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“Sparirono 5 schede sim di Marco”. Pantani, tutti i dubbi di mamma Tonina

“Sparirono 5 schede sim di Marco”. Pantani, tutti i dubbi di mamma Tonina
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L’INTERVISTA/ “A Milano, e non solo, successero molte cose strane”. Tonina Pantani svela tutti i dubbi sugli ultimi giorni di Marco ad Affaritaliani.it

Chiamate misteriose, sim scomparse, incomprensibili spese d’albergo, depistaggi e tanto altro. Gli ultimi giorni di Marco Pantani (ricostruiti cronologicamente in un articolo di Libero) nascondono molti misteri per ora insoluti. A partire da quel periodo trascorso a Milano, poco tempo prima di quel maledetto 14 febbraio del 2004. Ora Tonina Pantani, la mamma di Marco, ripercorre i dubbi su quell’ultimo oscuro periodo in un’intervista ad Affaritaliani.it.  

Signora Pantani, partiamo dal 26 gennaio quando la manager di Marco, Manuela Ronchi, racconta che il marito andò a prenderlo perché non stava bene. Che cosa successe?

Il 26 gennaio il marito della Ronchi venne a prenderlo a Predappio con me presente. Tutte le volte che Marco non stava bene arrivavano a prenderlo e se lo portavano a casa, non perché. Tanto lei come Mingozzi, l’amico dal quale Marco era andato spesso a stare. Il 26 gennaio comunque Marco arrivò a casa e mi disse che doveva fare la valigia.

Si ricorda che cosa si portò dietro?

Sì, prese una valigia di quelle a righe, non era un trolley. Non era una valigia molto grande e dentro c’erano solo tre giubbotti e due maglioni. Io stupita gli chiesi se era tornato a casa solo per quelle poche cose, lui mi rispose che se gli sarebbero servite altre cose le avrebbe comprate. 

Secondo le testimonianze il 30 gennaio Marco parlò con il professor Ravera e rifiutò di entrare in clinica per disintossicarsi.

Io anche sta cosa qui l’ho saputa dalla Ronchi. Sono cose che dice lei, io non ho mai saputo nulla del professor Ravera.

Il 31 gennaio invece si racconta che ci fu una lite molto accesa, con lei presente, a casa della Ronchi. Che cosa successe?

Al nostro arrivo a Milano nacque una grossa discussione al termine della quale io svenni. Quando tornai dall’ospedale Marco era sparito. Tra l’altro è stato detto che io e mio marito tornammo subito a casa quella sera ma non è assolutamente vero. Ho ancora la ricevuta dell’albergo dove abbiamo dormito.

Quella sera non riuscì più a entrare in contatto con Marco?

No, la Ronchi ci disse che aveva telefonato a tutti gli alberghi e che non si trovava. Tra l’altro non aveva portato con sé il telefono quindi era irraggiungibile. Dopo anni poi sono tornata per capire dove Marco aveva alloggiato e ho visto che l’hotel si trovava vicino all’ufficio della Ronchi.

Vista la discrepanza nelle ricevute di pagamento dell’hotel (132 euro per i primi giorni, 180 per i successivi) crede che qualcuno possa aver alloggiato con lui?

Non lo so, l’ho pensato subito anche io quando ho visto quelle ricevute e ho notato subito che il pagamento non era uguale per tutti i giorni.

Poi lei non sentì più Marco?

No, non l’ho più sentito. Ci telefonò la sua manager mentre eravamo a pranzo per dirci di firmare un fax per mandare il dottore a comprargli delle medicine. La cosa mi stupì perché Marco non era uno che prendeva delle medicine. Invece qui hanno detto che aveva persino mandato uno che lavorava nell’hotel a comprargli le medicine, cosa che il portiere dell’albergo mi ha poi smentito.

L’8 febbraio però risulta che da una delle schede di Marco partì una chiamata verso di lei…

La storia del telefonino mi ha messo molti, molti dubbi. A me Marco non mandò nessun messaggio, magari l’avesse fatto. Come faceva a chiamarmi se non aveva dietro il telefono?  Nell’ultimo periodo Marco abitava a Predappio dall’amico che aveva chiesto a mio marito un telefono per tenerlo sotto controllo. L’amico poi fece intendere che Marco si era suicidato e non venne al funerale. Mi ricordo che mi chiese di guardare il telefono di Marco e dopo un po’ me lo diede indietro. Un’altra cosa strana è che sparirono da casa non tre, ma cinque schede telefoniche che appartenevano a Marco. E penso che da una scheda telefonica si possano capire molte cose, anche perché Marco usava molto il telefono.

Le sembra che ora le indagini stiano andando nella direzione giusta?

Guardi, non lo so. Purtroppo mio figlio non me lo dà indietro più nessuno, io spero solo si possa arrivare alla verità anche per evitare che altre cose brutte come quella successa a lui non succedano più a nessuno.