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Cronache
Sale, zucchero, grasso e tivù. Così il junk food diventa una droga

Sale, zucchero, grasso, pubblicità, televisione. Sono questi i mezzi con i quali, secondo degli studi, i cibi spazzatura si impadroniscono delle nostre menti. "Il junk food è in grado di far perdere l'autocontrollo e uccidere la voglia di cibi sani. Sono alimenti preparati in modo da modificare il nostro cervello". Il rischio è che si mangi non solo male, ma anche troppo. E un ruolo pesante ce l'ha la pubblicità. Il 60% degli spot tv rivolti ai bambini riguarda alimenti poco sani...

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Uno dei primi a parlare della problematica legata al cibo-spazzatura e all'influenza sulle menti dei consumatori è stato Michael Moss. "Sale, zucchero, grasso” è il titolo del recente libro del giornalista americano, premio Pulitzer, che individua nel mix di questi tre prodotti una primaria causa di obesità. Tra gli altri alimenti vengono citate le patatine fritte industriali come un caso-scuola di come si può programmare in modo meticoloso un alimento, con il preciso intento di incoraggiarne il consumo. “Bliss point“, o “punto di beatitudine”, è il nome che le aziende danno alla dose di sale che procura il massimo “sballo”. Si riportano al riguardo studi scientifici sui topi, che grazie all’apporto combinato del mix grassi-sale-zuccheri, superano la percezione del senso di sazietà e indulgono a volontà nel consumo del prodotto.

Il cosiddetto junk food, secondo recenti studi, è in grado di far perdere l’autocontrollo e uccidere la voglia di cibi sani, ma non solo. E il rischio è quello di mangiare non soltanto male, ma anche davvero troppo. Tra i vari aspetti indesiderati, come per esempio l’aumento di peso, gli scienziati hanno anche notato che il cibo spazzatura modificava profondamente il loro comportamento. Lo studio, riportato su La Stampa e pubblicato recentemente su Frontiers in Psychology, è stato anche in grado di dimostrare come il consumo eccessivo di cibo spazzatura riduca quasi del tutto l’autocontrollo e porti a mangiare troppo. Il team di ricerca, guidato dalla professoressa Margaret Morris della Scuola di Scienze Mediche dell’University of New South Wales (UNSW), è riuscito a insegnare ai ratti di sesso maschile l’associazione tra due differenti segnali audio e una bevanda a base di acqua e zucchero dal sapore di ciliegia o uva.

I ratti sani, spiega La Stampa, allevati con una dieta altrettanto sana, hanno smesso di rispondere agli stimoli legati a un sapore che li aveva recentemente soddisfatti. Questo è un meccanismo particolarmente diffuso tra gli animali che li protegge dall’eccesso di cibo, promuovendo al tempo stesso una dieta equilibrata. Tuttavia, dopo aver mangiato per due settimane degli alimenti tipici delle mense, tra cui torte, gnocchi e biscotti, che contenevano oltre il 150% delle calorie, è aumentato il peso dei ratti e si è modificato il comportamento in maniera drammatica. Inoltre sono diventati totalmente indifferenti nelle loro scelte alimentari, indicando la loro perdita nella preferenza naturale alle novità. Il cambiamento durò ancora parecchio tempo dopo l’eliminazione del cibo spazzatura. Da tutto ciò, i ricercatori ne deducono che tali alimenti provochino modificazioni durature nelle parti del circuito cerebrale di ricompensa. Tra queste potrebbe essere interessata la corteccia orbitofrontale, una zona responsabile del processo decisionale. Ora resta da capire se la stessa dinamica perversa si crea anche negli esseri umani.

Un altro elemento considerato da molti preoccupante è quello collegato ai dati sulla pubblicità riguardante cibi non sani. In particolare l’Università neozelandese di Auckland ha fatto una ricerca sulle pubblicità alimentari nelle cinque principali riviste rivolte a lettori tra i 10 e i 17 anni d’età, rilevando che quelle di cibi non sani sono le più frequenti, mentre sono rare (3%) quelle riferite ad alimenti sani, come frutta e verdura. Stesso discorso da uno studio dell’australiano Cancer Council, che ha esaminato due settimane di pubblicità su tre canali televisivi di Sidney, dalle sei del mattino alle nove di sera. Se raffrontati con i criteri nutrizionali della Food Standards Australia New Zealand, oltre il 60% dei 116 spot alimentari rivolti ai bambini riguardano cibi che vanno considerati malsani.

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