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Cronache

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Altro che compromesso. Altro che soluzione pilatesca. Altro che soluzione all'italiana. I tarallucci e il vino, questa volta, sono rimasti nella dispensa. I giudici della Cassazione hanno emesso una sentenza chiara: Silvio Berlusconi è colpevole. I pronostici alla "volemose bene" della vigilia sono stati sconfessati. Sul versante penale è arrivata una decisione netta, definitiva. La situazione giudiziaria è quantomai cristallina. Il futuro della politica italiana, invece, è avvolto nell'oscurità.

Il momento tanto temuto dal Cavaliere è alla fine arrivato. Mai Berlusconi era stato condannato in via definitiva. Aveva tentato con tutte le sue forze di evitarlo. E negli ultimi giorni, nelle ultime ore, si era quasi convinto di avercela fatta ancora una volta. Il grande lavoro di Franco Coppi lo aveva convinto. Il silenzio cauto degli ultimi giorni rientrava in una strategia che i più pensavano essere vincente. Invece i giudici non hanno avuto dubbi: le sentenze di primo grado e di appello, quelle che secondo i legali del leader del Pdl partivano "da un pregiudizio", sono state confermate. Nessun dubbio, nessuna diversa interpretazione possibile.  I commenti, forse la rivolta di Berlusconi e dei suoi, non tarderanno. Ma dal punto di vista giudiziario la matassa è stata definitivamente dipanata, con la coda del nuovo appello per ridefinire la durata dell'interdizione dai pubblici uffici.

A livello politico, invece, la partita è ancora tutta da giocare. Che ruolo avrà, o potrà avere, Berlusconi? Accetterà passivamente la condanna o lancerà un'offensiva anti giudici? Andrà ai domiciliari o sarà affidato ai servizi sociali? Resterà alla guida del centrodestra o passerà la mano a qualcun altro, magari alla figlia Marina? Assumerà il ruolo di leader esterno al parlamento, alla Beppe Grillo, o cercherà di forzare la mano alla Giunta per le Elezioni per tentare uno scontro mai visto prima con la magistratura? Farà cadere il governo Letta o aspetterà ancora? Tante domande e poche certezze. Ma la condanna, quella stavolta resta. 

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