di Raffaele Grassi,
consigliere comunale e tassista
Dichiarata la morte cerebrale per Alfredo Famoso, il collega e amico taxista che appena domenica sera è stato aggredito da un passante dopo un diverbio per una mancata precedenza.
Uno strazio durato nemmeno 48 ore e che proprio per questo acuisce il disarmo e l’incredulità di chi lo ha visto in vita e lo ha avuto vicino nelle ore precedenti la tragedia.
Da taxista e presidente del S.A.Ta.M./C.N.A. dico che la professionalità, il nostro lavoro e il nostro apporto al funzionamento della città, al servizio dei cittadini, esercitato quotidianamente vengono poco considerate, mentre si evidenziano con enfasi spropositata i rari episodi scorretti.
Partecipazione profonda e commossa all’immane dolore che ha colpito la famiglia, e vicinanza allo smarrimento del figlio che svolge lo stesso lavoro con la stessa autovettura.
Sentimenti dal gusto amaro per un episodio già vissuto e non ancora metabolizzato e rabbia, tanta rabbia sopita perché si era creduto nel sacrificio di Luca Massari, l’altro collega che ha perso la vita in una vicenda dai risvolti analoghi, e si era sperato fortemente che Luca non fosse morto invano.
In un momento in cui la categoria è bistrattata e additata come la lobby che tiene in ostaggio le città, ecco che la morte violenta e inaudita di due brave persone diviene l’astruso paradosso di due lavoratori in servizio che, per motivi banalissimi che troppo spesso sfociano in tragiche risse, non faranno mai più ritorno a casa.
