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Iran, prolungata l’apertura delle urne per la grande affluenza

Iran, prolungata l’apertura delle urne per la grande affluenza
rohani
Il Paese torna al voto dopo l’accordo sul nucleare e il ritiro dell’embargo: 55 milioni di elettori sono chiamati a scegliere il nuovo Parlamento e l’Assemblea degli Esperti. A causa delle code le urne resteranno aperte due ore in più. I riformisti moderati sperano di scalzare la maggioranza conservatrice – fondamentalista

 

Grande mobilitazione elettorale degli iraniani per il rinnovo del parlamento e dell’Assemblea degli esperti, una partecipazione che il presidente iraniano della Repubbllica Hassan Rohani ha definito “una partecipazione epocale”. Rohani spera con queste importanti elezioni di rafforzare il suo potere a fronte dei conservatori.

“In base ai rapporti a nostra disposizione c’è una totale situazione di sicurezza in tutto il Paese e una partecipazione epocale del popolo alle urne”, ha detto il presidente all’agenzia stampa Farsnews subito dopo aver votato in un seggio al ministero degli Interni a Teheran. “Rispetteremo la formazione della nuova assemblea della Shura (Parlamento) Islamica scelta dai voti del popolo”, ha detto ancora Rohani.

Stando a quanto riportano i principali media iraniani, in tutte le città del Paese, “è molto alta” l’affluenza alle urne. Secondo “al Aalam” tv di stato in lingua araba, “già prima delle aperture delle urne, questa mattina davanti ai seggi si sono formate lunghe file di elettori”. L’agenzia di stampa ufficiale Irna pubblica una serie di fotografie che confermano.

Circa 55 milioni di iraniani sono chiamati alle urne, che inizialmente dovevano restare aperte fino alle 18 locali, le 15.30 in Italia (i primi risultati parziali sono attesi entro 24 ore dopo il voto) ma che resteranno invece o attive ancora altre due ore. Tra i primi a votare, la guida suprema Ali Khamenei, che ha espresso le sue preferenze in una moschea situata  all’interno del complesso in cui risiede a Teheran.

Queste elezioni sono le prime dalla conclusione, nel luglio 2015, dello storico accordo tra il Gruppo 5+1 e la Repubblica islamica sul programma nucleare iraniano. Secondo il New York Times, nelle regioni più povere e disagiate del sud dell’Iran l’affluenza sarebbe molto più scarsa. Le lunghe code fuori dai seggi si trovano nelle regioni settentrionali in cui si concentra la classe media.

“Il messaggio di queste elezioni alla comunità internazionale sarà che gli iraniani sono solidamente dietro al loro governo” e “continueranno a sostenere le politiche che sono state adottate e hanno portato alla conclusione e alla applicazione dell’accordo sul nucleare e questo proseguirà”, ha dichiarato uscendo dal seggio  il ministro degli Esteri dell’Iran, Mohammad Javad Zarif.

Anche il leader della lista dei riformisti-moderati, Mohammad Reza Aref, ha già votato. La speranza è quella di scalzare la maggioranza conservatrice-fondamentalista che ha controllato i 290 seggi del precedente Majilis. Il voto – il primo dall’accordo tra Iran, Usa, Ue e Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul programma nucleare e la fine delle sanzioni – potrebbe contribuire e rafforzare, in caso di un’affermazione dei riformisti moderati, la politica di apertura al mondo perseguita da Rohani. Molti candidati riformisti e moderati sono stati però esclusi dalla competizione elettorale dal Consiglio dei Guardiani, l’organismo composto da religiosi e giuristi islamici incaricato di controllare il Parlamento e la sua attività legislativa.

Difficile comunque prevedere i risultati per il Parlamento: tradizionalmente, nella aree rurali le preferenze vanno ai conservatori, mentre nelle città vi è un voto più favorevole ai riformisti. Non è chiaro , inoltre, in che modo l’affluenza possa influire sull’esito: i riformisti considerano l’alta partecipazione un’opportunità di cambiamento, mentre i conservatori sostengono che mostri un ampio sostegno popolare per il sistema politico della Repubblica islamica. Le elezioni sono considerate da alcuni analisti un momento cruciale per il futuro della prossima generazione, in un Paese in cui il 60% degli 80 milioni di abitanti è al di sotto dei 30 anni.

Appare più scontata invece una maggioranza di tradizionalisti nell’Assemblea degli esperti: di 800 aspiranti per la corsa elettorale, ne sono stati ammessi solo 163 per 88 posti, per lo più di area conservatrice. In alcuni collegi si voterà per un unico candidato.

I partiti registrati in Iran sono oltre 250, secondo il ministero dell’Interno. Due piattaforme riformiste sono state bandite dopo il contestato voto del 2009 che portò il presidente Mahmoud Ahmadinejad a ricoprire un secondo mandato. Nelle principali città, come la capitale Teheran, due gruppi sono emersi, ma alcuni candidati sono sostenuti da più di un gruppo.

Gli aventi diritto di voto sono circa 50 milioni (è necessario avere più di 18 anni), in un Paese che ha 80 milioni di abitanti. Tutte le schede saranno conteggiate manualmente, quindi potrebbero passare tre giorni prima che si conosca il risultato. La Costituzione riserva cinque seggi in Parlamento alle minoranze religiose.

Il Parlamento di Teheran non determina politiche in campi come gli affari esteri, ma ha un ruolo importante nelle politiche economiche. Ottenere la maggioranza è decisivo per le fazioni che vogliono portarsi in una posizione vantaggiosa in vista delle presidenziali del 2017. L’alleanza riformista vuole ottenere una forte rappresentanza all’Assemblea dominata da oltre un decennio dagli ultraconservatori, dopo che la legislatura uscente ha già ostacolato il governo attuale in ogni modo possibile.