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La guerra dei sacchetti

Finchè viene varata una legge passi. Ma quando viene sbloccato il regime sanzionatorio la musica cambia! Sembra questa la filosofia che anche grandi organizzazioni come CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) vogliono sposare. Come a dire finchè ci sono le regole è una cosa, rispettarle un’altra. La storia che raccontiamo non è da “paese normale”, ma a questo siamo drammaticamente abituati. Andiamo per ordine. Con il DM 18 marzo 2013 “Individuazione delle caratteristiche tecniche dei sacchi per l’asporto delle merci” sono state stabilite le caratteristiche degli shopper, i sacchetti comunemente usati per la spesa. La legge italiana ha stabilito l’obbligatorietà dei sacchetti biodegradabili-compostabili escludendo dal mercato tutti gli altri.

La legge non è stata accolta bene dai produttori che si basano su vecchie tecnologie e materiali. Nel frattempo in molti casi si è continuato a produrre come prima. Quello che ha scatenato le reazioni più violente però è stata l’entrata in vigore delle sanzioni alla distribuzione anche gratuita di shopper monouso in plastica non biodegradabile e compostabile con la pubblicazione il 21 agosto scorso sulla Gazzetta Ufficiale della Legge n. 116 di conversione in legge del Decreto ”Competitività e Ambiente”. Le multe per i trasgressori partono da 2.500 euro per arrivare a 25.000 euro, ma possono salire fino a 100mila euro se la violazione riguarda quantità ingenti di sacchetti. E così, come si diceva, è scattata la reazione di CNA Produzione e Assoecoplast che hanno comunicato: : “Anche nelle circostanze attuali, non lasceremo nulla di intentato per contrastare gli effetti devastanti di questo provvedimento – si legge in una nota diffusa recentemente – Sul territorio si stanno raccogliendo tutte le informazioni necessarie per avviare in materia eventuali azioni risarcitorie e per adire alla giustizia amministrativa ordinaria in caso di comminazione effettiva delle sanzioni”.

Le due associazioni fanno anche sapere di aver depositato nelle settimane scorse alla Commissione Europea “una denuncia per violazione del diritto comunitario con la richiesta di un intervento urgente nei confronti del Governo italiano invitandolo a sospendere le azioni conseguenti all’entrata in vigore del provvedimento e a ritirare le norme impugnate”. Si prefigura così una guerra di contenziosi sulle sanzioni dall’esito molto incerto se non scontato in senso negativo. La possibilità di contenziosi nazionali e europei non può infatti allo stato escludersi, anche se è verosimile ritenere che l’eventuale approvazione della proposta di Direttiva sulla riduzione dei lightweight plastic carrier bags (presentata dalla Commissione in data 4.11.2013, e su cui ha già deliberato in prima lettura l’Assemblea Plenaria del Parlamento europeo in data 16.4.2014), chiuderebbe definitivamente la partita. Ma quale strada viene proposta in alternativa? Dietro le quinte si continua a parlare di additivi. Ma qui la questione si fa complicata. “ Aggiungiamo un additivo e la plastica diventa biodegradabile”. è questa la risposta? Non possiamo pensare che se c’è della plastica nell’ambiente risolviamo la questione facendo in modo che non si veda più. Si sbriciola in tanti frammenti, ma continua a esserci e anzi si rischia che finisca nella catena alimentare o venga respirata. Dunque? Difendere fino all’ultimo minuto una realtà indifendibile avendo come ragione portante la difesa del proprio ruolo? O cercare strade di sviluppo e guardare al futuro?.Al riguardo abbiamo sentito Marco Versari, Presidente di Assobioplastiche che più volte ha cercato il dialogo con CNA senza potersi confrontare. Se si intende razionalizzare e trasformare il settore, le aziende devono avere accesso alle materie prime e alle tecnologia e devono riqualificare la mano d’opera. Gli abbiamo chiesto quanti in Italia quanti hanno la capacità e/o la voglia di trasformarsi. “Noi non lo sappiamo con certezza, – ha risposto il Presidente Versari – ma come Associazione abbiamo detto alle aziende: noi ci siamo. Possiamo dare un contributo. Possiamo organizzare giornate tecniche, visite e prove. Mettiamo a disposizione la nostra conoscenza. Facciamo vedere come sono i prodotti, come si trasformano, quali sono le richieste di un mercato che cambia. Poi mettiamo tutto in rete. Vi facciamo partecipare alle gare internazionali. Quindi l’informazione e la capacità di supporto c’è. Ma la volontà di ricevere questo supporto deve nascere dalla consapevolezza che il problema esiste e che si vuole risolverlo. Se invece si sostiene che il problema non sussiste ….”. Abbiamo anche chiesto al Presidente di CNA Nazionale Daniele Vaccarino un commento sui comunicati di CNA Produzione ma non abbiamo ricevuto risposte. Peccato perché il confronto, ne siamo convinti, aiuta sempre a crescere.

Dario Tiengo