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Italia 2013, un Paese disorientato e stanco. L’intervista a Domenico de Masi

Italia 2013, un Paese disorientato e stanco. L’intervista a Domenico de Masi

L’Italia è tra i paesi più vecchi al mondo e con un tasso record di disoccupazione, soprattutto giovanile. Ma non solo, la crisi sta modificando radicalmente le abitudini delle famiglie italiane, che comprano sempre meno carne e pesce per le loro tavole. Non a caso  nel 2013 le spese delle famiglie sono tornate indietro di oltre dieci anni. I tagli sono evidenti soprattutto al supermercato: il 48,6% dei cittadini dichiara di avere mutato le abitudini alimentari. Si risparmia anche benzina: oltre il 53% ha ridotto gli spostamenti in auto e moto in 24 mesi e il 68% ha dato un taglio a cinema e svago. Ma i risparmi non bastano ad affrontare neanche le spese più essenziali. Per molte famiglie un’improvvisa malattia sarebbe infatti un grave problema da finanziare. Per non parlare delle tanto amate vacanze estive, diventato un lusso per pochi. Ma che Italia è quella del 2013? Come affrontano le crescenti difficoltà socio-politiche gli italiani? Affaritaliani.it lo ha chiesto al sociologo Domenico De Masi
 

De Masi
 

Che bilancio farebbe di questo 2013?
E’ iniziato male e finisce un po’ meglio.

Come mai?
E’ iniziato male perché l’intero Paese era ancora imbozzolato in una visione senile del proprio destino ed è finita con un ricambio generazionale. Non solo da un punto di vista politico. Anche l’aspetto economico, tutto sommato, è difficile ma c’è un minimo di barlume in più. Per esempio il prodotto interno lordo è decresciuto meno di quanto si temesse.

Sullo scenario politico si sono affacciati nuovi leader, come Alfano e Renzi, che cosa ne pensa?
E’ un fatto positivo che almeno due partiti abbiano rinnovato la loro leadership. La situazione dei giovani però rimane difficile. Per loro il 2013 finisce peggio di come è iniziato. Non è questione di rimboccarsi le maniche e neanche di sfiducia, oggettivamente uno su due non troverà lavoro. Anzi, secondo me se la crisi finisce aumenterà la disoccupazione. E non é un paradosso, ma il risultato del fatto che le aziende se hanno più soldi comprano e investono in nuova tecnologia, non nel personale. E i dati lo confermano.

La politica dovrebbe aiutare di più le imprese?
Le imprese devono fare soldi, non c’è azione politica che tenga.

Da un punto di vista sociale come vede l’Italia?
Una cosa è la società, un’altra è l’economia. Sul piano economico non ci sarà una grande ripresa, siamo lontanissimi dalla crescita degli anni ’60 quando crescevamo di 5-6 punti all’anno. Come cresce ora la Turchia o sta per crescere la Cina. Non cresceremo mai come il passato per semplice fatto che ora ci sono i paesi emergenti. Se crescono loro non possiamo crescere noi allo stesso ritmo. Dal punto vista politico c’è qualcuno che può portare l’Italia fuori da questa crisi? Il Pd ha messo in corsa una quadriglia: Letta, Renzi, Cuperlo e Civati. Una formazione che un anno fa non c’era. Altrettanto a destra, oltre a Forza Italia – che però è in mano a una persona di 70 anni – è emerso Alfano.

Cosa dovrebbe fare l’Italia nel 2014 per uscire dal pantano?
Dovrebbe partire con le riforme. Nel campo del lavoro poi, si dovrebbe diminuire l’orario e incrementare il telelavoro, che non solo migliora la qualità della vita ma diminuisce il traffico delle città e quindi anche l’inquinamento.

Le famiglie italiane come stanno cambiando?
I cambiamenti sociali sono lentissimi, ma la cosa che in questo momento dal punto di vista sociologico è più rilevante è che siamo in una fase di disorientamento molto forte. Può darsi che le innovazioni politiche che si stanno profilando portino a una certa ripresa dal punto di vista dell’ottimismo. Ma è difficile dirlo se si continua con una cattiva distribuzione della ricchezza. Attualmente 10 persone in Italia guadagnano come 3 milioni di poveri.

 

(l’Italia vista dal rapporto Istat, segue…)

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L’ITALIA SECONDO IL RAPPORTO ISTAT

 

bambini poveri (17)
 

Quasi un terzo (29,9%) della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale. Lo rileva l’Istat nel Report su reddito e condizioni di vita del 2012, secondo cui rispetto al 2011, l’indicatore cresce di 1,7 punti percentuali, per l’aumento della quota di persone in famiglie severamente deprivate (dall’11,2% al 14,5%). Quasi la meta’ (il 48%) dei residenti nel Mezzogiorno e’ a rischio di poverta’ ed esclusione ed e’ in tale ripartizione che l’aumento della severa deprivazione risulta piu’ marcato: +5,5 punti (dal 19,7% al 25,2%), contro +2 punti del Nord (dal 6,3% all’8,3%) e +2,6 punti del Centro (dal 7,4% al 10,1%).

Il rischio di povertà o esclusione sociale e’ piu’ alto per le famiglie numerose (39,5%) o monoreddito (48,3%); aumenti significativi, tra il 2011 e il 2012, si registrano tra gli anziani soli (dal 34,8% al 38,0%), i monogenitori (dal 39,4% al 41,7%), le famiglie con tre o piu’ figli (dal 39,8% al 48,3%), se in famiglia vi sono almeno tre minori. Il rischio di poverta’ o esclusione sociale – sottolinea l’Istat – e’ di 5,1 punti percentuali piu’ elevato rispetto a quello medio europeo (pari al 24,8%). Aumenta la quota di individui in famiglie che non possono permettersi durante l’anno una settimana di ferie lontano da casa: secondo quanto riporta l’Istat nel Rapporto su reddito e condizioni di vita, si passa dal 46,7% del 2011 al 50,8% del 2012. Sale anche la percentuale di quelli che non hanno potuto riscaldare adeguatamente la propria abitazione (dal 18,0% al 21,2%), che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 38,6% al 42,5%) o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 12,4% al 16,8%).

Giustizia ingolfata: 1 procedimento su 3 da giudice di pace Italiani sempre piu’ insoddisfatti. E’ il quadro che emerge dall’annuario statistico 2013 dell’Istat secondo cui aumentano in modo sostenuto anche le persone in cerca di occupazione (sono 636mila in piu’, il 30,2%) e cresce l’insoddisfazione per la propria situazione economica. Italia popolo di anziani anche perche’ si riducono i rischi di morte a tutte le eta’: la speranza di vita alla nascita e’ di 79,4 anni per gli uomini e 84,4 per le donne. Sempre piu’ buono infatti e’ lo stato di salute degli italiani (piu’ per gli uomini che per le donne), anche se quasi 4 su 10 (il 37,9%) dichiara di essere malato cronico. Tuttavia si fuma sempre di meno e non tramontano le sane abitudini alimentari: quando possibile non si rinuncia al pranzo a casa e a una colazione adeguata. E poi: i residenti aumentano ma solo grazie all’immigrazione. A fine 2012 sono 59.685.227, 291.020 in piu’ rispetto al 2011, un incremento che si deve al saldo attivo del movimento migratorio (+369.717). Nascite al palo e maternita’ sempre piu’ posticipata.

 

traffico roma
 

Nonostante le difficoltà a trovare lavoro e il peso di problemi sempre piu’ sentiti come traffico, parcheggio e inquinamento, gli italiani non rinunciano a radicarsi nel Belpaese e si confermano popolo di proprietari di casa. Scuola, in calo iscritti alle superiori (-7.800 studenti) Nel 2012 il 72,4% delle famiglie possiede l’abitazione in cui vive (73,6% nel 2010) e fra queste il 16,7% sta pagando il mutuo. Inoltre cresce la mobilita’ interna, con le migrazioni per trasferimento di residenza che nel 2011 ammontano a 1.358.037, oltre 12mila in piu’ rispetto all’anno precedente. Restano anche i problemi legati all’accesso di servizi di pubblica utilita’. In particolare quest’anno il 51,1% dichiara di avere problemi con il pronto soccorso, il 33,9% con le forze dell’ordine, il 32,6% con gli uffici comunali, il 27,2% con i supermercati e il 24,2% con gli uffici postali. Ritirare la pensione alla posta ha i tempi di attesa piu’ lunghi. Ogni italiano produce quasi mezza tonnellata di rifiuti all’anno

La crisi porta anche all’aumento dei reati: nel 2012 sono stati 2.818.834 i delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorita’ giudiziaria, il 2% in piu’ rispetto all’anno precedente. E’ significativo che tra le tipologia di delitto, in deciso aumento sono le denunce per usura (+15,1%) e delle truffe e frodi informatiche (+10,5%). Incrementi piu’ contenuti si sono registrati per estorsione, ricettazione, rapine e furti. Calo invece per lo sfruttamento della prostituzione (-13,2%), i tentati omicidi (-5,3%) e gli omicidi volontari (-4%) anche se crescono quelli si stampo mafioso (+28,3%). Infine si registra un calo dei consumi culturali: continuano a diminuire i lettori di libri e giornali. Delle attivita’ culturali fuori casa e’ il cinema a raccogliere il maggior pubblico, mentre il guardare la tv e’ oramai un’abitudine consolidata per il 92,3% delle persone dai tre anni d’eta’ in su.