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Cronache

di Cinzia Mammoliti

Ho avuto ieri sera l'infelice idea di accendere la TV e incappare, su Canale 5, in Matrix, nota trasmissione televisiva, condotta da Luca Telese, che tratta temi di cronaca e attualità in maniera, a mio avviso, più approfondita e meno banale rispetto ad altre trasmissioni.
Protagonista di ieri Marita Comi, la moglie di Massimo Bossetti, l'uomo arrestato il 14 giugno 2014 con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, interrogata dal conduttore riguardo alla presunta colpevolezza del marito attualmente in carcere in attesa della sentenza che, tra un pò di tempo, lo dichiarerà colpevole o innocente.
Non so da chi  la donna sia stata consigliata per sottoporsi alla brutalizzazione mediatica cui ho assistito per cercare di influenzare  l'opinione pubblica riguardo all'innocenza del marito, tuttavia quello sguardo sotto i riflettori mi ha fatto venir voglia, d'istinto, di spegnere e non guardare più. Ho comunque resistito e sono andata avanti, mano a mano che quello che sembrava più un interrogatorio di polizia che un'intervista procedeva, mi si gonfiava il cuore dalla pena per questa poveretta che aveva tutta l'aria di essersi amaramente pentita di aver accettato l'invito televisivo.
Al di là delle domande che le sono state poste, alcune delle quali ai confini del grottesco e palesemente finalizzate a soddisfare la curiosità morbosa di un pubblico sempre più a caccia di informazioni e particolari raccapriccianti, gli occhi spaventati di quella donna riuscivano a dire molte più parole delle sue dichiarazioni rese con gran circospezione e dignità.
Come, infatti, spesso accade in trasmissioni analoghe, ho la netta sensazione che a un certo punto si perda quello che dovrebbe essere il reale obiettivo dell'informazione e, cioé far conoscere la verità, e tutto viene strumentalizzato per aumentare l'audience puntando sul  sensazionalismo.
Vedi, ad esempio, la domanda posta alla Signora Comi : "Ma è vero che lei aveva addirittura due amanti ?" Splendido lo schiaffo morale tirato dall'intervistata al conduttore duramente diffidato dall'indagare sulla privacy della sua vita personale con domande assolutamente non attinenti al caso.
Sono poi intervenuti alla trasmissione altri personaggi: giornalisti e Legali di Bossetti e il tutto si è trasformato nel solito salotto/dibattito trash in cui vince chi urla di più.
Una voce, tuttavia, tra le altre, benchè fosse quella che si cercava maggiormente di coprire, mi ha ridato qualche speranza riguardo alla possibilità di un'informazione corretta e veritiera, scevra da banalizzazioni e manipolazioni mediatiche, quella di Paolo Liguori. 
Il giornalista ha posto l'accento su un serissimo problema che coinvolge gli indagati quando di mezzo c é la televisione, lo strumento mediatico più potente che esista, sferrando un appassionato attacco alla cattiva informazione.
In quella che è ancora una fase di indagini, un uomo potenzialmente innocente è incarcerato mentre sono emersi a suo carico dei meri indizi e non prove certe. Anche il DNA, come ha esposto ieri uno dei legali di Bossetti, rappresenta un mero indizio e non una prova.
Come ben ha osservato Liguori l'informazione non può e non deve essere decontestualizzata. Il fatto che vengano estrapolate frasi a caso da faldoni riguardanti le indagini e date in pasto a giornalisti a caccia di scoop non solo é assolutamente poco serio ma può rivelarsi estremamente pericoloso laddove ci sono di mezzo le vite delle persone (nel caso specifico Bossetti e la sua famiglia nonché la famiglia Gambirasio e tutti coloro che stanno intorno a entrambe).
Concordo con Liguori nel ritenere assolutamente ridicole le illazioni di certe testate di quotidiani che, estrapolando e rimaneggiando certe dichiarazioni degli investigatori, hanno picchiato duro sulle mancate reazioni di  Bossetti  nei giorni seguenti la scomparsa di Yara Gambirasio. Silenzio definito anomalo, silenzio indizio, mutismo inquietante ..... e questo è solo un esempio per dare l'idea di come ci si possa impiegare un secondo a costruire il MOSTRO a tavolino.
Il giornalista deve verificare sempre le fonti dell'informazione: sono in molti a soffermarsi più sull'appetibilità che sull'attendibilità; un'altra delle accuse sferrate da Liguori ai giornalisti  presenti in sala e visibilmente innervositi dalle sue parole.
Ed ecco che, senza mezzi termini, il direttore newmedia instilla il DUBBIO:
e se fosse solo ed esclusivamente un capro espiatorio ? Il povero carpentiere bergamasco della cui vita non interessa a nessuno, un personaggio anonimo e facilmente incastrabile per coprire gli errori degli inquirenti ?
Del resto, quante volte è già successo che per coprire incapacità o errori altrui si ricorresse a capri espiatori ?
E mi sento sollevata..... dopo l'orrore cui ho assistito per più di un'ora finalmente una voce fuori campo che mette in guardia contro la manipolazione mediatica. Ed é proprio uno di loro: un giornalista. Più appassionato forse, o solo più illuminato, ma che sicuramente rappresenta una voce fuori dal coro che invita ad una maggior concretezza e lucidità, soprattutto in quei casi in cui le distorsioni e le suggestioni posson fare da padrone.

Non intendo con questo articolo prendere le parti di nessuno. Personalmente non pronuncerei mai un  parere senza esaminare documentazione e sentire i soggetti coinvolti. Tuttavia ritengo che in uno Stato di diritto dovrebbe esser proibito parlare di indagati avanzando nei loro confronti illazioni, costruendo teorie a tavolino, influenzando l'opinione pubblica in un determinato senso senza cadere nell'incostituzionalità.
Uno dei principi cardine del nostro ordinamento, infatti, sancito dall'art.27 della Costituzione, prevede che una persona non è considerata colpevole fino alla sua condanna definitiva, ma sempre più spesso noi arriviamo a condanne irrevocabili prima ancora che un processo ci sia stato.
Senza contare che, come giustamente fa notare il Prof. Meluzzi nel suo saggio "Crimini e mass media",  un conto é ottenere un giudizio in condizioni di libertà, un altro da detenuti.
I meccanismi psicologici di valutazione che intervengono quando si deve incarcerare qualcuno  sono diversi da quelli che operano quando si deve procedere alla scarcerazione: "....se devo incarcerare qualcuno ci penso due volte, mentre se devo confermare la situazione precedente in cui qualcuno si trova, la mia pigrizia mentale mi porta a pensare che se qualcuno é detenuto, qualcosa deve pur aver fatto" (A.Meluzzi, Crimini e mass media -distorsioni e suggestioni di stampa e tv nei grandi casi di cronaca nera, Infinito ed., 2014, p.60)

Se però oltre allo svantaggio di ottenere un giudizio da detenuto aggiungiamo quello del terremoto mediatico finalizzato a costruire a tavolino il mostro, le speranze di una sentenza giusta per Massimo Bossetti si riducono quasi a zero.


 

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