Quando il 20 ottobre scorso ha investito e ucciso Magda Niazy Sehsah Nashed, 29enne incinta al settimo mese, e il figlio Roumando, di 4 anni, Roberto Luciano viaggiava a una velocità intorno ai 100 chilometri orari, mentre il limite di velocità in viale Famagosta era di 50. E’ quanto ha stabilito la consulenza cinematica disposta dal pubblico ministero Marcello Musso, titolare dell’inchiesta a carico dell’automobilista, che ß stata appena depositata. La velocità è stata desunta a partire dalle lesioni riscontrate sui corpi delle vittime e dai danni riportati dalla Citroen C3 Picasso guidata dall’indagato. Agli atti di indagine mancano ancora gli accertamenti biologici sul corpo del piccolo Romuando, utili a stabilire se un soccorso tempestivo l’avrebbe salvato. La sua ricerca, infatti, era cominciata solo un’ora dopo l’incidente, quando il padre in ospedale aveva chiesto sue notizie. Questo, nonostante nei pressi del corpo della mamma fossero state rinvenute delle scarpe e una cuffia da bambino, mentre altro materiale presente nelle borse che la donna aveva con sá era molto distante. Il corpo di Romuando si trovava a 17 metri da quello della mamma, in mezzo a due pezzi di guardrail. Da quanto trapela degli accertamenti dei vigili sull’attraversamento pericoloso, la strada ß risultata a norma di legge.
Definiscono “sorprendente” i consulenti della famiglia di Romuando, il bimbo di quattro anni travolto e ucciso da un’auto lo scorso 20 ottobre in viale Famagost con la mamma egiziana incinta di sette mesi, il fatto che sia stato soccorso “solo successivamente a distanza di un’ora” dall’incidente. Il professore di Fisica Pietro Galinetto dell’università di Pavia e l’ingegnere Antonino Longo, che hanno svolto la consulenza per conto dell’avvocato Domenico Musicco, scrivono che il fatto che le ricerche del bimbo siano partite solo dopo un’ora, quando il padre in ospedale ha chiesto sue notizie, “ß sorprendente anche in virtù di alcuni rilievi fotografici che ben documentano la presenza sulla sede stradale di due scarpe da bambino e di una cuffia da bambino (…) prossime al corpo della signora”, quando sono intervenuti i vigili e i soccorritori. Secondo i consulenti di parte civile il 28enne che ha investito la donna incinta e il suo bimbo stava viaggiando a una velocità che “al momento dell’impatto” era tra i 101 e i 105 chilometri l’ora. Dati che si avvicinano, in sostanza, a quelli della consulenza disposta dal pubblico ministero Marcello Musso, quando la strada aveva come limite i 50 chilometri. “L’elevata velocità dunque – ha sostenuto l’avvocato Musicco, anche presidente dell’Associazione Vittime di incidenti stradali, sul lavoro e della malasanità – sembrerebbe la causa principale e determinante dell’incidente. E anche una velocità del doppio rispetto al limite, stando alle proposte dell’associazione, deve rientrare nella nuova fattispecie dell’omicidio stradale”. Infine i consulenti, in merito a eventuali responsabilità dell’amministrazione comunale in ordine al mancato deterrente all’attraversamento in quel pericoloso tratto di strada da parte dei pedoni, dichiarano che “l’assenza di un’aiuola spartitraffico risulta costituire un’assenza di un possibile detterrente ad intraprendere un attraversamento”. Sempre nella relazione, inoltre, si chiarisce che in quel tratto dove la donna stava attraversando non c’è neanche un guardrail”.

