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Jobs Act/ Sinistra Pd e Boldrini contro Renzi

Fassina, Civati, Cuperlo contro il premier. La Boldrini: “Bisognava tener conto dei pareri delle commissioni”. Alfano invece esulta: “Trionfo dell’Ncd, ora il governo va avanti fino al 2018”

Ancora polemiche all’interno del Pd sul Jobs Act approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Ncd, invece, rivendica il merito per le misure approvate, soprattutto per quanto riguarda la cancellazione dell’articolo 18. Per Stefano Fassina, le scelte fatte dal governo “sono una grave frattura e una ferita nei confronti del Parlamento”. “È stato ignorato il parere unanime delle commissioni su un provvedimento come quello del lavoro – ha aggiunto -. È stato uno schiaffo al gruppo parlamentare del Pd. Si è tornati agli anni Cinquanta. La propaganda di Renzi prende in giro i precari e procura un danno ai lavoratori”, ha detto Fassina parlando a margine dell’assemblea nazionale di Sinistradem.

Angelino Alfano invece rimarca il ruolo di Ncd per la linea finale adottata nei decreti del governo: “Il cdm di ieri è il trionfo del nostro stare al governo. Il cdm di ieri sta a significare che è superato l’articolo 18. Chi aveva mai cancellato lo statuto dei lavoratori e l’articolo 18?”. Alfano lo ha detto intervenendo a Sestriere alla manifestazione Winter School organizzata dal suo partito.

 “Noi siamo pronti a rinnovare il nostro patto in questo governo per andare avanti fino al 2018 – ha aggiunto il ministro dell’Interno – . Noi al presidente del Consiglio diciamo con franchezza che ci stiamo per i prossimi tre anni per fare le riforme, per andare avanti, per prendere decisioni come quelle del Consiglio dei ministri di ieri, che è stato il nostro trionfo. Noi dobbiamo andare avanti avendo le idee chiare”.
E Alfano mette già temi sul tavolo: “Nel rinnovato patto di governo con il presidente del consiglio – afferma – chiediamo un ‘family act’, una legge a tutela delle famiglie. Come il jobs act è un traguardo storico, così riteniamo che la tutela delle famiglie, quelle composte da un uomo e da una donna, vadano tutelate. Questi sono fatti – ha aggiunto il segretario Ncd – : mentre a destra si fanno liti e proclami, noi portiamo a casa risultati compartibili con la nostra cultura ed i nostri valori”.

Ben altre reazioni sul fronte della minoranza Pd, come quella di Pippo Civati: “Da quanto si apprende, il decreto sulle liberalizzazioni è un minibersani (più che una lenzuolata, un tovagliolo), mentre il Jobs Act era il provvedimento che aspettava da anni la destra. Che infatti festeggia. Meno di Bersani (sulle liberalizzazioni), più di Berlusconi (sul lavoro)”.

Sul tema delle commissioni parlamentari è intervenuta anche la presidente della Camera, Laura Boldrini: “Ci sono stati anche anche dei
pareri non favorevoli da parte delle commissioni di Camera e Senato e forse sarebbe stato opportuno tenerli nel dovuto conto”.

Parole dure sono arrivate anche da Nichi Vendola, che parla apertamente di una “controriforma”: “I decreti attuativi confermano, nonostante la volontà contraria del Parlamento, i licenziamenti collettivi. Non si chiarisce quali siano le risorse utili ad alimentare gli ammortizzatori sociali, si conferma la sparizione dell’art.18, sparisce il diritto al lavoro e avanza il diritto al licenziamento, restano 45 contratti atipici su 47”, ha detto il leader di Sel ai microfoni del Gr1. “Sacconi – ha aggiunto – mi pare sia il vero vincitore di questa partita. Questa controriforma ancora una volta conferma la trasformazione del Parlamento in un votificio”.

Del Jobs Act ha parlato in termini negativi anche Gianni Cuperlo: “Non credo che quella di ieri sia stata giornata storica. I decreti attuativi sul Jobs Act vedono da parte nostra un giudizio critico, anche perché il governo non ha ritenuto nemmeno di recepire quelle che erano le raccomandazioni contenute nei pareri delle commissioni parlamentari”, ha detto Cuperlo a margine dell’assemblea nazionale di Sinistra Dem. Pareri, spiega Cuperlo, “che, mi fa piacere dirlo, sono stati espressi all’unanimità da tutto il gruppo del Pd, quindi maggioranza e minoranza”.

Duro anche il commento della Cgil, che già ieri aveva espresso un parere negativo attraverso il segretario generale Susanna Camusso: “Restano i cocopro e si somma la monetizzazione crescente. La precarietà aumenta, non diminuisce. #Soloammuina non #cambiaverso”, è il tweet lanciato stamattina dal sindacato. “Più precarizzati, meno pagati”, si legge ancora. E poi: “sei a termine, somministrato, a chiamata, p.Iva, accessorio, oppure sei indeterminato ma non più tutelato. E se rivendichi i tuoi diritti sei demansionato o licenziato”. “Licenziamenti vincono, diritti perdono alla fine pagano i lavoratori”.