Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » L’appartamento papale? Facciamone un museo

L’appartamento papale? Facciamone un museo

 

casa santa marta 500

Di Antonino D’Anna

Per il momento, il Papa ha scelto di abitare alla Casa di Santa Marta. Poi vedremo che cosa succederà, se andrà o no a vivere nell’appartamento papale. La scelta è in linea con l’umiltà del personaggio, che ha sempre vissuto in dimore modeste. Il suo mate, un letto per dormire, tetto per ripararsi dalla pioggia: un uomo simile si trova a disagio tra le sontuose stanze del Palazzo Apostolico e non è certo quello che per lui significa “dare l’esempio”. Il Papa che paga il conto in hotel e dice messa per gli spazzini vaticani restando seduto con loro per un momento di preghiera; il Papa che rifiuta la mozzetta e si tiene la croce di ferro; il Papa che per il momento non vuole il fasto dei Sacri corridoi. C’è un senso di provvisorio in questa scelta, che sembra rinnegare il lusso vaticano inteso come potere. Come ostentazione di potere. Se il cardinale Richelieu era solito sottolineare che per il potente il vero piacere è potersi servire del suo potere, Francesco parla di potere come servizio, come opera di bene. E non può dirlo dalle stanze affrescate da Raffaello e Michelangelo, per il momento.

I grandi palazzi, del resto, non hanno mai portato bene ai Papi. Pio IX venne scacciato da quello del Quirinale nel 1870 e nell’andarsene si dice abbia lanciato un’anatema tale da sconsigliare persino a qualche presidente della Repubblica di abitarvi in pianta stabile. Ma Paolo VI ebbe modo di osservare, a 100 anni dalla breccia di Porta Pia, nel 1970, come la perdita del potere temporale avesse reso la Chiesa più scarna e più spirituale. A ben vedere, tra i simboli dei poteri ci sono anche – soprattutto – i palazzi. E che il Quirinale sia un enorme simbolo di potere (forse il palazzo presidenziale più bello del mondo, e toglieremmo pure il “forse”), questo è assodato. Adesso Francesco sceglie di vivere momentaneamente in un albergo (perché tale è la Casa di Santa Marta), nell’appartamento papale austeramente elegante.

 

Un altro segno di spoliazione da poteri e onori. E se l’appartamento Papale diventasse un museo, visitabile dai fedeli? Se il Papa lo usasse solo per affacciarsi la domenica, per il resto tenendo riunioni nel suo appartamento in Santa Marta? Sarebbe peraltro nettamente distante dalle stanze della Curia, a rimarcare una distanza ed un ruolo minore del governo vaticano. Per carità, non è necessario che ora Francesco faccia come Francesco di Paola, che dormiva in una grotta: ma è certo in controtendenza rispetto a quei palazzi non solo papali, ma anche vescovili ed arcivescovili che nei secoli hanno accolto pastori non sempre moralmente all’altezza della loro missione. San Pietro, del resto, non aveva nemmeno casa a Roma, essendo ospite della prima comunità cristiana. E ci piace lanciare una provocazione: se i vescovi, di solito, abitano vicino ai loro seminari, perché Jorge Mario Bergoglio non va a vivere in un seminario o collegio romano in mezzo ai futuri preti? Sarebbe un esempio più che educativo.

Questo Papa, nel suo essere così scarno ed essenziale, ha un che di terragnolo. Un che di contadinesco, di quella “nobiltà dei campi” da cui venne Giovanni XXIII, il bergamasco Angelo Roncalli. Per lui che viene dai campi sterminati della Pampa il paragone può essere calzante. Un proverbio siciliano mette in bocca al contadino questo suggerimento: “Terra quanta ne puoi abbracciare con lo sguardo, casa quel poco che ti basti per starci”. A sottolineare che è meglio, molto meglio, dedicarsi a coltivare: è da lì che si trae l’alimento, lì che si lavora e si ottengono soddisfazioni, si vivono gioie e dolori. Il campo di papa Francesco è il mondo: per lavorarci, le due stanze in Santa Marta bastano e avanzano.