Stupri di gruppo e donne al cioccolato, l’assuefazione all’horror quotidiano non dà tregua alle nostre martoriate coscienze
Forse le menti disturbate che hanno prodotto quella scenografia vivente volevano rappresentare una sirena di cioccolato commestibile? No, ma una ghiotta occasione per gli assatanati dello scatto compulsivo di raccontarla. Certamente se volevano stupire ci sono riusciti, tra uno stupro di massa e la rappresentazione plastica del più sfacciato turpiloquio politico. Ma dallo stupore iniziale all’indifferenza generalizzata il passo è brevissimo e prevedibile.
Solo una ragazza si è stupita di tanto scempio, un’indignazione solitaria che ha permesso di scoprire la solita cialtronata agostana, nel gioco provinciale, volgare e violento del ”vediamo chi la spara più grossa” come nelle migliori abitudini del belluino dibattito pubblico.
LEGGI ANCHE: Gallura, nel buffet in hotel ragazza coperta di cioccolato: bufera social
Le scuse del Resort sono arrivate puntuali e inutili, poiché l’evento era già stato registrato e quindi non suscettibile di censure o sanzioni di alcun tipo. L’assuefazione all’horror quotidiano non dà tregua alle nostre martoriate coscienze, perché tutto sembra possibile quando nulla è sostanzialmente vietato. L’anarchia visiva, verbale, etica ed estetica è la cifra stilistica di un paese destabilizzato, scombussolato, perennemente in stato etilico, e alla ricerca di altri orrori che possano superare i video degli stupri, le botte assortite, le risse indifferenziate e qualche tentativo di scandalo (tipo sesso, soldi, potere). Tutto perennemente “on air”.
Nulla può più scandalizzarci, se “il popolo, la ggente”, la società accetta la logica che comunque non ci saranno conseguenze, siano scene alla Goldfinger, o ricorsi su ricorsi perché la studentessa ha avuto solo sei materie a settembre, e dunque perché bocciarla se il TAR darà ragione agli avvocati di mamma e papà.
Vedete si comincia da giovani a rifiutare, a respingere le regole, dunque la ragazzina che ha stigmatizzato la composizione ripugnante, a Golfo Aranci, rappresenta un’eccezione in questo contesto di prevaricazioni, sotterfugi e sottili sottomissioni, dunque chapeau.
LEGGI ANCHE: Stupro Palermo, minorenne torna in carcere. Scriveva: “Mi cercano in tante”
*BRPAGE*
Parlare di correttezza linguistica, etica, e se mi permettete anche estetica, è un paradosso nel Paese del “liberi tutti”, perché ogni atto, diventa suscettibile di giustificazione, in assenza di responsabilità: “Non è stata colpa mia, non c’era il direttore, era un gioco senza malizia”.
Il sentimento che pervade la struttura sociale italiana è una profonda rassegnazione, “tanto non cambierà mai nulla”, e tutto verrà dimenticato prima o poi perché comunque per dirla col poeta “tutto nel mondo è burla”, dunque non dobbiamo preoccuparci, perché comunque un modo per arrangiare le cose si troverà e tutti quanti potranno riflettere sui danni causati e subiti. Di chi è la colpa? Fuori il colpevole. Che ne dite dei social che ci hanno trasformato tutti in agenti segreti, o spioni se volete (il video della coppia vip scoppiata è un capolavoro di sceneggiatura degna della migliore o peggiore commedia all’italiana)? Ma si insinua il sospetto che cambiare il nostro carattere, il nostro continuare a lamentarci accusando tizio e caio, senza alcun discernimento, fa il gioco del “tanto peggio, tanto meglio”.
Se tutti fanno parte dell’orrore, ragazzina esclusa, tutti sono colpevoli e quindi nessuno lo è. Sarebbe come evirare tutti gli uomini viventi per poter credere che non ci potranno più essere violenze sessuali, casalinghe o di gruppo. Nel paradosso si vive bene, perché funziona tutto e il suo contrario, la ragazzina trasformata in una torta vivente magari dirà che l’hanno pagata bene e che non si sente affatto un oggetto, figuriamoci una donna-oggetto. Il caldo dell’estate produce i soliti mostri (enormemente peggiori dei vecchi film) da spiaggia e da città e ci consente di guardare senza alcuno sconcerto agli abissi che la cronaca produce. Qualcuno si lamenterà, qualcun altro riderà, solo per controbilanciare le reazioni e rendere lo spettacolo della quotidianità sopportabile.

