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Cronache

 

 

Gustavo Ghidini

Di Cinzia Boschiero

 

La Giustizia coinvolge e condiziona la vita di tutti: cittadini, istituzioni, imprese. La sua ‘efficienza’ per la società si declina sotto diversi profili: accessibilità, prontezza, equilibrio, trasparenza. Di nessuna di queste qualità un moderno Stato democratico può fare a meno. Al riguardo, la realtà italiana, accanto a molte luci, presenta troppe ombre. Come e cosa fare per dissiparle?

Intervista al Prof. Avv. Gustavo Ghidini, Consigliere e Responsabile della Commissione Cultura della Società Umanitaria

Lei si è fatto promotore e organizzatore presso la Società Umanitaria di un convegno sul tema “la Giustizia come Servizio Pubblico”, in che termini ritiene che siano necessarie delle riforme incisive, di lungo periodo?

La regolazione e amministrazione della giustizia deve rispondere a una visione fondamentale di pubblico servizio. L’interesse civile e politico di questa prospettiva appare di tutta evidenza: come quella che rimanda alla normale capacità di un moderno Stato democratico di identificarsi con i diritti fondamentali e i bisogni essenziali dei cittadini, secondo criteri di equa,eguale e diffusa accessibilità, trasparenza, efficienza. Questo convegno intende esplicitare una prospettiva di sistema ovvero una costruzione organica di lungo termine, non costretta dalle contingenti polemiche della politica.

C’è sempre più bisogno di una Giustizia più snella e comprensibile per cittadini e imprese e la Società Umanitaria ha 120 anni di storia nella formazione, quali supporti potete dare come Commissione cultura?

La Società Umanitaria offre servizi di consulenza legale quali la conciliazione , la mediazione e uno Sportello a Napoli che aiuta le persone disagiate e deboli a capire ed affrontare le problematiche legate alla farraginosità del nostro apparato di giustizia. Inoltre organizziamo eventi e convegni come questo che danno crediti formativi. Il nostro è un ente morale che da sempre riflette sulle esigenze della società. Questa iniziativa vuole approfondire questa prospettiva, esplicitandone i molti corollari , ciascuno afferente ad una diversa branca del diritto e del sistema giudiziario e rispondente ad uno specifico interesse generale.

La giustizia amministrativa in che modo potrebbe rispondere di più alle esigenze moderne?

La giustizia amministrativa riguarda i rapporti ed i conflitti fra lo Stato, nelle sue varie articolazioni - la Pubblica Amministrazione (PA) ed i privati cittadini. Qui la prospettiva riformatrice si impernia su una preminente esigenza di parità, di eguaglianza fra Cittadino ed Amministrazione. Come noto infatti, questo settore della giustizia si caratterizza storicamente da una ineguale condizione dei privati - individui,associazioni,imprese - rispetto alla P.A. Ineguale condizione -retaggio di una tradizione giuridica dell’Europa continentale nata nell’800 napoleonico - per la quale il cittadino, rispetto alla stessa PA gode non di diritti soggettivi pieni, come rispetto agli altri consociati, bensì di ‘interessi legittimi’: una forma affievolita, per così dire, di diritto che appare ormai contraddittoria - se ne prese coscienza anche ai tempi della prima Bicamerale - con un moderno sistema di garanzie costituzionali dei diritti dei privati. In questa direzione, peraltro, molta strada è stata fatta, ma altra resta da fare, nella salvaguardia della specificità della materia giuridica.

Nel 2013 , Anno europeo della cittadinanza, occorre ricordare che un notevole progresso si è registrato in direzione di una crescente valorizzazione dello status del cittadino sia in Italia che negli altri Stati comunitari (basti pensare alla legge 205/2000), ma notevoli tracce di quella concezione ‘ineguale’ permangono. Quali sono le sue riflessioni ?

 I dati europei evidenziano che è urgente indirizzare un’azione riformatrice nel segno del servizio pubblico, che è, come tutti sappiamo, quello dell’ efficienza, della accessibilità diffusa ed egualitaria,dell’equilibrio delle soluzioni: per i cittadini e per le imprese. Come noto, la Commissione europea ha stanziato fondi per realizzare progetti in rete in tema di giustizia e progetti di cooperazione transnazionali che puntino ad una migliore efficienza di funzionamento, controllo dei costi e delle tempistiche per obiettivi e priorità tematiche. E indubbiamente una progettualità anche transnazionale ed europea potrebbe contribuire a migliorare la situazione attuale in Italia, che evidenzia disparità difficilmente giustificabili in termini di efficienza fra Uffici giudiziari diversi per collocazione territoriale.

E per la giustizia penale?

La gestione della giustizia penale è sempre al centro delle più vivaci polemiche, e soprattutto al centro, anche simbolico, del delicatissimo bilanciamento fra doveri e libertà del cittadino, e della funzione dello Stato nel garantire la conciliazione fra le garanzie del cittadino indagato e il giusto rigore nella difesa sociale contro i reati, nell’interesse collettivo e quello delle parti offese. Ciò significa anche esigenza di tempi solleciti per la emanazione delle decisioni, senza sacrificio del più scrupoloso accertamento : tema che a sua evoca note proposte volte a snellire le procedure (pur senza ridurre i gradi del giudizio: almeno per i reati punibili con il carcere) e ad accrescere l’efficienza del lavoro giudiziario. C’ è anche il tema delle separazione di funzioni (da non confondere con quello delle carriere) fra magistratura requirente e magistratura giudicante. Tema ( già oggetto di diverse positive iniziative riformatrici) che a mio personale avviso deve comunque affrontarsi nel rispetto del principio della unitarietà della funzione giurisdizionale, cioè dell’unitaria missione istituzionale del ‘dire giustizia’.

(Affaritaliani.it)

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