo cieco e che non erano state utilizzate dai pubblici ministeri o dal giudice. In ogni caso era diritto del difensore conoscere quell’elemento. Quelle informazioni a nostro parere si possono tenere riservate almeno fino all’udienza preliminare a cui si puo’ accomunare quella udienza filtro di cui tanto si discute”. Bruti Liberati ha quindi spiegato di condividere le valutazioni del collega.

